NEWS   |   Industria / 18/11/2011

Itsright: 'La tutela dei diritti connessi è un libero mercato'

Itsright: 'La tutela dei diritti connessi è un libero mercato'

Mentre il nuovo IMAIE, sorto sulle ceneri dell'ente mutualistico dichiarato estinto per decreto prefettizio nel maggio del 2009, prende faticosamente forma sotto la tutela di ben quattro ministeri, una nuova organizzazione privata si profila come alternativa nello spazio rimasto vacante della tutela dei diritti "connessi" dovuti agli artisti per l'uso pubblico delle loro registrazioni. Siccome a dirigerla è Gianluigi Chiodaroli, già vicepresidente EMI e per dieci anni a capo del consorzio fonografici SCF, vien la tentazione di prendere a prestito il linguaggio in uso in questi giorni: immaginando un governo "tecnico" contrapposto a un governo "politico", Itsright come un anti IMAIE. "Ma noi non siamo contro nessuno", spiega Chiodaroli a Rockol. "Riteniamo però che ci sia spazio per proposte concorrenziali, in base al principio di libera iniziativa economica privata sancito dalla Costituzione e a quanto segnalato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato a proposito della facoltà dell'artista di decidere liberamente a quale intermediario affidare eventualmente la tutela dei suoi diritti (su questi temi sono state presentate due interrogazioni parlamentari, una risalente al 21 luglio e l'altra al 3 ottobre 2011). L'artista non ha bisogno di tutori; e l'IMAIE, vecchio e nuovo, non può arrogarsi il diritto di esercitare un monopolio. Vige, in Italia, un modello pluralista, come certifica l'affidamento della tutela dei diritti dei discografici a diverse organizzazioni tra loro in competizione, AFI, SCF e Audiocoop. Ed è a questi principi di liberalismo economico che noi ci richiamiamo".

Anche se solo la settimana scorsa si è presentata ufficialmente in pubblico con il lancio di un sito Internet (Itsright.it), la società in realtà è nata l'anno scorso: "A metà del 2010", ricorda Chiodaroli, "ho iniziato a sondare il mercato. E ho percepito che esisteva uno spazio, non ancora sufficientemente presidiato, in cui far convivere le mie passioni e competenze professionali: musica, diritto ed economia. L'ho verificato prendendo contatti con la comunità artistica così come con le organizzazioni straniere di collecting, che con il fallimento del vecchio IMAIE e nell' incertezza legata all'evoluzione del suo successore vivono un 'problema Italia', per quanto riguarda la raccolta dei diritti".

La proposta di Itsright, ammette Chiodaroli, è stata accolta con scetticismo dagli interlocutori discografici, abituati a considerare l'IMAIE come unico referente per quanto riguarda la controparte artistica (risulta infatti già firmato un accordo quadro tra il nuovo istituto e SCF).. "Resta il fatto", aggiunge, "che oggi un discografico che si ponga il problema di come remunerare i propri artisti nel modo più corretto, trasparente e rapido possibile, sa di avere un'alternativa a disposizione". Un modello di business che Chiodaroli confida essere vincente: "Siamo una società, non un'associazione. E questo ci permette di concentrarci sulla qualità del servizio, svincolati dalle rappresentanze di interessi corporativi che rischiano di diventare un alibi - come è successo in passato - per una minore attenzione alla professionalità ed economicità della gestione. La nostra natura giuridica comporta anche un'altra conseguenza importante: la percentuale della nostra commissione viene concordata preventivamente, e siamo noi ad assumerci il rischio d'impresa in caso di incassi non adeguati" (è il tema caldo, quello dell'aggio e del rapporto costi/ricavi, che ha portato recentemente nella tempesta SCF). "Poi, rispetto all'IMAIE, ci sono anche altri punti di differenziazione", aggiunge Chiodaroli. "Abbiamo voluto evitare qualsiasi confusione tra diverse categorie di interpreti, attori e cantanti/musicisti: le problematiche sono diverse, e noi ci occupiamo solo della tutela dei secondi. Dal momento che oggi molti artisti sono proprietari delle matrici e rivestono il ruolo di produttori di se stessi, poi, Itsright ha deciso di proporsi come mandataria anche ai produttori discografici: con l'unico vincolo, in questo caso, di assumere la rappresentanza tanto del 'lato a' che del 'lato b' del diritto connesso".

La raccolta dei primi mandati è stata preceduta da un lungo lavoro preparatorio: "Prima di mettersi a produrre tessuti, un'azienda deve attrezzarsi di telai", spiega Chiodaroli. "Fuor di metafora: abbiamo dovuto dotarci di una robusta banca dati e di un sistema informatico altrettanto robusto che fosse in grado di gestirla. Per farlo ci siamo dati un'occhiata intorno, in Europa: abbiamo così deciso di rivolgerci alla Spagna, che in tema di diritti connessi è dieci anni avanti a noi, firmando un accordo di licenza software con l'AIE, la loro agenzia di collecting artistico. Il rapporto è poi naturalmente evoluto in una forma di collaborazione più ampia. Noi forniamo assistenza agli spagnoli nella tutela dei diritti maturati sul nostro territorio, loro faranno altrettanto per gli artisti italiani che rappresenteremo. Non solo in Spagna, ma anche nei Paesi dell'Est europeo e dell'America Latina. Gli studi di settore che abbiamo effettuato prima di metterci in azione ci dicono che i diritti connessi degli artisti, nel mondo, valgono all'incirca 500 milioni di euro. Di questi, 480 milioni circa verrebbero generati all'estero, ed è ovvio che una quota parte spetterebbe anche agli artisti italiani. Ecco perché abbiamo creato Itsright in un'ottica di mercato internazionale, non solo italiano".

Il punto critico, il "nervo scoperto" dell'intero processo - oggi che sul fronte dei contratti con gli utilizzatori (broadcaster, pubblici esercizi, produttori di hardware e supporti) la strada è in gran parte stata aperta dal lavoro di SCF e SIAE (con cui Itsright ha preso accordi per la raccolta dei diritti da copia privata), consiste nella ripartizione: "Una fase che i non addetti ai lavori considerano spesso di carattere meramente burocratico e amministrativo, mentre si tratta di un'attività complessa: una volta intercettata un'utilizzazione del repertorio tutelato e incassato il relativo compenso, è necessario un archivio dati che consenta di abbinarlo istantaneamente e correttamente agli aventi diritto. Le case discografiche, nel mondo, sono migliaia. Gli artisti sono milioni, sparsi un po' ovunque. E tutti, sia pure in forme e modalità diverse, devono essere retribuiti: non solo interpreti ed esecutori principali ma anche direttori d'orchestra, orchestrali, turnisti. Il nostro compito è erogare nel loro interesse un servizio che nessuno avrebbe modo o convenienza economica a svolgere per conto proprio".