Chiude Star Academy, ricomincia X Factor: ma il 'talent' funziona ancora?

Traballano pericolosamente, i talent show musicali. In Italia Star Academy chiude precipitosamente dopo tre puntate (in luogo delle dodici previste), affossato dagli impietosi indici di ascolto. Negli Stati Uniti rischia la stessa sorte, e per gli stessi motivi, l'X Factor esportato da Simon Cowell con grandi ambizioni e dispendio di mezzi (mentre anche nel Regno Unito anche l'ottava edizione del programma fa i conti con un calo di audience). Nel frattempo, nelle nostre classifiche di vendita, continuano a stazionare saldamente nella Top 5 giovani talenti come Emma (etichetta Universal, via "Amici" di Maria De Filippi) e Marco Mengoni (etichetta RCA/Sony, via X Factor). Segnali contrastanti: forse che il giocattolo dei "talent", dopo gli anni di vacche grasse, si è già rotto? A guardare i palinsesti delle nostre tv non si direbbe.
X Factor, versione italiana, sta per ripartire su Sky (e andrà in onda dal Teatro della Luna di Milano davanti a un pubblico di invitati). "Io canto" e "Ti lascio una canzone" (i talent in versione "teen") sono in pieno svolgimento. La corazzata di Maria De Filippi si è rimessa in moto su Canale 5 con la fascia pomeridiana di "Amici" (e prepara la prossima edizione di "Italia's got talent"), mentre RaiUno affila le armi per "The voice", nuovo format targato Universal. L'invasione continua, insomma, ma la domanda rimane: si è interrotto l'idillio con il pubblico della tv? Secondo Enzo Mazza, presidente della FIMI, bisogna fare dei distinguo: "Come sempre ci sono formule che hanno un successo continuativo e altre che si esauriscono: il pubblico televisivo è sempre più complesso e sfaccettato, anche perché - a parte la televisione - ci sono altri fattori che oggi entrano in gioco. Non si può pensare che una formula che ha avuto successo una volta continui imperterrita a mietere consensi senza un minimo di rinnovamento. Anche in questo campo è necessario innovare continuamente, magari rischiando su altri segmenti.
La formula, in Italia, ha sicuramente funzionato: se guardiamo le classifiche di casa nostra, gli unici artisti nuovi entrati in top ten sono quelli usciti dai talent show. E - pur in un momento di crisi generalizzata - è un dato niente affatto scontato, raffrontando i nostri riscontri con quelli, molto inferiori, fatti segnare in Paesi come Spagna o Francia. Oggi il problema, ovviamente, è quello di garantire la continuità e trovare nuove idee che permettano di fare fronte alla crisi di una formula".
Per Mazza, dunque, il "sistema talent" ha ancora un senso per la discografia: "Se pensiamo ai costi di produzione - televisiva e non solo - direi di sì. Soprattutto di fronte all'esplosione della bolla del Web, dove, fino a qualche tempo fa, pareva bastare la presenza per assicurarsi visibilità. Oggi ci siamo accorti che su Internet non è così semplice, soprattutto per gli emergenti. I talent - più veloci rispetto ai canali tradizionali, e per questo accusati di operare solo su un certo tipo di artisti - sicuramente hanno svolto la loro funzione con efficacia. Certo, Bisogna riuscire a utilizzare questi media con oculatezza: se li si pensa come scorciatoia per il successo è molto difficile che diano i risultati sperati. Se invece li si inquadra in una strategia strutturata che includa anche altro credo si possa costruire qualcosa. La casa discografica tende a vedere il talent come strumento per consolidare la popolarità di un proprio artista. Adesso si dice che producono artisti usa e getta, ma gli 'one hit wonder', seppur sotto altra forma, esistevano già negli anni Sessanta e Settanta".

La pensa così anche Alessandro Massara, presidente di Universal Music Italia: "E' sotto gli occhi di tutti il fatto che i talent show hanno dato una salutare rinfrescata al panorama musicale italiano. I nomi che oggi sono in testa alle classifiche due anni fa non esistevano. E questo non può che essere un bene per il mercato, anche se non è solo da lì che attingiamo nuovi talenti: il caso di Nina Zilli, per quanto ci riguarda, è il più recente ed eclatante. Gli 'one hit wonder' sono sempre esistiti, ma intanto una giovane artista come Emma ha già pubblicato tre album, due dei quali sono andati al numero uno in classifica (e l'altro al numero due).
E il futuro? "Preso atto che la profilerazione dei 'talent' è un fenomeno con cui la discografia si confronta sulla scena internazionale, bisogna distinguere da caso a caso" sostiene Massara, aggiungendo di sapere ancora poco, al momento, del nuovo prodotto di famiglia "The voice" ("Dubito fortemente però che possa partire a gennaio, come si è sentito dire in giro"). "Per quanto mi riguarda 'Amici' di Maria De Filippi, che è quello che conosco meglio avendovi partecipato per due edizioni, ha sicuramente una marcia in più. Come prodotto televisivo può sembrare meno sfarzoso e sofisticato di altri, ma quello che colpisce nel programma è la cura minuziosa del dettaglio. Ho l'impressione che il tempo, l'impegno e le risorse che vengono investite nella selezione dei talenti, per esempio, siano molto maggiori rispetto a programmi che sono risultati meno efficaci e meno premianti in termini di ascolti. La De Filippi, in questo campo, è sicuramente la numero uno. Il suo show è più mainstream, rivolto al grande pubblico, mentre gli altri mantengono tutti un profilo più elitario che li penalizza. E devo anche dire che partecipando alla trasmissione ho imparato molto: standosene seduti in una scrivania nei nostri begli uffici di Milano, destreggiandosi tutto il giorno tra numeri e telefonate, non si ha il polso del paese reale, di quello che la gente ama e vuole realmente ascoltare.

(continua)

    

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