Texas, addio a Earl Gilliam

Earl Gilliam, uno dei maggiori pianisti blues americani, è morto ieri nella sua casa di Tomball, nell'area urbana di Houston, Texas, all'età di 81 anni: all'artista sono stati fatali i postumi di una atelectasia polmonare che lo colpì nel 2008, ma che non gli impedì - salvo rare eccezioni - di esibirsi fino agli ultimi giorni di vita. Autodidatta, Gilliam divenne celebre per l'uso potente e percussivo della mano sinistra, l'uso della quale giocò un ruolo fondamentale nell'elaborazione del proprio stile personale: nato nel 1930 a Lafayette, il musicista dimostrò subito una grande inclinazione musicale, riuscendo a risuonare perfettamente brani sentiti solo un paio di volte alla radio. A soli 17 anni iniziò a suonare con Clarence "Gatemouth" Brown, per poi collaborare con figure di primo piano del blues texano come Albert Collins, Ivory Lee Semien e - in tempi più recenti - Joe "Guitar" Hughes: nonostante la sua vasta produzione (fu uno dei due artisti afroamericani a far parte del roster della Sarg Records, che per un breve lasso di tempo ospitò anche la leggenda del country Willie Nelson), il suo unico album da leader - "Texas doghouse blues" - fu pubblicato solo nel 2005. Nonostante negli ultimi due anni le sue condizioni di salute non fossero esattamente ottimali, Gilliam - fino all'ultimo - seppe non rinunciare, oltre alla musica, alle altre sue grandi passioni: qualche sigaretta ogni tanto, whisky, birra e gin tonic. "Mi danno sempre meno anni di quelli che ho davvero", ebbe a dire lui una volta: "Posso permettermi questa piccola rivincita...".

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