'Major pronte ad abbandonare il cd nel 2012': lo scrive il Webmagazine Side-Line

Il cd ha davvero i giorni contati. Tanto che le major discografiche starebbero progettando di interromperne la produzione entro la fine del 2012. Lo sostiene Side-Line, music magazine pubblicato online e specializzato in musica elettronica: stando alle indiscrezioni raccolte dalla testata (e che Universal, Sony Music, Warner Music ed EMI si guardano bene dal confermare o commentare) il piano "segreto" dell'industria prevederebbe la sostituzione pressoché totale e in tempi brevi dei compact disc con la musica in streaming e in download distribuita attraverso piattaforme come Spotify e iTunes. La produzione di supporti "fisici" resterebbe conseguentemente confinata alle costose edizioni limitate e deluxe destinate al pubblico dei fan e dei collezionisti (e che in effetti proliferano già sul mercato: basti ricordare le nuove ristampe di "Nevermind" dei Nirvana, di "Achtung baby" degli U2, di "The dark side of the moon" e "Wish you were here" dei Pink Floyd,  di "Aqualung" dei Jethro Tull, di "Quadrophenia" degli Who, l'operazione di recupero di "Smile" dei Beach Boys e i packaging speciali di dischi nuovi come "Lulu" di Lou Reed e Metallica). A presidiare questo segmento di mercato, con la scomparsa progressiva dei negozi indipendenti, resterebbe secondo Side-Line soprattutto l'emporio online di Amazon.

Plausibile? Secondo il caporedattore di Side-Line, Bernard Van Isacker, i cd standard sono destinati a scomparire in breve perché, a fronte dei costi di distribuzione e di stoccaggio, non garantiscono più abbastanza plusvalore alle case discografiche. D'altra parte va ricordato che, a dispetto dei tassi di incremento, i ricavi generati dalla musica digitale non sono ancora tali compensare le perdite causate dal declino dei supporti fisici; e che da recenti ricerche, anche nel mercato discografico più importante ed evoluto del mondo, gli Stati Uniti, la metà degli appassionati continua a comprare musica esclusivamente sotto forma di cd. Stante questa situazione, sembra improbabile che l'industria musicale sia pronta ad abbandonare la nave prima che stia definitivamente affondando. Senza contare che un'eventuale cessazione repentina della produzione da parte delle case discografiche verrebbe molto probabilmente censurata dagli organi preposti alla tutela del mercato e dei consumatori.

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