Hank Barry (Napster): 'Una royalty fissa per la musica su Internet'

Intervenendo martedì 3 aprile all’udienza su musica digitale e pirateria convocata dalla commissione giustizia del Senato americano, l’amministratore delegato della Web company californiana ha invocato l’introduzione di una norma che fissi per legge l’ammontare del compenso da corrispondere ad autori, artisti e produttori discografici ogni volta che le loro opere musicali sono utilizzate o acquistate in rete. Secondo Barry, “Internet ha bisogno di soluzioni semplici e universali, simili a quelle che hanno consentito alle radio di prosperare. Al contrario, ciò di cui non abbiamo bisogno sono altri dieci anni di litigi”. Di parere analogo anche Don Henley, membro-fondatore della Recording Artists Coalition, che davanti alla commissione presieduta dal senatore repubblicano Orrin Hatch ha ribadito che una licenza obbligatoria (e cioè non rinegoziata volta per volta dai detentori dei diritti) per l’utilizzo della musica su Internet rappresenta lo strumento migliore per garantire un’equa remunerazione dei musicisti. La soluzione non piace invece all’industria discografica, che teme di perdere in questo modo tanto i suoi diritti esclusivi sulle registrazioni che il suo potere contrattuale: ma nell’occasione il presidente dell’associazione di categoria RIAA, Hilary Rosen, non ha contrattaccato, preferendo sottolineare che sistemi legali di distribuzione della musica in rete, basati sulla formula dell’abbonamento, stanno finalmente per esordire sul Web: il riferimento è ovviamente al progetto Duet di Sony e Universal e all’accordo, annunciato lunedì 2 aprile, tra RealNetworks, AOL Time Warner, Bertelsmann ed EMI per il lancio del servizio musicale in abbonamento MusicNet entro fine estate (vedi news).
    Intervenendo martedì 3 aprile all’udienza su musica digitale e pirateria convocata dalla commissione giustizia del Senato americano, l’amministratore delegato della Web company californiana ha invocato l’introduzione di una norma che fissi per legge l’ammontare del compenso da corrispondere ad autori, artisti e produttori discografici ogni volta che le loro opere musicali sono utilizzate o acquistate in rete. Secondo Barry, “Internet ha bisogno di soluzioni semplici e universali, simili a quelle che hanno consentito alle radio di prosperare. Al contrario, ciò di cui non abbiamo bisogno sono altri dieci anni di litigi”. Di parere analogo anche Don Henley, membro-fondatore della Recording Artists Coalition, che davanti alla commissione presieduta dal senatore repubblicano Orrin Hatch ha ribadito che una licenza obbligatoria (e cioè non rinegoziata volta per volta dai detentori dei diritti) per l’utilizzo della musica su Internet rappresenta lo strumento migliore per garantire un’equa remunerazione dei musicisti. La soluzione non piace invece all’industria discografica, che teme di perdere in questo modo tanto i suoi diritti esclusivi sulle registrazioni che il suo potere contrattuale: ma nell’occasione il presidente dell’associazione di categoria RIAA, Hilary Rosen, non ha contrattaccato, preferendo sottolineare che sistemi legali di distribuzione della musica in rete, basati sulla formula dell’abbonamento, stanno finalmente per esordire sul Web: il riferimento è ovviamente al progetto Duet di Sony e Universal e all’accordo, annunciato lunedì 2 aprile, tra RealNetworks, AOL Time Warner, Bertelsmann ed EMI per il lancio del servizio musicale in abbonamento MusicNet entro fine estate (vedi news).
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