Sean Parker: 'Con Napster non volevamo distruggere la discografia'

Napster non nacque con l'intenzione deliberata di distruggere l'industria discografica. Parola di Sean Parker, cofondatore dell'impresa e oggi azionista di minoranza di Facebook, che proprio a margine della f8 Developers' Conference di San Francisco ha organizzato un incontro con la stampa seguito da un party durante il quale si sono esibiti Killers, Snoop Dogg e Jane's Addiction. "Non volevamo danneggiare in nessun modo neanche gli artisti: credevamo davvero che saremmo riusciti a fare accordi con le etichette" ha ricordato Parker durante un faccia a faccia con Daniel Ek, ceo di Spotify. Società di cui è diventato, a sua volta, investitore, e che oggi definisce "il primo servizio tra quelli che ho visto nascere a mantenere le promesse di Napster: accesso istantaneo, interfaccia più rapida, l'intero assortimento dei cataloghi delle major e delle indies disponibile in un posto solo". "Incontrare Daniel", ha aggiunto Parker, "è stato uno dei tre momenti chiave della mia vita. Gli altri sono stati conoscere Shawn Fanning (con cui è tornato a collaborare con una nuova start-up, Supyo) e Mark Zuckerberg".

Già dal palco dell'f8, dove per qualche minuto aveva raggiunto proprio Zuckerberg, Ek aveva restituito i complimenti: "Per ciò che attiene a Internet, Napster è stato probabilmente l'evento più importante della mia vita. Ha cambiato davvero il mio modo di considerare i miei artisti preferiti e la loro musica, nonché di condividerla con gli amici".

Nell'incontro di ieri sera Parker ha anche ribadito i suoi pensieri a proposito di pirateria e social music: "La pirateria", ha detto, "è una delle ragioni del declino dell'industria musicale. Ma è un problema che non può essere risolto finché non si costruisce un servizio musicale che si dimostri più conveniente di quelli illegali". Quanto all'integrazione tra Facebook e Spotify ha osservato che "lo scoprire nuova musica è sempre stato un fenomeno sociale. Ci sono stati, è vero, media che l'hanno imposta dall'alto, come la radio o Mtv; ma è sempre stato importante il passaparola nei dormitori dei college, andare nei club a sentire suonare dal vivo, ascoltare una canzone per caso al ristorante. Facebook e Spotify, insieme, sono in grado di potenziare a dismisura quella scoperta (...) e il risultato è che un maggior numero di persone sperimenterà più musica di quanto abbia mai fatto in passato. Se riusciamo ad abbinarci una piattaforma di monetizzazione efficiente e funzionante....abbiamo trovato la soluzione". "Sono convinto che si possa tornare a far soldi vendendo musica", ha chiosato Parker ribadendo le posizioni già espresse pubblicamente a maggio durante l'e-G8 di Parigi. "Siamo alla vigilia di una rinascita dell'industria discografica".

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