Rockol incontra David Guetta: 'Sono un rivoluzionario del clubbing moderno'

Rockol incontra David Guetta: 'Sono un rivoluzionario del clubbing moderno'

Il pensiero di incontrare un dj e producer del calibro di David Guetta mette una certa soggezione. Trovandosi di fronte alla superstar della consolle, al contrario, ci si sente davvero a proprio agio: nessun divismo, nessun capriccio, solo positività ed un gran sorriso solare. David fa la gavetta ai piatti dei club alternative parigini, iniziando a soli diciassette anni. Ora, a quarantaquattro anni, Guetta è il re della dance internazionale, osannato da colleghi e non, richiesto da artisti i cui nomi riecheggiano nelle classifiche mondiali: basti pensare ai Black Eyed Peas, a Kelly Rowland, ad Usher, a Jennifer Hudson e a Snoop Dogg, solo per citarne alcuni.

La "magia" di David, come lui stesso ci ha raccontato, comicia ad Ibiza, accanto alla moglie Cathy e all'idea folgorante per riuscire a suonare in uno dei celebri club dell'Isola: "Tutto ha avuto inizio un'estate ad Ibiza, mi trovavo li con mia moglia Cathy. Io e lei ci siamo conosciuti da giovanissimi in un locale e da allora non ci siamo più lasciati. Il nostro è un sodalizio artistico e personale, siamo una coppia nella vita ma lavoriamo insieme, ed è fantastico. Abbiamo una grande intesa e lei è una manager di talento. Ovvio che, come tutte le coppie, ogni tanto discutiamo per business, ma occuparci degli affari insieme ci obbliga a chiarire il prima possibile, e questo è molto positivo. La nostra vita ha sempre ruotato intorno al club, siamo degli 'animali notturni' e girare locali per noi è normale. Quei giorni ad Ibiza li ricorderò per sempre.: ero noto in Francia ma volevo, con tutte le mie forze, suonare in uno dei club dell'isola. E' stato allora che mi è venuto in mente di coniare lo slogan 'Fuck Me I'm Famous'. E' una sorta di riflessione scherzosa su ciò che mi capitava di vedere nei club di Parigi: ragazze che non si facevano alcuno scrupolo e si volevano concedere a chiunque potesse avere un minimo di notorietà, me compreso, che ero solo un dj! Ma sono sempre stato uno spettatore di tutto ciò, lo giuro. Ho stampato quindi dei flyer, che ho distribuito anche di persona, ho vestito con delle magliette con questo 'motto' dei bei ragazzi e ragazze e li ho mandati in giro per Ibiza. Beh, ha funzionato perchè poi mi sono ritrovato a suonare al Pacha, il massimo. Prima di me, la splendida isola spagnola, era dominio di dj statunitensi. Era tutto 'USA oriented', la musica europea era abbastanza snobbata, quella francese poi, non ne parliamo. Nel '97 sono arrivati i Daft Punk, e ci hanno spalancato le porte. Io, nel mio piccolo, ho cercato di diffondere il mio sound. Pensavo: 'vedrete cosa combinerò tra qualche anno', ogni volta che qualcuno che storceva il naso. Credo che i fatti poi mi abbiano dato ragione", dice David. .

Contenuto non disponibile



Il beatmaker ha appena pubblicato il suo suo nuovo album, "Nothing but the beat", suddiviso in due dischi: un cd dalle sonorità pop ed uno spiccatamente electro: "Con questa divisione ho voluto dare la possibilità di far conoscere anche il mio lato più 'clubbing', nasco come dj house ed i beat sono vita per me.

Non ho mai dato molta importanza alle etichette, non catalogo i generi. Per me non esiste questa spaccatura così abissale tra underground e mainstream, anche se la separazione c'è a tutti gli effetti. Il mio obiettivo è sempre stato quello di unire questi due mondi, la dance con il pop. Ci ho lavorato sodo. Quando sono andato negli USA, e non ero ancora nessuno lì, ho proposto la cosa, ho detto proviamo, se poi non vi convice, niente da fare. Ebbene, il mio progetto ha funzionato così bene che ora la dance sta uscendo dalle discoteche, pian piano, e si sente anche in radio. I palinsesti radiofonici hanno una programmazione un tantino old style. Penso all'Italia o alla Francia, dove si trasmette tanta musica 'tradizionale'. Sto combattendo molto per l'introduzione di giovani talenti electro o indie in radio. Io stesso ho lavorato con una artista alternative, si chiama Sia. L'ho conosciuta grazie ad un demo, è una cantante strepitosa. Sono sempre stato attento alle nuove tendenze e cerco di dare un'opportunità a chi se la merita, penso ad Afrojack o agli LMFAO. Non ho problemi se un ragazzo durante una serata mi lascia un suo cd, li ascolto tutti, sul serio. Sembra incredibile ma lo faccio", continua Guetta. "Sono un uomo che ama la precisione e non do mai nulla per scontato. Anche ora, che lavoro con artisti del calibro di Kelly Rowland o Timbaland e tutti conoscono il mio nome. Tra dieci anni mi vedo sempre così, un pochino invecchiato, ma con lo stesso spirito e la stessa voglia di fare. Sempre che non vi stufiate di me, ma spero davvero di no", conclude il dj. .

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.