Processo per la morte di Michael Jackson, il medico Conrad Murray in prigione

Processo per la morte di Michael Jackson, il medico Conrad Murray in prigione

Conrad Murray, che come da poco riportato da Rockol è stato giudicato colpevole per la morte di Michael Jackson al termine di sei settimane di udienze presso la Superior Court di Los Angeles, è stato condotto fuori dall'aula in manette e portato in prigione. Il medico personale del Re del Pop, ultima persona a vedere vivo il cantante, dovrà attendere in cella il prossimo 29 novembre, quando una nuova udienza stabilirà l'esatto ammontare della pena che potrebbe giungere a quattro anni di reclusione. "Questo è un reato", ha detto il giudice Michael Pastor, "in cui il risultato finale è stato la morte di un essere umano". Il verdetto è arrivato dopo quasi dieci ore di camera di consiglio. Alla lettura (le parole esatte: “Superior court of California, Los Angeles County, the people of the state of California plaintiff versus Conrad Robert Murray, defendant. We the jury in the above mentioned actions, find the defendant guilty of the crime of involuntary manslaughter”), come riporta "People", La Toya Jackson ha esclamato: "Sì!". Katherine Jackson, madre dello scomparso artista, si è asciugata una lacrima. Nelle ultime battute del processo, prima che i giurati si ritirassero, Murray era stato definito medico inetto e pasticcione, negligente e distratto per l'accusa. Da scagionare perché è innocente e perché il cantante probabilmente si somministrò da solo la dose finale e fatale di Propofol, per la difesa. "L'accusa deve dimostrare che il dottor Murray ha effettivamente ucciso Michael Jackson", aveva detto l'avvocato Ed Chernoff. Per l'accusa aveva parlato l'avvocato David Walgren. Nell'arringa finale il legale aveva confutato la tesi dell'autosomministrazione di Propofol, definendo lo scenario proposto dalla difesa come "scienza-spazzatura". Per Walgren il medico aveva abbandonato Jackson nel momento del bisogno, aveva telefonato in ritardo al numero d'emergenza 911 e non aveva riferito al personale medico poi intervenuto d'aver dato al Re del Pop del Propofol. Murray insomma aveva violato la fiducia tra medico e paziente "e per questo Jackson ha pagato con la vita". Fuori dall'aula, riporta la CNN, i fan dell'artista, dopo qualche grido di "colpevole!", si sono uniti per scandire le parole "giustizia, giustizia". Tra le centinaia di ammiratori di Jackson alcuni avevano con sé cartelloni artigianali. Uno recitava "Murray, brucia all'inferno", un altro "Michael, ci manchi". Katherine e Joe Jackson, i genitori dell'artista, hanno detto a TMZ: "Finalmente giustizia è stata fatta. Da molto tempo aspettavamo questo momento e in aula non siamo riusciti a trattenere lacrime di gioia. Anche se nulla ci potrà riportare nostro figlio, giustizia è stata fatta. Adesso non vediamo l'ora d'andare a casa per condividere questa giornata con i bambini di Michael".
 

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