U2, la grande attesa per la partenza dell’ ‘Elevation tour’

U2, la grande attesa per la partenza dell’ ‘Elevation tour’
Fort Laudedardale, Florida - Memori delle esperienze passate, questa volta hanno scelto la strada dell’understatement. Ma si tratta pur sempre degli U2, per cui è più che lecito aspettarsi sorprese in abbondanza.
Quando nel 1998 prese il via da Las Vegas il “Pop mart tour”, la campagna pubblicitaria era partita con largo anticipo: erano stati mostrati il mastodontico palco e l’altrettanto mastodontico megaschermo, se ne era parlato e sparlato in abbondanza. E la prima data, a cui vennero convocati i media di mezzo mondo, fu molto sotto le aspettative.
Quando in Italia saranno le 4 di notte, a Fort Lauderdale, qualche decina di chilometri da Miami, partirà l’Elevation Tour 2001.
Questa volta Bono e The Edge e gli altri non vogliono ripetere l'errore: nelle poche interviste concesse in questi giorni (vedi News), hanno fatto di tutto per portare l’evento su temi musicali: il tour sarà centrato sulle canzoni, non sarà prevalentemente uno spettacolo multimediale come il “Pop mart”. Anche per questo motivo si è scelto di portarlo nelle arene, non negli stadi. Sta di fatto che le indiscrezioni che circolano da queste parti parlano delle ultime prove, svoltesi nella Miami Arena, dove il palco sarebbe stato costruito sotto la direzione di Willie Williams per essere poi trasferito al National Car Center della vicina Fort Lauderdale. Si parla di uno stage fatto a forma di diamante o, meglio, a forma di cuore, come il logo che ha caratterizzato l’ultimo disco della band, “All that you can’t leave behind”: un cuore, appunto, rinchiuso dentro una valigia, ciò che ci si deve sempre portare dietro. Si parla, insomma.
Questa volta gli U2 non sembrano voler mettere troppa enfasi sulla macchina che, c’è da scommetterci, sarà comunque poderosa. Non è un caso che si siano esibiti in concerti “segreti” in posti molto piccoli, prima di inaugurare questo tour: un rodaggio per riportare l’attenzione sulla musica. In scaletta questa sera, si vocifera, non mancheranno quei classici spesso dimenticati negli ultimi tour: si parla anche dell’inclusione di “11 o’ clock tick tock””, primo singolo della band, già suonata lo scorso dicembre a New York. A farne le spese saranno probabilmente i brani dell’ultimo disco, che non dovrebbero essere più di 5-6, tra cui sicuramente “Beautiful day”, “Stuck in a moment” e “Elevation”.
L’attenzione è puntata anche su un’altra questione, collegata al ritorno nei palazzetti: in platea non ci saranno sedie, come si usa da queste parti, ma ci sarà una “general admission” e ci si potrà muovere liberamente e ballare, esattamente come succede ai concerti italiani. Il maggiore quotidiano statunitense, USA Today, ha riproposto gli eventuali problemi di sicurezza che potrebbero essere causati da questa scelta: una polemica di cui vi avevamo dato conto già tempo fa, e che Bono e soci hanno nuovamente minimizzato. Un problema, quello del ballare in platea, che sicuramente non deve essersi posto Andrea Bocelli, che ha cantato qualche giorno fa proprio al National Car Center (tanto per la cronaca: il maggiore quotidiano locale, il Sun Sentinel, lo ha stroncato dandogli del populista e affermando che certo la sua voce non è priva di sostanza, ma senza amplificazione non sarebbe così degna di nota…). Un problema che probabilmente non si porrà neanche con i Corrs, che sostituiranno l’ammalata PJ Harvey nell’aprire il concerto di questa sera. Un’occasione persa per la chanteuse rock britannica, che avrebbe potuto farsi notare da un parterre de roi, e una botta di energia in meno per il pubblico, che dovrà accontentarsi del folk-pop dei quattro fratellini irlandesi. A più tardi per la cronaca del concerto.
Dall'archivio di Rockol - Bono: la straordinaria carriera del cantante degli U2 in 13 canzoni
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