Le major ricorrono contro la sentenza dell'Antitrust

Le major discografiche multinazionali, condannate dall'Antitrust al pagamento di multe variabili tra i due miliardi e cento milioni e il miliardo di lire per intese anticoncorrenziali sul prezzo dei dischi, dichiarano battaglia e ricorrono al TAR del Lazio per un riesame della sentenza emessa dal Garante della Concorrenza e del Mercato.

Lo conferma Gerolamo Caccia Dominioni, presidente della Warner Music, una delle cinque aziende multinazionali (le altre sono la BMG, la Sony Music, la PolyGram e la EMI) colpite dalle sanzioni amministrative comminate dalla Commissione presieduta da Giuliano Amato e rese pubbliche ieri, mercoledì 22 ottobre. Caccia si dichiara poco sorpreso dei risultati dell'istruttoria avviata quasi un anno fa in seguito a un esposto presentato dall'associazione dei rivenditori di dischi Vendomusica: "E' un epilogo che non mi sorprende, visto il metodo con cui è stata condotta l'intera inchiesta. Un metodo molto diverso da quello che si è seguito in paesi come l'Inghilterra, dove un procedimento analogo si è concluso con un nulla di fatto. Lì l'indagine è stata incentrata su un'analisi scientifica dei dati di fatto, qui tutto il procedimento si è basato su una somma di indizi, opinioni e congetture, mentre le prove documentali sono state poste in secondo piano". Per questi motivi, Caccia si dichiara ottimista sull'esito del ricorso. Ma certo il danno d'immagine, per una discografia già tartassata e continuamente sotto accusa, rimane: "E' evidente che contro le multinazionali si è scatenato un tiro al bersaglio; non credo che in qualunque altro paese, per il solo fatto di essere multinazionale, un'industria che investe nei talenti e nei prodotti locali venga continuamente attaccata in questo modo. Siamo abituati a lottare contro l'indifferenza delle istituzioni e a navigare in acque tempestose. Continueremo a farlo con la massima serenità", conclude Caccia, che ricopre anche il ruolo di presidente dell'associazione di settore FIMI. Quest'ultima, sospettata di aver funzionato da tramite riguardo alle pratiche sui prezzi concordate dall'industria, è stata prosciolta da ogni accusa (ciò che, secondo alcuni, dovrebbe consentire allo stesso Caccia di conservare il suo incarico): le sanzioni comminate dall'autorità antitrust hanno colpito invece la BMG (a cui sarebbe toccata la multa più salata, due miliardi e cento milioni), la Warner (un miliardo e settecento milioni), la Sony Music (un miliardo e cinquecento milioni), la PolyGram (un miliardo e duecento milioni) e la EMI (un miliardo). Ma all'industria sarebbe potuta andare peggio, perché la multa massima prevista era del 10 per cento sul fatturato annuo, cioè a dire tra i 10 e i 13 miliardi circa per azienda. La FIMI, dal canto suo, ha emesso un polemico comunicato stampa sulla condanna comminata dalla commissione Amato, in cui si sottolinea che "l'Autorità ha valutato irrilevanti numerosi elementi, tra cui differenziali tra i prezzi praticati dalle imprese interessate ai negozianti dell'ordine quantomeno del 6-7 %". "L'Autorità Garante" - secondo la FIMI - "ha mostrato di non aver compreso la struttura e il funzionamento del mercato discografico, non riuscendo così a portarne alla luce le reali sacche di inefficienza": in pratica, sottolineando che negli ultimi cinque anni i prezzi al consumo sono aumentati più dei prezzi all'ingrosso, i discografici scaricano le colpe degli aumenti di prezzo e della situazione di mercato sui negozianti, nei cui confronti (e in particolare nei riguardi di Vendomusica) non nascondono di avere il dente avvelenato. Brutto colpo per chi, nei numerosi dibattiti succedutisi al Salone della Musica, auspicava finalmente una collaborazione tra industria e commercio in vista di una ripresa del mercato: il braccio di ferro sfociato nella sentenza dell'Antitrust (un braccio di ferro che le major avevano dimostrato a lungo di snobbare) sembra preludere invece a una vera e propria guerra commerciale. Speriamo che, con esiti opposti a quelli desiderati dall'Antitrust, a rimetterci non sia di nuovo il consumatore. .

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