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NEWS   |   Italia / 25/02/2001

Una farsa il premio giornalistico
'Città di Sanremo'

Una farsa il premio giornalistico 'Città di Sanremo'

Ridicolo. E' l'unico aggettivo che ci sentiamo di spendere per il sedicente “Premio Giornalistico Città di Sanremo”, che verrà assegnato stasera 25 febbraio nel corso di una serata di gala che si terrà all'Hotel Royal. Patrocinato dalla SIAE, nella persona del commissario Mauro Masi, questo cosiddetto premio dovrebbe essere consegnato a quanti “hanno contribuito con il loro lavoro al consolidamento dell'immagine di Sanremo come capitale della musica leggera italiana”. Inizialmente previsto per sei giornalisti, attualmente – nel pomeriggio di domenica 25 febbraio – è già stato allargato a 17 persone, e non ce la sentiamo di escludere che prima di stasera la rosa dei “premiati” venga ampliata ulteriormente.
A che serve questo premio? Probabilmente ad accattivarsi la benevolenza dei premiati (che, ci auguriamo, non si faranno commuovere). Non ci sono motivazioni, non ci sono ragioni specifiche, non ci sono meriti speciali: si tratta soltanto di un premio “a pioggia”, che soddisfi le testate giornalistiche e le esorti ad essere benevole nei confronti di questa edizione del Festival.
Non è assolutamente accettabile che da questo premio venga escluso il collega Gigi Vesigna, che – senza piaggeria, e senza particolari simpatie personali – è un pezzo di storia di questo Festival: ma siccome adesso non è più il direttore di “Sorrisi e Canzoni”, viene escluso dalla rosa dei premiati. Non è assolutamente accettabile che questo premio – se così merita di essere definito – venga assegnato ai rappresentanti delle testate, e non ai singoli giornalisti. Non è assolutamente accettabile – lo diciamo con tutta la stima personale per Antonio Ricci – questo premio vada a chi di Sanremo si è sempre (e condivisibilmente) fatto beffe.
Diciamo allora le cose come stanno: questo premio è una truffa, un espediente promozionale, uno scherzo. Che meriti ha per “il consolidamento dell'immagine di Sanremo” Giulio Anselmi, direttore dell'Espresso? Perché il nome del collega Nino Pirito del Secolo XIX (lui sì, da sempre commentatore del Festival) è stato sostituito in corsa da quello del direttore del quotidiano? Come mai, rispetto alla lista dei premiati circolante ieri (e anticipata da “Panorama”, e confermata a Rockol in una telefonata di venerdì scorso) ci sono almeno dieci aggiunte? Che razza di giuria è quella composta da Cesare Lanza, Mario Maffucci, Adriano Solaro e Mauro Masi? E che titoli hanno questi signori per fare da giurati? Da quanto tempo Mauro Masi si occupa del festival di Sanremo? E perché un discografico (Adriano Solaro) deve far parte della giuria?
Non scherziamo, ragazzi: i premi giornalistici, per chi ci crede, sono roba seria. E se ci sentiamo di sottoscrivere – se non altro in spirito di ecumenismo, e per par condicio, e per far contenti un po' tutti – il riconoscimento a colleghi anziani che a Sanremo si sono giocati pezzi di fegato e ci cuore (primo fra tutti Sandro Ciotti, con il quale abbiamo condiviso interminabili nottate ai tavolini dell'hotel Londra), non possiamo accettare un approccio che è inteso a regalare biglietti aerei (dello sponsor Alitalia) e non a riconoscere i meriti di chi a questo Festival ha dedicato almeno una settimana di vita ogni anno.
Ridicolo, appunto. E su questo “premio” non spenderemo una riga di più. E' il primo episodio vergognoso di un Festival che, in questo modo, inizia sotto i peggiori auspici.

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