Anteprima Rockol:
ecco ‘Amnesiac’, nuovo disco dei Radiohead

Anteprima Rockol: ecco ‘Amnesiac’, nuovo disco dei Radiohead
“Amnesiac” o “Kid B”? Il gioco di parole è fin troppo facile e ce lo perdonerete. Rockol ha scovato in rete il nuovo disco dei Radiohead, e le prime impressioni sono che non si tratti del ‘disco commerciale” che qualcuno aveva annunciato, ma della logica prosecuzione dell’acclamato/discusso “Kid A”.
Dopo una serie di falsi allarmi e anteprime parziali di alcuni brani, di cui vi abbiamo reso abbondantemente conto, il disco è ora interamente disponibile su Internet. Non solo su Napster, ma anche all’interno di fan-site come “At Ease”, (http://www.ateaseweb.com/news.htm). La pagina succitata contiene gli MP3 di tutte le canzoni, nonché testi e commenti.
La prima traccia la dice lunga su come procede il disco: “Packt like sardines in a crushed tin box” è un brano elettronico alla “Idioteque”, con ritornello accattivante. Segue “Pyramid song” , già ampiamente disponibile in rete da tempo: una ballata ipnotica basata su piano e archi: una delle cose più belle mai fatte dai Radiohead. La prima sorpresa arriva con “Pulk pull revolving doors”, brano stralunato basato solo su percussioni elettroniche e voce filtrata, sullo stile di “Kid A” e “Fitter/Happier”. “You and whose army?” è un altro brano conosciuto: una ballatta sussurrata, che ricorda vagamente “Karma police”, con una bella apertura finale. “I might be wrong” è il brano più rock della raccolta: basato su un ripetitivo riff di chitarra elettrica, accompagnato da una batteria elettronica, con una pausa verso la fine che spezza la tensione. “Knives out” è una canzone molto nota, una delle prime svelate dal gruppo in webcast e concerti. La versione di “Amnesiac” è molto simile a quelle già conosciute: chitarre in bella evidenza, melodia vocale, ritornello che recita “I want you to know/I’m not coming back”; quanto di più simile allo stereotipo Radiohead c’è in questo disco. “Morning bell/Amnesiac” è una nuova versione del brano già presente su “Kid A”: cambia l’arrangiamento, basato su chitarre acustiche ed effetti “space”. “Dollars and cents” è un brano claustrofobico dall’incidere irregolare, con archi e una chitarra appena accennata, su cui domina la voce di Yorke. “Hunting bears” è un bizzarro strumentale basato su arpeggi di chitarra quasi ambient; segue “Like spinning plates”, il pezzo più sperimentale del disco: base elettronica, suoni in reverse, ritmo irregolare e voce filtrata. Chiude “Life in a glass house”, il capolavoro del disco: una ballata per piano e fiati jazz, una sorta di “Radiohead a New Orleans”, logico completamento dell’altrettanto nera ma più veloce “The national anthem” su “Kid A”.
Ad un primo ascolto, effettivamente il disco contiene canzoni più dirette del suo predecessore, e segna un ritorno delle chitarre (quasi assenti su “Kid A”); almeno da questo punto di vista è più accessibile di “Kid A”. Ma Thom Yorke e soci non hanno perso la voglia di sperimentare, come dimostra l’ancora largo uso di elettronica, effettistica e l’inclusione di brani strumentali e/o con la voce filtrata. Insomma, chi si aspettava un “The bends 2” o un “Ok computer 2” rimarrà deluso. “Amnesiac” è un disco concepito insieme a “Kid A”: questo lo si coglie fin dal primo ascolto. Come “Kid A” è un disco che richiede molta attenzione e diversi ascolti prima di essere compreso. Da questo punto di vista che il disco, la cui uscita è prevista solo per il 4 giugno prossimo, sia stato fatto circolare con così tanto anticipo non pare un caso.
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