I rivenditori inglesi di musica: 'Più innovativi noi dei discografici'

Più innovazione sul prodotto, maggiore attenzione ai supporti fisici che ancora rappresentano la quota maggioritaria del mercato, scelta più oculata delle date di pubblicazione dei dischi. Intervistato dal settimanale Music Week, il presidente della Entertainment Retailers Association inglese (ERA), Paul Quirk, sprona i discografici a evitare comportamenti routinari e a non snobbare il mercato tradizionale: "Dobbiamo assicurarci, nella corsa al digitale, di non emarginare milioni di consumatori ed evitare di commettere lo stesso errore che abbiamo fatto con i singoli: gente che non ha alcun interesse nel digitale e che sarebbe felice di pagare 3,99 sterline per un cd singolo non ha più questa opzione a disposizione". Tra le altre priorità, Quirk individua la creazione di prodotti più accattivanti: "Il cd", spiega, "ha quasi trent'anni di vita e noi ci aspettiamo ancora che ecciti i consumatori come faceva una volta. Inoltre sarebbe il caso che le etichette distribuissero in modo più equilibrato le uscite degli album importanti nell'arco dell'anno, invece di continuare a concentrarle nell'ultimo trimestre. Se lo facessero i rivenditori smetterebbero di dedicare spazio ad altre categorie merceologiche".

A chi accusa proprio i negozianti di musica di mentalità retrograda e non al passo con i tempi, il direttore generale dell'ERA, Kim Bailey, replica che per la prima volta nella storia la maggioranza del nuovo consiglio direttivo dell'associazione (11 membri su 21) è composto da società che operano solo in digitale e non dispongono di punti vendita "fisici" sul territorio: tra queste spiccano i nomi di eMusic, 7 digital, we7, Amazon, Play.com e 24-7 Entertainment, mentre tra gli operatori tradizionali figurano HMV, Rough Trade, Sainsbury's, Asda, Tesco, Best Buy e la catena di videogiochi Game.

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