Guerra su 'Bat out of hell': morto il produttore, riprende la vertenza con Sony

Guerra su 'Bat out of hell': morto il produttore, riprende la vertenza con Sony

La major Sony Music rischia di perdere i diritti su "Bat out of hell" di Meat Loaf, uno dei pezzi pregiati del suo catalogo accreditato di vendite complessive superiori ai 43 milioni di copie che lo collocano al quinto posto tra gli album di maggior successo di tutti i tempi.

La storia non è nuova, e anzi si trascina dal lontano 1998: a fare causa alla casa discografica, allora, era stato un suo ex dirigente, Stephen Popovich, che in qualità di vicepresidente di CBS e Columbia Records aveva messo sotto contratto star come Michael Jackson, Boston, REO Speedwagon e Charlie Daniels Band, e che nel 1977 aveva fondato una sua etichetta, Cleveland International Records, lanciando con essa la carriera di Meat Loaf. Popovich sosteneva che per vent'anni la Sony gli aveva sottratto royalty per milioni di dollari: nel 1998, tuttavia, le due parti erano giunte a un accordo extragiudiziale che imponeva alla major di versare decine di milioni di dollari di diritti pregressi, di contabilizzare in modo corretto le royalty e di aggiungere il logo di Cleveland International a tutte le successive ristampe dei dischi.

Una presunta violazione del patto portò nel 2002 a una seconda causa (da cui scaturì una sentenza favorevole a Popovich di oltre 5 milioni di dollari) a cui fa seguito oggi una terza, avviata presso la Corte Federale dell'Ohio dagli eredi del produttore scomparso l'8 giugno scorso. Secondo i ricorrenti, la Sony avrebbe continuato a impiegare una serie di artifici contabili fraudolenti al fine di ridurre l'ammontare delle royalty: portando in deduzione tasse, "costi di confezione" e "diritti generali di licenze" sulle vendite dei cd e dei file audio via Internet, addebitando altri costi di licenza e calcolando scorrettamente le royalty sulle vendite effettuate all'estero, distribuendo quantità esagerate di articoli gratuiti a rivenditori e distributori e così via. La famiglia Popovich sostiene complessivamente di essere stata defraudata di altri tre milioni di dollari e richiede, oltre ai danni, la restituzione completa dei master; la Sony Music, per ora, non commenta.

 

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