Festival di Sanremo:
fra meno di 12 mesi
l'edizione del 2002...

Festival di Sanremo:fra meno di 12 mesil'edizione del 2002...

Tirate le somme, che resta da dire di un Festival del quale tutti hanno già detto tutto? Noi di Rockol, che a Sanremo c'eravamo (e l'avrete notato dall'abbondanza delle notizie, delle informazioni, delle interviste che vi abbiamo fornito anche in forma audio/video), ne siamo tornati piuttosto insoddisfatti. Non tanto per la qualità media delle proposte musicali, che non era poi così scadente (e ce ne renderemo meglio conto quando certe canzoni cominceranno ad entrarci nella testa dopo qualche ascolto meno isterico di quello sanremese); quanto per la sproporzione di attenzione che la musica ha ricevuto rispetto a quello che dovrebbe esserne il contorno - lo spettacolo televisivo, le polemiche vere o inventate, i comici e le belle donne.
Pleonastico ricordare che quello di Sanremo è il Festival della Canzone Italiana: bene, negli scorsi sette giorni di canzoni si è parlato, secondo noi, troppo poco. Avrete notato dai nostri reportages che abbiamo cercato, per quanto possibile, di evitare di dare spazio a ciò che musica non era. Ci pare che le giurie non abbiano fatto lo stesso, o almeno non del tutto.
Se una giuria sedicente o cosiddetta “di qualità” mette al primo posto fra i giovani i Gazosa, secondo noi commette un grave errore: perché “qualità” non significa soltanto tecnica musicale, ma soprattutto coerenza espressiva. E l'operazione Gazosa (abile, spregiudicata, vincente) secondo noi è un'operazione non condivisibile: i bambini prodigio ci hanno sempre dato fastidio fin dai tempi di Nikka Costa - per chi se la ricorda - e vedere quattro ragazzini scaraventati sul palco di Sanremo in competizione ci ha fatto malinconia. Non siamo moralisti, figuriamoci: ma ci sono venuti in mente certi mostri dello sport agonistico (ginnaste adolescenti, tenniste impuberi...) vittime della cieca ambizione dei genitori, e condannati a fare di un divertimento una questione di supremazia. Ecco: da una giuria davvero “di qualità” ci saremmo aspettati (avremmo anzi preteso) una ferma condanna. E invece.
Per altri versi, e per altri motivi, non condividiamo l'entusiasmo di parecchi colleghi per i Quintorigo. Giù il cappello, per carità, di fronte all'originalità della proposta: ma quando sospettiamo che la ricerca dell'originalità sia il primo motore, quando annusiamo l'ansia dell'andare controcorrente più per calcolo che per vocazione, allora preferiamo non stare al gioco. I Quintorigo puntavano, probabilmente, al Premio della Critica: non l'hanno avuto, e questo dovrebbe insegnare qualcosa.
Niente da dire su Elisa, o su Giorgia, e massimo rispetto per i Matia Bazar che - ci pare - sono fra i pochi a giocare secondo le regole (canzone melodica all'italiana, bella voce solista, arrangiamento ad effetto): tutto sommato potremmo sottoscrivere questa terna di vincitori (magari con una disposizione sul podio un po' diversa) se non ci dispiacesse che una canzone davvero interessante come quella di Anna Oxa sia stata poco considerata (ma forse ha scontato la scarsa simpatia dell'interprete).
Per quanto riguarda i giovani, la nostra personale classifica avrebbe visto nei primi tre posti Francesco Renga, Roberto Angelini e i Velvet (non necessariamente in questo ordine). Così non è andata: ma siamo ragionevolmente ottimisti sulle possibilità di questi tre nomi di conquistarsi spazio e credito con i propri meriti, anche senza l'avallo della graduatoria ufficiale.
A proposito dei “giovani”, condividiamo l'opinione espressa su un quotidiano che non ricordiamo da un collega del quale non ricordiamo il nome (ce ne scusiamo: abbiamo letto così tanti giornali e così tanti pareri, in questi sette giorni, che rischieremmo di confonderci) ma al quale rendiamo volentieri merito per il buon senso che ha espresso. E cioè: perché la direzione artistica del Festival si limita a dare colpa alle case discografiche per la scarsa significanza dei giovani proposti in gara? Sia essa stessa, la direzione artistica del Festival, a farsi parte diligente, a cercare e ad ascoltare quanto di buono si fa in giro in Italia (e di cose buone ce ne sono), e ad invitarne gli interpreti al Festival. Si abolisca il carrozzone dell'Accademia, e si cominci a meritarsi il titolo di “direzione” e l'appellativo di “artistica”. Una commissione che si rispetti dovrebbe lavorare tutto l'anno, ascoltare tutto l'anno, e portare al Festival il frutto di un lavoro di selezione intelligente e appassionato. Ma questa, temiamo, è una speranza destinata a non avverarsi.
Da sabato sera, a Sanremo, si sono sprecate le malignità sull'eccessiva presenza di “Sugar” in questa edizione del Festival: le prime due canzoni della classifica dei campioni hanno Zucchero “Sugar” Fornaciari fra gli autori, e la casa discografica Sugar di Caterina Caselli ha trionfato in entrambe le graduatorie (oltre che avere la comproprietà del duo Francesco e Giada, probabili scalaclassifiche con il tormentone “Turuturu”). Non ci vogliamo prestare al gioco della dietrologia: se l'unica etichetta interamente italiana rimasta sul mercato esce vincente dal Festival della Canzone Italiana, segno che ne sa interpretare correttamente i meccanismi (e se Caterina Caselli ha tanti amici nell'ambiente, buon per lei: le auguriamo che siano tutti disinteressati).
Comunque: anche per quest'anno è finita. Meno male. Adesso si può tornare alla vita normale. Di qui al prossimo Sanremo ci sono ancora dodici mesi...
(fz)

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