'The great shake' dei Planet Funk: 'Un sound più live e meno artificiale'

'The great shake' dei Planet Funk: 'Un sound più live e meno artificiale'

"Perché questo titolo? Semplice: quando entriamo in studio è come entrare in un grande frullatore dove ognuno mette le sue idee, le sue influenze e i suoi istinti e il risultato è sempre qualcosa che accomuna tutti": Marco Baroni spiega così a Rockol come è stato scelto il titolo del nuovo disco della sua band, i Planet Funk, collettivo metà toscano e metà napoletano attivo dal 1999 con alle spalle tre album tra cui il disco d'esordio "Non Zero Sumness" che li ha consacrati da subito come una delle band elettro-dance più importanti in Italia. Successo arrivato grazie a singoli come "Who sayd" e, forse, anche alla presenza nella band del cantante Dan Black che ha prestato la voce per diverse hit della band e che dopo essersi staccato dai Planet Funk per dedicarsi al suo progetto solista con i Servant, è stato sostituito dal tedesco Alex Uhlmann, carismatico al punto giusto da non dover temere il confronto con Black (e la conferma, noi di Rockol, l'abbiamo avuta al F1 Rocks a Monza quando abbiamo visto i Planet aprire il concerto dei Jamiroquai): "Alex è fantastico", spiega a Rockol Marco Baroni, tastierista e chitarrista, "lo abbiamo conosciuto perché amico di un'amica. E' venuto a Napoli a trovarci, e visto che ognuno di noi ha diversi progetti paralleli, non era per forza detto che dovesse diventare il cantante dei Planet Funk, invece tutto è nato in modo molto naturale, passo dopo passo, come le canzoni del disco. Subito ne abbiamo scritte tre, poi dopo qualche mese ci siamo incontrati a Firenze e ne abbiamo scritte altre".


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Il nuovo disco della band, "The great shake", ma anche il nuovo tour, saranno improntati più sullo strumento suonato e meno sull'elettronica: "Quando componiamo", aggiunge Baroni, "è come una grande jam session. In studio prima avevamo molti elementi tecnologici e ci stavamo tutti intorno a suonare, insieme a un tecnico del suono, cercando di seguire la linea della canzone. Ora invece abbiamo un po' abbandonato questi schemi ed è cambiato l'approccio, entriamo in studio con tutti gli strumenti che vogliamo e con tutti i mezzi per evocare i suoni che abbiamo in mente. Mentre prima era un lavoro un po' dispersivo, ora invece ne abbiamo guadagnato in genuinità: la musica alla fine è fatta di istinto ed emozioni".
A fine ottobre la band sarà in tour per presentare i brani del nuovo disco ma anche per rispolverare quelli di repertorio: "Per questo tour lasciamo perdere un po' l'elettronica che da sempre ci caratterizza per ricercare un sound più live e meno artificiale, è un po' come vestire sempre di nuovo le canzoni che portiamo sul palco e vediamo che questa cosa piace molto anche al pubblico. I commenti che abbiamo ricevuto dopo l'apertura del concerto ai Jamiroquai sono stati molto positivi e ci ha fatto molto piacere visto che il pubblico non era lì solo per noi. Suonare è il fine vero di fare musica", conclude Baroni, "Per noi è molto importante, e nonostante a volte sia anche stancante, è una cosa che ci regala molta adrenalina e dopo mesi passati in studio un po' di attività da palco non può fare che bene sia per la nostra musica sia per il gruppo".
I Planet Funk saranno in tour fino al 14 gennaio dove suoneranno a Roma. Il 28 ottobre il tour prenderà il via da Trezzo Sull’Adda (MI) e proseguirà in diverse città d'Italia tra le quali Rimini (29 ottobre), Brescia (12 novembre), Torino (19 novembre), Napoli (2 dicembre) e Ferrara (16 dicembre).

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