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NEWS   |   Industria / 14/10/2011

Star Academy, alcune riflessioni

Star Academy, alcune riflessioni

Scrivo queste note poco dopo la terza (e probabilmente penultima) puntata di “Star Academy”, il talent show di Rai Due il cui destino - la chiusura anticipatissima - sembra ormai segnato, indipendentemente dai risultati di audience che domani (oggi per voi che leggete) porterà a casa la trasmissione. Anche stavolta, lo confesso, non sono riuscito ad arrivare alla fine, ho gettato la spugna a circa un’ora dal termine. Ma credo di essermi fatta un’idea attendibile, e la condivido con voi.
Nella terza puntata tutto si è mosso a velocità notevolmente superiore, anche perché le eliminazioni sono state cinque anziché una (il che suona come una conferma della previsione che quella di giovedì prossimo sarà la finale). Sono cambiate certe (altre) cose, alcune delle quali forse erano già state viste la scorsa settimana (ma io non avevo guardato la trasmissione). Sono state accentuate, mi pare, le somiglianze con il “Grande Fratello”: ed ecco l’uscita dagli studi degli eliminati con l’automobile della produzione che se li porta via, ed ecco la crudelissima votazione “esplicita” dei superstiti che decidono chi eliminare fra due concorrenti in ballottaggio (niente mi toglierà dalla testa che la sequenza da sinistra a destra dei votanti sia stata organizzata in base al nome scritto sulle lavagnette, allo scopo di tenere viva un po’ di suspence), ed ecco, sul sito del programma, qualche patetico tentativo di inzigare la curiosità del pubblico sui rapporti personali fra i concorrenti (“Manuela e Alessio: che stia nascendo un amore?”). Gli autori sono evidentemente intervenuti qui e là per guidare gli interventi di giurati e tutor (a proposito, si pronuncia “tutor”, così come si scrive: è latino, non inglese...); a un certo punto si è vista addirittura, inquadrata per errore, una persona dello studio avvicinarsi rapidamente a Roy Paci (e sospetto assai che gli abbia caldamente raccomandato di tenersi basso col voto al concorrente che si era appena esibito).
Ma, soprattutto, i concorrenti sono stati fatti cantare di più da soli (anche quando cantavano in coppia, le canzoni erano suddivise in parti ben distinguibili). Certo lo scopo era, e giustamente, quello di favorire una valutazione più oculata da parte dei giudici; ma a me, spettatore per mestiere, poter ascoltare meglio i concorrenti ha fatto maturare una considerazione che vi espongo qui.
E’ vero che la formula di “Star Academy” è farraginosa; è vero (oh, com’è vero!) che i tutor e i giurati non hanno saputo “fare spettacolo” (ma li ha ingaggiati la produzione: saranno state scelte magari necessitate da ragioni di budget, ma certo non sono state primissime scelte, o comunque non sono state scelte azzeccate). Tutto vero. Ma quelli che io vorrei conoscere sono i nomi e i cognomi delle persone che hanno selezionato i concorrenti. Perché, anche ieri sera, quello che a me - che di concorsi e competizioni e di selezioni, credetemi, ho lunga esperienza - è apparso evidente è che, salvo pochissime eccezioni, i concorrenti di Star Academy erano davvero inconsistenti. Come personalità, come vocalità, come originalità: come artisti, o come potenziali artisti, insomma.
Direte: ma non c’è stato il tempo per apprezzarli, per affezionarsi all’uno o all’altra, per fare il tifo. Sarà anche vero. Ma la squadra di concorrenti messa insieme per “Star Academy” mi è parsa davvero un’accozzaglia di mezze figure (ripeto: con qualche eccezione). Poi, magari, verrò smentito dai fatti, e anche senza “Star Academy” tutti loro diventeranno famosi - se succederà, ricordatemelo e farò pubblica ammenda. Ma io vorrei davvero sapere, non solo per curiosità, ma anche per capire meglio come nasce un progetto impegnativo e suppongo costoso qual è una trasmissione televisiva che sarebbe dovuta durare dodici puntate, chi sono stati i selezionatori dei concorrenti. Non per additarli al pubblico ludibrio: ma per poterli intervistare e poter chiedere loro quali criteri li hanno guidati, quali orientamenti hanno seguito, e se sono davvero convinti di aver scelto il meglio che potessero trovare.
Un’ultima parola per Francesco Facchinetti: la sua conduzione di ieri sera è stata un bell’esempio di serietà e di professionalità. Non so quanti se la sarebbero sentita di affrontare un compito così arduo come quello di caricarsi sulle spalle una serata ad handicap qual è stata quella di giovedì 13. Facchinetti è stato coraggioso e ha fatto il suo dovere: sapeva che tutti sapevamo, e attenuando i toni entusiastici ci ha fatto capire che lo sapeva, ma che voleva portare a termine onorevolmente e a testa alta il suo compito di governare la barca nelle secche in cui si sta, con molta probabilità, incagliando definitivamente. Onore, dunque, al Capitano. (fz)