UK, l'industria chiede un freno per legge ai profitti del 'secondary ticketing'

Sempre più preoccupati e irritati dal dilagare del secondary ticketing (la rivendita online autorizzata di biglietti per eventi e spettacoli), promoter e manager inglesi incontrano oggi il ministro britannico della Cultura Jeremy Hunt: obiettivo, convincere il Governo a proporre una norma di legge che non consenta di rivendere i tagliandi a un prezzo che superi del 10 per cento il valore nominale.
"I fan vengono sfruttati e sono trattati in modo terribile", ha dichiarato al Times il manager dei Muse Anthony Addis, mentre quello degli Iron Maiden, Ron Smallwood, si pone una domanda retorica: "Chi ci guadagna, dallo smercio dei biglietti sui siti di rivendita? Non l'artista, né chi organizza l'evento. Non ci guadagna il Fisco, e certamente neanche i fan".
Il deputato Mike Weatherley, che appoggia la proposta di manager e organizzatori, ha spiegato al Times che "quel che ci preme è bloccare coloro che acquistano biglietti a scopo speculativo per ricavarne un profitto". Mentre, sempre sulle colonne del quotidiano inglese, il direttore di Viagogo Edward Parkinson si difende sostenendo che sul suo sito il 50 per cento circa dei biglietti vengono venduti alla pari o al di sotto del prezzo nominale, mentre il resto viene ceduto applicando un margine compreso tra il 15 e il 20 per cento. "Mettere un tappo ai prezzi è un'iniziativa potenzialmente meritevole ma destinata al fallimento", secondo Parkinson. "Il fatto è che non si possono disciplinare i bagarini, che continuerebbero a richiedere i prezzi che vogliono. Il risultato sarebbe semplicemente di incrementare il numero di biglietti venduti al mercato nero nei pub, nei club o nei parcheggi, minando tutto il lavoro che abbiamo fatto finora per portare sicurezza al mercato".
 

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