Peppino Di Capri si rinnova e incontra i Bluvertigo

Peppino Di Capri si rinnova e incontra i Bluvertigo
E’ avvenuto in gran segreto, per volontà di entrambe le parti, ma soprattutto dei Bluvertigo, l’incontro fra il gruppo di Morgan e Peppino Di Capri, due poli opposti (almeno in apparenza) della musica italiana. Davanti alle telecamere di Raitre (che manderà in onda il relativo servizio domani, lunedì 26 febbraio, alle 13,10 durante il programma “L’una italiana”, che martedì 27 ospiterà Peppino direttamente in studio) si è consumato l’incontro fra due generazioni diametralmente opposte, quella della vecchia guardia e quella dell’avanguardia, quella del sacro e quella del profano, quella classicamente tardo-romantica dello “Champagne” e quella neo-trasgressiva de “L'assenzio”. Nessuna collisione, ma un piacevole incontro fra personaggi che si stimano: “Che facciamo?” si chiedono. “Cerchiamo di individuare i punti comuni tra noi, che sono in realtà molti più di quanti si pensi” dice Morgan. E il buon Peppino spiazza tutti: “Credo che attualmente in comune abbiamo la passione per la tecnologia”. Ma la tecnologia non è presente nella hall dell’albergo, dove c’è solo un pianoforte. E allora “si va alla vecchia”: Morgan abbozza gli accordi di “Champagne” (“Me li sono scritti”), ma il ritmo aumenta rapidamente e arriva come per incanto al twist di “A St. Tropez”, con gli altri Bluvertigo che ballano e riprendono l’evento con le proprie videocamere. Di Capri suona poi l’introduzione di “Roberta”, che si sviluppa subito a 2 voci e a 4 mani. “Ammazza, oh!” afferma ridendo il twister caprese, con papalina orientale in testa. “Sembri Khaled!” scherzano i Bluvertigo mentre scambiano con il loro idolo i rispettivi nuovi cd.
Il copricapo di Peppino Di Capri è la parte visiva di una svolta artistica che risulta evidente nel brano presentato a Sanremo, caratterizzato da una matrice etnica di stampo maghrebino: “La cosa che più mi interessava era dare una svolta alla mia musica – afferma l’autore -. Mi sono chiuso in camera a lungo per pensarci e ho trovato questa nuova veste più interessante dei soliti arrangiamenti rock e delle cose che sto facendo da molti anni. Voglio continuare su questa strada perché mi sono reso conto che la mia voce si trova bene su questi ritmi e queste melodie. Sono consapevole di essere stato un precursore, ma ho fatto troppe cose classiche che mi hanno stancato. Ora voglio sonorità e ritmiche forti, in sintonia con quello che c’è nell’aria e quello che suggerisce il momento musicale che stiamo vivendo”. In realtà, la svolta musicale espressa dall’ultimo Di Capri è una perfetta sintesi fra la classica melodia imposta dal suo timbro vocale e la contaminazione mediterranea. “Tanti anni fa si scimmiottavano cover di cantanti stranieri – spiega Peppino -. Però, riportando in auge l’antica canzone napoletana tra i ragazzini che non conoscevano brani come “I’ te vurria vasà”, mi sono trovato a fare una bella operazione di rilancio di un genere che altrimenti sarebbe stato relegato solo a certi timbri di voce strettamente melodrammatici. I lunghi periodi delle canzoni classiche all’italiana mi hanno però bloccato in una situazione che non rinnego, ma ora è un po’ come risvegliarsi dopo un lungo sonno, riscoprendo la voglia di sperimentare, di osare, che avevo all’inizio della mia carriera”. Questa mediazione fra i generi coinvolgerà naturalmente anche le esibizioni live del cantante: “Molta gente vuole da me i classici e li eseguo volentieri, ma ora li divido a metà con i brani nuovi”. Dieci sono le canzoni contenute nell’album “Fase 3”, che già nel titolo annuncia una nuova via per Di Capri: “Ci sono 3 o 4 pezzi di tendenza etnica. Negli altri ritroviamo la solita trasparenza di Peppino Di Capri, però con una ritmica più sostenuta e nuove timbriche che si stanno sviluppando nella musica attuale. Una sola canzone è cantata in napoletano, “Go away”, scritta da James Senese: parla di una Napoli che prima o poi deve cambiare”. In proposito, Pino Daniele ha recentemente dichiarato di trovarsi più vicino alla Napoli dei 99 Posse che a quella, per esempio, di un Gigi D’Alessio. “Beh, questo lo doveva dire anche perché i 99 Posse sono ospiti del suo album. Ma trovo Pino ancora originale (un po’ meno nei testi) e tuttora in grado di andare avanti a testa alta, quindi non bisognoso di aiuti o accostamenti. Comunque le prime cose che vengono fatte da un cantautore sono sempre le migliori, perché sono le più spontanee”. E a Sanremo quanta spontaneità si trova oggi? “Spesso si scrivono canzoni appositamente per Sanremo e questo toglie spontaneità. Mi piacerebbe che tutti portassero al Festival i brani così come li sentono realmente, senza plasmarli e adattarli al classico stile sanremese. Chi si presenta al Festival in questo modo, vedi i vari Drupi, Zucchero o Vasco, sono alla fine quelli che reggono più a lungo. Io da Sanremo mi aspetto che la mia canzone sia trainante per l’album e spero di fare una buona figura di fronte al pubblico di una manifestazione importante. Per il resto, un centro classifica mi starebbe benissimo, ma sono preparato anche a un ultimo posto…”

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