Crollano le vendite di singoli nel mondo: l'industria dà la colpa a Napster

L’IFPI, la federazione mondiale dell’industria musicale, non ha dubbi: il 2000 si è chiuso nel segno di Napster. Nel senso che lo scorso anno, per la prima volta, l’uso dei siti Web che offrono la possibilità di consumare e scambiarsi musica gratis in rete sembra avere assestato un duro colpo ai fatturati discografici e in particolare alle vendite dei brani pubblicati come singoli. Dunque l’associazione dei discografici ribalta ancora una volta la tesi sostenuta da Napster, secondo cui il suo servizio di “file sharing” stimolerebbe l’acquisto di musica, mettendo sul piatto della bilancia le cifre relative allo scorso anno, raccolte in 70 paesi attraverso 1400 compagnie discografiche associate: da questi dati risulta che il crollo dei singoli è stato particolarmente drammatico negli Stati Uniti (- 46 %), cioè nel paese dove risiede il maggior numero di utenti di Napster e di servizi affini che consentono il download gratuito, mentre il calo è stato più contenuto (14,3 %, da 438,8 a 376 milioni di pezzi) a livello mondiale. Negli USA, che assorbono tuttora quasi il 40 % delle vendite complessive di prodotti musicali, il tonfo dei singoli, insieme con il peggioramento delle condizioni economiche generali, ha finito per schiacciare il mercato riducendo dell’1,5 % il fatturato globale (14,04 miliardi di dollari) e del 4,7 % il numero dei pezzi venduti. Meglio sono andate le cose in Europa, dove il giro d’affari complessivo è cresciuto dell’1,4 % a 11,18 miliardi di dollari (con un picco del 3,8 % in Gran Bretagna), nonostante il boom dei CD-R abbia intaccato le vendite in paesi come Germania (dove 100 milioni di CD registrabili, secondo le stime dell’industria, sono stati utilizzati per copiare musica), Francia (200 milioni di CD-R venduti) e Italia (dove le vendite di CD-R sono cresciute del 300 %). La pirateria tradizionale, che resta a livelli allarmanti nel nostro paese, ha anche bruscamente ridotto le vendite di prodotti legali nei paesi asiatici e nell’America latina. Il mercato mondiale della musica registrata ha subìto di conseguenza una flessione dell’1,3 %, a 36,9 miliardi di dollari e 3 miliardi e mezzo di unità vendute, nonostante la buona tenuta degli album, cresciuti del 2,5 % a 2 milardi e mezzo di pezzi. Tutta colpa di Napster, di Internet e dei pirati? E con quali prospettive per il futuro? Il dibattito resta aperto.
Dall'archivio di Rockol - La dura vita della star: quando chi sta sul palco diventa un bersaglio
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