Viva si presenta a Milano: 'siamo qui per battere MTV'

Dopo mesi di supposizioni, ipotesi e indiscrezioni, di presenza invisibile ma palpabile sulla scena italiana, i nomi e i volti di VivaItaly, partnership tra l'emittente musicale tedesca e Rete A, si materializzano finalmente nella conferenza stampa che segna oggi, venerdì 6 aprile, il lancio ufficiale del nuovo canale (il battesimo nell'etere è fissato invece per il 1° maggio prossimo, vedi news). Davanti ai giornalisti convocati in un locale milanese, i vertici di Rete A e di Viva (presente il numero uno della compagnia tedesca, Dieter Gorny) svelano palinsesto e contenuti del nuovo canale, pur non fornendo ancora dettagli relativamente allo spazio che verrà dedicato dalla nuova emittente alla musica italiana e agli artisti emergenti.
Il “promo” trasmesso nel corso dell'incontro con la stampa non chiarisce ancora in cosa Viva si differenzierà dallo storico concorrente. Il target giovanile, più o meno identico a quello di MTV, sembra imporre scelte in gran parte analoghe a quelle del network di casa Viacom (e ora TMC): veejay giovanissimi (anche più giovani, a prima vista: sono cinque i fortunati già selezionati dall'ufficio casting della rete); ritmo, fragore e colori accesi, programmi che oltrepassano i confini musicali per tracimare nel mondo della moda, dello sport, degli stili di vita e delle nuove tendenze; “interattività” con il giovane pubblico stimolata a colpi di messaggi sms, fax e e-mail.
Differenza apparente, una impaginazione e una grafica (volutamente) più semplice, più colorata, più “familiare”, che rammenta quelle dei periodici per adolescenti dedicati ai divi del cinema e della musica.
Ma veniamo al palinsesto: con Eddi Berni (Clip Television) nel ruolo di direttore dei programmi, il 70 % delle produzioni verrà realizzato in Italia, mentre il restante 30 % sarà confezionato nel quartier generale dell'emittente a Colonia; il menù proporrà programmi a cadenza quotidiana e a base di videoclip, richieste del pubblico, interviste, esibizioni live, con spazi speciali dedicati alla musica italiana (lo show “Vivace”, in onda tutti i giorni dalle 13 alle 14 e in replica dalle 20 alle 21) e a quella latina (quest'ultimo un format già realizzato in Germania). “Gli investimenti produttivi toccheranno i 150 miliardi in tre anni, mentre la raccolta pubblicitaria dovrà essere superiore a questa cifra”, si lascia scappare Alberto Peruzzo, proprietario di Rete A. Più ciarliero Gorny che, raggiunto da Rockol dopo la conferenza stampa, assicura l'impegno del canale nel promuovere la musica locale, anche quella meno “mainstream” e più alternativa. “I programmi basati sulle chart occuperanno il prime time perché sono quelli richiesti dalla maggioranza del pubblico. Ma è nostra tradizione dare spazio alle proposte nuove e meno commerciali, che contribuiscono a rafforzare l'immagine e il profilo della rete. In Germania, da quando abbiamo iniziato a trasmettere otto anni fa, la quota del prodotto nazionale sul totale delle vendite discografiche è cresciuta dal 20 al 50 %: e siamo convinti di avere giocato un ruolo importante in questa evoluzione”. “Siamo selettivi perché la qualità è importante”, continua Gorny, “ma nei confronti dell'industria discografica abbiamo un atteggiamento molto più collaborativo e aperto di MTV” (anche perché il canale è stato fondato dalle case discografiche, e anche dopo la recente quotazione in Borsa le filiali tedesche di Warner Music, Universal ed EMI, più l'indipendente Edel controllano complessivamente il 68,8 % del capitale, ndr). Ancora l'emittente americana come termine imprescindibile di riferimento, dunque. Gorny lo ribadisce con orgoglio, quasi con spavalderia: “Sono rimasti scottati, da quando nel '94 li abbiamo superati negli ascolti in Germania, il terzo mercato discografico del mondo. Da allora ci considerano l'unico vero concorrente a livello internazionale, e ne hanno motivo. Anche in Italia vogliamo diventare i numeri uno: siamo avvantaggiati da una copertura del territorio che supera di oltre un milione e mezzo quella del nostro concorrente (quasi 42,9 milioni contro 41,3, secondo i dati presentati in conferenza stampa, ndr)”.
Un confronto continuo, quasi ossessivo, quello tra i due colossi della videomusica, che Gorny sembra ricercare con insistenza: “I nostri obiettivi di share? Sinceramente, calcoli precisi non ne abbiamo ancora fatti. Quel che ci interessa è fare più di loro”. Dove “loro”, naturalmente, sono ancora una volta gli arci-rivali oggi alleati di Telemontecarlo.
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