EMI-BMG: ancora in corsa, ma le chance si riducono

Cinque mesi di meeting, fitte trattative e incontri al vertice non hanno ancora risolto i dubbi sulle sorti della possibile fusione tra la major britannica e la casa discografica del gruppo tedesco Bertelsmann: le parti in causa sembrano ancora pienamente intenzionate a portare avanti il progetto, ma le possibilità di condurre in porto l’operazione sembrano assottigliarsi di giorno in giorno per effetto degli ostacoli frapposti dagli organi antitrust. Le autorità europee per la tutela della concorrenza, che per gli stessi motivi avevano già bloccato il progetto di “merger” tra EMI e la statunitense Warner Music (vedi news), sembrano ancora preoccupate dalla possibilità che la riduzione da cinque a quattro dei grandi gruppi discografici possa avere effetti deleteri sulla concorrenza e di riflesso sui consumatori di musica, tanto che molti osservatori del mercato ritengono improbabile un mutamento di rotta, a meno di sostanziose concessioni da parte delle due major. Continua invece a mostrare incrollabile ottimismo l’amministratore delegato di Bertelsmann, Thomas Middelhoff, che in un’intervista concessa martedì scorso, 24 aprile, all’agenzia Reuters si è detto convinto che gli ultimi eventi occorsi sul mercato dei media abbiano trasformato radicalmente le prospettive e i criteri di valutazione applicabili alla questione. “Dall’inizio dell’anno scorso”, ha detto Middelhoff, “molte cose sono cambiate, con la creazione di AOL Time Warner, Vivendi Universal, MusicNet e Duet. C’è da chiedersi se in questo contesto abbia ancora senso preoccuparsi dell’esistenza o no di una quinta major”. Nella stessa intervista, Middelhoff ha assicurato che entrambe le compagnie restano determinate a condurre a buon fine l’operazione, e che un accordo in merito è già stato raggiunto nell’ottobre scorso. Resterebbero da definire, appunto, solo le misure da adottare per evitare che le autorità antitrust oppongano un nuovo rifiuto, danneggiando ulteriormente l’immagine e le quotazioni in Borsa della EMI (le cui azioni sono calate ancora nei giorni scorsi, per effetto delle nuove voci e dei timori che l’antitrust dia un altro stop). Stando al britannico Times, però, l’atteggiamento dei vertici EMI in merito alla fusione non sarebbe concorde, e si starebbe verificando una spaccatura all’interno del suo consiglio di amministrazione: mentre il numero uno del gruppo, Eric Nicoli, sembra intenzionato a perseguire il progetto a dispetto del rischio di una nuova bocciatura, il responsabile della divisione musicale Ken Berry sarebbe per l’adozione di un atteggiamento più prudente, che tenga la casa discografica al riparo da altre possibili scottature.
    Cinque mesi di meeting, fitte trattative e incontri al vertice non hanno ancora risolto i dubbi sulle sorti della possibile fusione tra la major britannica e la casa discografica del gruppo tedesco Bertelsmann: le parti in causa sembrano ancora pienamente intenzionate a portare avanti il progetto, ma le possibilità di condurre in porto l’operazione sembrano assottigliarsi di giorno in giorno per effetto degli ostacoli frapposti dagli organi antitrust. Le autorità europee per la tutela della concorrenza, che per gli stessi motivi avevano già bloccato il progetto di “merger” tra EMI e la statunitense Warner Music (vedi news), sembrano ancora preoccupate dalla possibilità che la riduzione da cinque a quattro dei grandi gruppi discografici possa avere effetti deleteri sulla concorrenza e di riflesso sui consumatori di musica, tanto che molti osservatori del mercato ritengono improbabile un mutamento di rotta, a meno di sostanziose concessioni da parte delle due major. Continua invece a mostrare incrollabile ottimismo l’amministratore delegato di Bertelsmann, Thomas Middelhoff, che in un’intervista concessa martedì scorso, 24 aprile, all’agenzia Reuters si è detto convinto che gli ultimi eventi occorsi sul mercato dei media abbiano trasformato radicalmente le prospettive e i criteri di valutazione applicabili alla questione. “Dall’inizio dell’anno scorso”, ha detto Middelhoff, “molte cose sono cambiate, con la creazione di AOL Time Warner, Vivendi Universal, MusicNet e Duet. C’è da chiedersi se in questo contesto abbia ancora senso preoccuparsi dell’esistenza o no di una quinta major”. Nella stessa intervista, Middelhoff ha assicurato che entrambe le compagnie restano determinate a condurre a buon fine l’operazione, e che un accordo in merito è già stato raggiunto nell’ottobre scorso. Resterebbero da definire, appunto, solo le misure da adottare per evitare che le autorità antitrust oppongano un nuovo rifiuto, danneggiando ulteriormente l’immagine e le quotazioni in Borsa della EMI (le cui azioni sono calate ancora nei giorni scorsi, per effetto delle nuove voci e dei timori che l’antitrust dia un altro stop). Stando al britannico Times, però, l’atteggiamento dei vertici EMI in merito alla fusione non sarebbe concorde, e si starebbe verificando una spaccatura all’interno del suo consiglio di amministrazione: mentre il numero uno del gruppo, Eric Nicoli, sembra intenzionato a perseguire il progetto a dispetto del rischio di una nuova bocciatura, il responsabile della divisione musicale Ken Berry sarebbe per l’adozione di un atteggiamento più prudente, che tenga la casa discografica al riparo da altre possibili scottature.
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