Sanremo, il pubblico tv si è perso l’unica cosa improvvisata: il Solis Quartet

Probabilmente il pubblico si è chiesto chi fossero quei quattro personaggi, armati di viola, violoncello e violini, che hanno accompagnato Elisa nella sua esibizione di ieri sera, 26 febbraio, alla prima serata di Sanremo 2001. Né l’attentissima e scafata Carrà, né l’emozionata Elisa l’hanno detto. Ed è un peccato. Si tratta del Solis String Quartet, quartetto d’archi napoletano con dieci anni di prolifica e assai differenziata attività alle spalle, caratterizzata da collaborazioni prestigiose ( da Bennato a Vollenweider, da Baglioni a Celentano) e da una disposizione particolarmente aperta ad ogni tipo di contaminazione. Una formula inusuale, alquanto distante dal classico quartetto d’archi.
Rockol ha creduto fosse il caso di dare al Solis quel che è del Solis. Per questo ha intervistato i componenti del quartetto nella sua redazione sanremese. Anche per farsi spiegare quel che è successo alla fine del brano, quando i quattro hanno improvvisato una coda di venti secondi non ripresa dalle telecamere, e sono usciti danzando insieme ad Elisa. Il pubblico televisivo quindi non ha visto l’unico momento di improvvisazione vera dell’intera serata. E’ stata infatti subito inquadrata la Carrà, che stava sul palchetto di Chiambretti. Probabilmente è per questo motivo che anche Elisa non ha avuto modo di presentarli: “C’era un clima di grossa confusione, crediamo abbia giocato molto l’emozione” ci hanno dichiarato.
Confidiamo che qualcuno voglia rimediare giovedi 29, quando gli strumentisti campani ricompariranno sul palco dell’Ariston insieme alla cantante friulana.
E’ giunto il momento, nella carriera della formazione campana, di esporsi in prima persona, anche perchè fra qualche giorno uscirà il primo album, che metterà in luce la loro personalità artistica, al di là delle collaborazioni che pure ci saranno (da Rossana Casale a Katia Ricciarelli, sino a James Senese, ”l’anima nera di Napoli”, come lo definiscono): “l’intenzione è quella di porsi come interlocutore artista”.
“Partendo comunque dall’Italia l’ambizione è quella di collocarsi in un ambito europeo” ci spiegano, offrendo un’idea diversa dell’ensemble strumentale, che non li etichetti come ”musica classica”. Una proposta che si caratterizzi per la verve e la passionalità nel suonare e non per la rigidità esecutiva e stilistica tipica di molte altre formazioni accostabili a loro per tipo di strumentazione: “la nostra anima è comunque sempre legata a certe tradizioni, ci piace fare della musica che abbia della buona melodia, oltre al supporto ritmico, altrimenti diventa puro esercizio, anche sterile”.
Riguardo alla presentazione mancata, sono fiduciosi per un recupero nella serata di giovedì. “Se non ci presenta nessuno- ci hanno detto a livello di battuta – fermiamo tutto e ci presentiamo da soli”.
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