Sanremo, Quintorigo:
‘il nostro brano?
onesto, naturale e simpatico!’

Sanremo, Quintorigo:‘il nostro brano? onesto, naturale e simpatico!’
Rilassati, nonostante mezz’ora di inutile attesa per Russell Crowe, i Quintorigo (John De Leo, voce; Valentino Bianchi, sassofono; Andrea Costa, violino; Gionata Costa, violoncello e Stefano Ricci, contrabbasso) si sono presentati in conferenza stampa accompagnati da Claudio Buia, responsabile dell’Universal.
La prima domanda riguarda le calze di nylon che il cantante si è appeso al collo durante l’esibizione di ieri sera. “Sono di Angelina, una donna normalissima, così normale da apparire aliena. Una dissociata, disintegrata che ha imparto a fare i soldi perché c’è sempre qualcuno che te li chiede” risponde John.
“Il brano è nato subito dopo l’uscita dell’album “Grigio”. Era in fase embrionale ed è stato completato per questa occasione. Abbiamo cercato di partorire idee nuove, ma risultava tutto molto freddo e cerebrale, questo ci sembra più onesto, naturale e facile”, racconta il cantante.
“La musica non è l’unica forma d’arte che ci interessa , nelle nostre esibizioni dal vivo, (la tourneé partirà in estate e toccherà anche qualche paese europeo) curiamo molto l’aspetto teatrale per distruggere la staticità del musicista”, conclude. Un collega chiede un giudizio sulla regia del Festival. Dopo una risposta diplomatica di John, “uguale per tutti i brani, non ha penalizzato nessuno”, interviene Stefano Ricci con ben altro tono: “Non ci è sembrata soddisfacente a livello di riprese. Sconclusionata, farraginosa. Non ha saputo dare il giusto risalto al quintetto. Quattro di noi sono stati allontanati a fine esibizione e questo non ci rende giustizia. Ci vorrebbe un rapporto più intelligente tra ciò che si vede e quello che si sente, non ha senso, per esempio, inquadrare il coro se non sta cantando.
Un buon quarto d’ora, infine, per stabilire la giusta collocazione di “Bentivoglio Angelina”. “Il melodramma è un riferimento più preciso rispetto ai Gong e a Frank Zappa - chiarisce John. - L’ispirazione viene da tante cose, sia passate che presenti. Abbiamo semplicemente presentato una canzone simpatica. Ci siamo messi a suonare insieme per divertirci. La dimensione ludica è rimasta immutata e cerchiamo di mantenere evidente questo aspetto gioiso nei nostri album e nei concerti. Si parla di omicidio, di delitto passionale, ma con ironia. Non c’è nessun messaggio sociale diretto. Vogliamo guardare al grande patrimonio musicale che abbiamo alle spalle per farne una sintesi piacevole tentando di introdurre un linguaggio nuovo e originale”.

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