Se il pop inglese è un’influenza evidente nel brano sanremese, l’album che uscirà a breve offre una panoramica più ampia del background dei Velvet: “Abbiamo ascoltato il brit-pop, inteso come quel tipo di musica uscita in Inghilterra tra il ’90 e il ’95; un genere sul quale pesano dei riferimenti ben precisi: Beatles, Stones o Lou Reed. Anche noi abbiamo fatto lo stesso percorso, come chiunque suoni musica popolare, perché non si può prescindere da certi modelli. Quindi siamo cresciuti ascoltando anche i Rolling Stones e i Doors, e poi abbiamo seguito gli U2, gli Smiths, i Cure e tantissimi altri gruppi e solisti. Ora siamo qui a Sanremo anche se, sommando le nostre discoteche personali, abbiamo forse 20 dischi italiani su 4.000.”
I ragazzi non si montano la testa e cercano di prendere quanto di buono può dare loro una manifestazione che prima di tutto costituisce una vetrina di enorme importanza a livello nazionale: “La partecipazione al Festival ci servirà a porre delle basi, che si aggiungeranno a quelle che già abbiamo gettato con molta tranquillità, mattoncino su mattoncino. Magari a Sanremo, anziché un mattoncino, se ne possono mettere una quindicina...."
"Cercheremo quindi di approfittare delle possibilità che il Festival ci offre", continuano i Velvet. "Riflettendo tra di noi ci rendiamo conto che, essendo convinti del nostro disco e della nostra situazione, sentiamo poco la competitività della gara. Forse, se avessimo voluto giocare tutte le nostre chance in questa manifestazione, saremmo più decisi a combattere. In realtà ce ne andiamo dritti per la nostra strada e facciamo tesoro di tutto quello che ci succede. Ci sarà molto utile per il prosieguo della nostra carriera, perché questa è comunque un’esperienza importante”.
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