Oasis a Milano, Forum strapieno: la recensione del concerto di domenica sera

Oasis a Milano, Forum strapieno: la recensione del concerto di domenica sera

"Be here now". Mai messaggio fu altrettanto chiaro: basta menate sui battibecchi con le fidanzate, sulla droga, sulle clonazioni beatlesiane eccetera. "Be here now", dicono gli Oasis, questo è oggi il rock, che vi piaccia o no; e chi ha intorno a vent'anni deve esserci. Con "Be here now" è iniziato il concerto di Milano, il secondo del loro mini-tour italiano (stasera, lunedì 17 novembre, si replica, sempre al Forum di Assago).
Impatto sonoro abbastanza possente, chitarre inaspettatamente distorte a sostenere la voce lievemente monotona di Liam Gallagher, che, mani dietro la schiena, la testa inclinata all'indietro per quasi tutto il concerto, in una posa che curiosamente ricorda quella di Arlecchino, si rivela lontanissimo dall'immagine classica dei "frontman" del rock. Il pubblico (15.000 persone, Forum strapieno) era però più che disposto a farsi infiammare, con Union Jack sventolanti in platea e striscioni con scritto "MODS". Il richiamo alla Swingin' England è suggerito anche dall'allestimento del palco: la batteria è montata sopra il davanti di una Rolls Royce; una cabina del telefono rossa campeggia (storta) in mezzo alla scena, un orologio che gira vorticosamente all’indietro incombe enorme sul bancone di un "pub". L'insieme sembra dipinto da Salvador Dalì: poi l'orologio si ferma (sulle 9) e parte "Stay Young", seguita da "Stand by me" e "Supersonic". Ma il concerto entra davvero nella fase calda con "Some might say", cui fa seguito "Roll with it": il Forum trema a causa della gente che salta.
"D'you know what I mean" calma un po' le acque, e Liam se ne va a fare un giro mentre Noel canta "Magic pie" e "Don't look back in anger", molto apprezzata. Il minore dei due fratelli torna in scena per "Don't go away"; ogni tanto lancia il tamburello in aria, senza preoccuparsi di riprenderlo con qualche bel gesto atletico alla Roger Daltrey: dove cade cade, chi se ne frega. I due fratelli chiacchierano anche tra loro e col pubblico, ma il loro "cockney" è terribilmente ostico alle orecchie pur allenate di chi scrive; unico momento comprensibile, quando Liam guarda Noel e gli dice: "Ora non ci sarà mica quella tua fottuta canzone?" Il fratello maggiore, ironico, gli risponde: "E' dedicata a te, signor rubacuori". E parte "Wonderwall", che lascia completamente spiazzata la gente, probabilmente pronta a lanciarsi in un'unica accendinata: è una versione ruvidissima, priva di violini e con chitarra ancora più distorta. La fase finale del concerto è quella meno efficace: in "Live forever", "It's gettin' better man" e "All around the world", che chiude il concerto, Noel Gallagher dà sfogo a tutta la sua voglia di psichedelia, ma il risultato è piuttosto statico, quasi quanto i cinque Oasis sul palco: solo ogni tanto Liam fa una breve passeggiata in cerchio oppure si siede per terra. Ma le concessioni allo spettacolo, fatta salva la scenografia e il notevole dispendio di luci, sono pochissime, anche dal punto di vista musicale. La realtà è che gli Oasis si tengono assai lontani dal genere "e ora cantiamo tutti assieme" così come da quello "e ora battete le mani". I cinque di Manchester riescono a fare gli "antipatici" anche col proprio pubblico, rimanendo fedeli a se stessi. La sensazione è che gli Oasis non facciano neanche apposta a somigliare ai Beatles (versante Lennon, notoriamente): la matrice è proprio quella, e Noel Gallagher è un hooligan dal cuore ispirato quanto lo era il teddy boy di Liverpool. A proposito di ispirazione, è nel secondo bis, la irrinunciabile "Champagne Supernova", che Noel mette tutto se stesso: la versione eseguita al Forum, lunga più di dieci minuti e tiratissima, è quanto di più vicino a un classico del rock ci sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. Sullo sfondo cosmico di un manto di stelle, Noel si lancia in un assolo e una "fuga" rabbiosi e ben sorretti dalla base ritmica di Alan White e Paul McGuigan, che evidentemente hanno fatto palestra negli ultimi tempi. Il concerto si chiude con "Acquiescence", e un "Grazie, arrivederci" che sembrava sentito, visto il calore del pubblico, che ha molto apprezzato anche i Seahorses apripista e Paola & Chiara, sedute in tribuna a fianco di Enrico Silvestrin e inaspettatamente sommerse dalle richieste di autografi e foto (nonostante i diti medi dei più "puri e duri"). Gli Oasis lasciano il palco mentre uno sgradevolissimo (e certamente "volontario") fischio da effetto Larsen assorda gli spettatori, e salgono le note di Give peace a chance", quasi uno sberleffo ai giornalisti che invariabilmente citeranno i Beatles nei loro articoli...

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