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Hitweek 2011, ultima tappa a Miami: i concerti di Caparezza e Après La Classe

Per l'ultima volta, in occasione della tappa finale dell'edizione 2011 di HitWeek, il PAX di Miami ospita i concerti degli artisti italiani portati dall'organizzazione dell'evento a presentarsi al pubblico statunitense: domani, per la serata finale, si passerà al più capiente Grand Central con Subsonica e Casino Royale, e le proporzioni cambieranno sensibilmente. Se ieri la sala nelle immediate adiacenze della downtown, con la sua atmosfera raccolta, ha rappresentato la cornice perfetta per ospitare i live di Erica Mou e Nicola Conte, questa sera - complici le formazioni, i ritmi e (soprattutto) i volumi la mancanza di qualche metro quadro in più s'è fatta sentire.

Non necessariamente in senso negativo, visto che la vicinanza fisica - sfociata spesso in contatto vero e proprio - con l'audience ha fatto buon gioco tanto agli .Après La Classe quanto a Caparezza, che - abituati in patria a contesti decisamente più vasti - si sono ritrovati faccia a faccia in un pubblico estremamente coinvolto. Ai salentini sono bastati pochi secondi per portare una schiera di fan, giovanissimi, e quasi tutti locali - a schiacciarsi contro il bordo del palco: il mix di reggae, rock - molto duro, a tratti, reso se possibile ancora più spigoloso dagli spazi ristretti - unito ad una buona dose di tradizione ha fatto presa immediatamente, scaldando l'atmosfera quel tanto che basta per rendere di fatto impossibile attraversare la sala. Certo, le dimensioni non esageratamente estese del palco hanno leggermente penalizzato le scenografie, ma alla vis persa a livello di impatto scenico (che comunque c'è stato, non c'è dubbio) ha supplito la grande la potenza e la compattezza espressa negli spazi corti. "Un paio di metri in più ci avrebbero fatto decisamente comodo", hanno confessato loro, appena scesi dalle assi: "Suonare davanti ad un pubblico così, tuttavia, è impagabile. Esperienze come questa spero facciano capire a tutti che l'epoca della musica italiana da esportazione vista solo in chiave melodica è definitivamente sorpassata. Noi, che a HitWeek abbiamo già suonato lo scorso anno, abbiamo visto non solo la crescita tecnica e organizzativa del festival, ma anche la risposta e l'interesse che il pubblico americano - distantissimo da noi, non solo dal punto di vista geografico - non manca di tributarci. E' una realtà che sta crescendo di anno in anno, a vista d'occhio, coinvolgendo in platea sempre più locali, rispetto all'inizio, quando la manifestazione era quasi esclusivamente appannaggio degli italiani all'estero. Noi, come artisti, ci siamo già messi in gioco: adesso è venuto il tempo che le etichette si muovano e rendano possibile questa espansione nel mondo". Caparezza, headliner della serata, si palesa sotto i riflettori quando il locale è già pieno: teatrale, ironico e tagliente come sempre il rapper di Molfetta - nonostante lo scoglio consistente della barriera linguistica - e la sua band, si danno da fare come se il palco fosse quello di un festival di grande affluenza. Non mancano le hit - la recente "Goodbye malinconia", o i vecchi cavalli di battaglia come "Vengo dalla Luna" fino al classicissimo "Fuori dal tunnel" - che, anche se testate su un audience che poco o niente riesce ad apprezzare le liriche, non perdono praticamente nulla in termini di coinvolgimento e intensità. Tra un siparietto che cita Star Trek e Dr. House e una veloce spiegazione in inglese Caparezza corre spedito verso la fine del set, che lo vede infilare dritto la porta del backstage immediatamente seguito da una fila di fan in cerca di autografi. "Il feeling da parte del pubblico è sempre fortissimo", commenta da dietro le quinte, a pochi passi dal collega, Nicola Conte, esibitosi ieri sera sempre al PAX: "Del resto noi italiani abbiamo più di una carta da giocarci, da queste parti. In primis il pubblico americano ormai è stufo della musica standardizzata propinatagli dai media, e in secondo luogo noi italiani, ovunque nel mondo, abbiamo sempre un appeal forte, perché depositari di una tradizione artistico-culturale fortissima. Ecco perché penso che l'Italia debba tornare ad essere un Paese che esporta arte in tutte le sue forme, in tutti i continenti. Anzi, è proprio il momento di forte crisi che richiederebbe, da parte di tutti, uno sforzo in più per seguire questa via. Mi va bene che si continui a puntare sugli artisti mainstream già affermati a livello mondiale, ma fermarsi a questo sperando che senza ulteriori provvedimenti la situazioni si riappiani da sola è puramente utopistico: oltre alla discografia, questa situazione occorre che la comprendano anche le istituzioni. Si fa tanto per la moda, per l'enogastronomia e per il turismo, dimenticandosi completamente della musica. E non c'è niente di più sbagliato, perché - nemmeno troppo lentamente - si stanno affermando delle realtà sempre più solide a livello internazionale. Però qualcosa non 'scatta', per chi - tanto le case discografiche quanto le istituzioni - ha una prospettiva solo italiana, e tutto sta diventando molto più complicato. Occorre invece essere consapevoli, tutti, dal semplice ascoltatore all'artista, di quante potenzialità si stiano esprimento adesso sul panorama tricolore. Faccio un esempio: a giugno ci siamo esibiti a Londra, su invito del console italiano. E' una persona squisita, molto interessata alla musica, che ci ha confessato un'impressionante quantità di progetti validissimi ai quali purtroppo ha dovuto rinunciare. 'Mi hanno tagliato tutti i fondi', ci ha detto scoraggiato. Se è  sfiduciato lui, che decisamente non è il primo venuto, come potrebbe essere motivato un ascoltatore normale? HitWeek è un'ottima iniziativa, ma è ancora 'privata', nonostante l'appoggio istituzionale, e ha bisogno di espandersi". Oltre all'appello a discografia e istituzione, c'è anche qualche suggerimento per i colleghi musicisti? "Sì. Pensare alla propria carriera, ormai, non basta più. E' venuto il tempo di parlare con una voce sola anche a nome di chi questa voce non ce l'ha. Ogni apparizione pubblica, ogni intervista che rilasciamo è una possibilità in più, per noi, per migliorare le cose, a patto che tutti ci si faccia latori di istanze di comune interesse. Sennò una lunghissima serie di buoni propositi sarà destinata a rimanere lettera morta e tutto rimarrà inevitabilmente come prima".

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