Placebo: 'Quando sognavamo la Brixton Academy e suonavamo strumenti giocattolo'

Placebo: 'Quando sognavamo la Brixton Academy e suonavamo strumenti giocattolo'

“Quando eravamo ragazzini io e Brian abbiamo visto tantissimi live alla Brixton Academy di Londra, una location strepitosa. Mentre ci trovavamo nella folla, durante i concerti, ripetevo al mio amico: ‘Un giorno saliremo anche noi su quel palco, vedrai. Saremo delle star’”. Ed il sogno di quei due ragazzi si è a dir poco realizzato. Protagonisti della storia Brian Molko e Stefan Olsdal, rispettivamente voce e basso/chitarra dei Placebo. Esce il prossimo 31 ottobre “We come in pieces”, DVD che raccoglie le immagini dell’ultima data del “Battle for the sun tour”, realizzata dalla band proprio alla Brixton Academy. Rockol ha raggiunto Stefan Olsdal che ci ha raccontato l’esperienza del tour appena concluso, tra ricordi legati agli esordi e progetti futuri della band. “Il titolo ‘We come in pieces’ nasce da un gioco di parole creato, prima di uno dei tanti concerti del tour di ‘Battle for the sun’, dal nostro batterista. Quando saliamo sul palco raggiungiamo la pace dei sensi, ‘We come in peace’. Esibirci per noi vuol dire raggiungere il massimo delle emozioni, scarichiamo energia e accumuliamo benessere. Un altro significato è accomunabile con la nostra line up, quando ci suoniamo dal vivo: siamo in sei ed è davvero strepitoso il sound che siamo riusciti a raggiungere con questa formazione ‘on stage’. E’ l’apoteosi, la perfezione per noi. Siamo sei entità che si fondono per creare una sola melodia, molto poetico vero? Ma è la visione reale di ciò che accade. Sul palco ci completiamo l’un l’altro, ed è incredibile”, dice il musicista. I Placebo sono in stati in tour per due anni: hanno girato il Mondo, avendo così la possibilità di conoscere realtà e fan molto differenti tra loro: “Essere stati in giro per tanto tempo ti fa un po’ perdere la cognizione di tante cose, ma avere la possibilità di vedere posti splendidi e di conoscere culture diverse dalla tua, ti fa dimenticare stress e fatica. Abbiamo potuto apprezzare le bellezze dell’Europa, in particolare ricordo due location nelle quali abbiamo suonato che non erano palazzetti, ma edifici antichi, è stato bellissimo. Il Vecchio Continente è ricco di storia e di fascino. Però, paesaggi come quelli visti in Cambogia o in Cina o in Malesia ti lasciano senza fiato. Colori, suoni e odori che non si possono trovare altrove. Tanto differente lo scenario quanto lo sono i fan: in Europa siamo invasi dal calore delle persone, i ragazzi cantano e partecipano molto ai concerti. Il nostro pubblico asiatico, invece, è abbastanza silenzioso, preferisce ascoltare. E’ un loro modo di essere e di esprimere il loro apprezzamento. Per noi può sembrare curioso, per loro è normalissimo”, prosegue Olsdal. “We come in pieces” racchiude l’intero concerto che i Placebo hanno tenuto alla Brixton, e Stefan ricorda quanto lui e Brian desiderassero calcare quel palco: “Abbiamo mantenuto intatte le registrazioni del live, era l’ultima data di un tour immenso e non volevamo tagliare nemmeno un istante. La Brixton Academy per noi è un luogo magico. E’ la seconda volta che registriamo lì, sapete? La prima volta è stato quando abbiamo interpretato un cameo nel film ‘Velvet Goldmine’, esperienza pazzesca. Mi ricordo quanti concerti ho visto con Brian alla Brixton, gli Smashing Pumpkins ad esempio, e quante volte abbiamo sognato di salire su quel palco. E ce l’abbiamo fatta, ormai le performance in questo luogo mitico non si contano più. E pensare che il primo live con Brian me lo ricordo come se fosse ieri: eravamo in un pub della zona sud di Londra, ammetto che in quel posto non ci sarei mai andato se non ci avessero chiamato a suonare. Non eravamo ancora ‘Placebo’, il nome sarebbe arrivato di li a poco. Sopra il pub c’era un piccolo studio di registrazione e, proprio quella sera Jamie Hince dei Kills stava registrando con la sua prima band. Tornando a noi, avevamo pensato di fare qualcosa fuori dal comune: ci siamo esibiti con degli strumenti giocattolo. In quel locale fumoso e semideserto, se c’erano dieci persone era tanto, abbiamo suonato per la prima volta ‘Teenage angst’, brano che ha dato il via alla scrittura del nostro primo album. Io e Brian ci ridiamo ancora, volevamo fare gli artisti d’avanguardia”, aggiunge il bassista. Stefan ci parla del suo rapporto con Molko: “Io e Brian ci conosciamo da moltissimo tempo, da una vita direi. Suoniamo nella stesso gruppo da quasi vent’anni, siamo cresciuti insieme personalmente ed artisticamente. Il nostro segreto come bad sta nell’alchimia che si crea quando scriviamo e nella chimica che riusciamo a far scattare sul palco. Essere in un gruppo vuol dire lavorare insieme per fare musica, riuscire a capirsi per raggiungere il risultato finale e trovare l’equilibrio perfetto. Siamo molto contenti dell’arrivo di Steve (Forrest) nella band. Sta andando benone con lui, è un ottimo musicista e si è ambientato completamente. Ha superato egregiamente la ‘prova del fuoco’: il suo primo concerto con noi è stato in Olanda davanti a migliaia di persone ed è stato bravissimo”. Attualmente la band è al lavoro su un nuovo album e si sta riprendendo dalle fatiche del tour: “Stiamo lavorando ad un nuovo disco ma non posso dire nulla a riguardo, non sono un bugiardo e non vorrei raccontare cose non vere. Nel frattempo ci riposiamo anche un po’, dopo due anni giro direi che ce lo meritiamo, no?”, conclude Olsdal.

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