Grammy Awards:
da Eminem agli U2,
la cronaca dello show

Grammy Awards:  da Eminem agli U2, la cronaca dello show
I Grammy Awards, gli Oscar della musica Americana giunti alla 43a edizione e svoltisi questa notte allo Staples Center di Los Angeles, sono stati più all’insegna delle performance live che dei premi veri e propri. I riconoscimenti più rilevanti sono stati vinti dagli U2 (tre premi per “Beautiful day”), la cantante country-pop Faith Hill (altri tre premi) e, ovviamente, Eminem, che si è portato a casa tre premi, tra cui quelli per il miglior disco rap e la migliore performance rap. Ma la show era uno show, più che una semplice premiazione.
La serata si è aperta con una Cadillac luccicante posta al centro del palco, che ha svelato la presenza del piccolo rapper Lil Bow Wow a introdurre l’esibizione di Madonna con il suo hit “Music”. La signora Ritchie circondata da ballerini, coristi e musicisti ha indossato per l’occasione una t-shirt con su scritto il suo vecchio nomignolo “material girl”, infiammando il pubblico presente e aprendo di fatto i Grammy Awards del 2001. Presentatore della serata l’attore Jon Stewart, il quale, nel tentativo di strappare qualche sorriso, più che deliziare il pubblico con autentici momenti di comicità, ha fatto del facile umorismo su Puff Daddy, l’assenza di Britney Spears, Napster, il vestito di Toni Braxton e, ovviamente Eminem: “Dopo il duetto con Elton John, Eminem ha accettato di andare nella toilette con George Michael!” è stata una delle sue battute.
15 dei 100 premi sono stati consegnati durante lo show e il primo è andato a Macy Gray, la quale con la sua “I Try” si è guadagnata il titolo di “miglior performance pop femminile”, battendo Madonna, Christina Aguilera, Britney Spears, Aimee Mann e Joni Mitchell. Di grande effetto la performance degli N’Sync che con “This I promise you”, hanno dato prova di saper davvero cantare, quando vogliono.
La serata ha quindi premiato il “miglior album pop”, riconoscendo i meriti di “Two against nature” degli Steely Dan che sul palco hanno semplicemente e brevemente ringraziato le rispettive famiglie. Si è poi tornati a un’altra esibizione, quella delle Destiny’s Child che, accompagnate nelle coreografie da una ventina tra ballerini e acrobati, hanno cantato “Independent women” e “Say my name”. Le Destiny’s Child non hanno fatto in tempo a riprendere fiato dall’esibizione, che già si sono viste consegnare dalle mani di Mya e Sisqo il premio come “miglior performance r&b di un gruppo o duo” per la loro “Say my name”.
I Grammy Awards quest’anno hanno potuto contare su una vasta gamma di esibizioni dal vivo, in grado di accontentare tutti i gusti e offrire momenti indimenticabili. Tra questi certamente il live dell’inossidabile Paul Simon, seguito dalla star del country Faith Hill e dagli U2. Questi ultimi hanno offerto una versione applauditissima di “Beautiful day”, canzone che si è guadagnata il titolo di “migliore performance rock di un gruppo”, “canzone dell’anno” e “disco dell’anno”. Bono (con indosso una giacca con rose ricamate), ha ringraziato quanti hanno suonato quella canzone nelle radio e espresso tutta la sua simpatia per Macy Gray, che secondo Bono, avrebbe meritato di vincere al posto loro il titolo di “canzone dell’anno” per “I try”. Macy Gray, accompagnata da una band con indosso parrucche fucsia, si è esibita poi con “Request line” (attuale singolo dei Black Eyed Peas), ma anche con “ I try”, attirando però i commenti negativi degli animalisti che l’hanno vista arrivare allo Staples Center con una vistosa pelliccia di visone bianco.
Davvero alternativo il live di Moby e Jill Scott, insieme per “Natural blues”. La coppia ha offerto una performance molto suggestiva che si è guadagnata una standing ovation anche grazie al contributo dei Blue Man Group.
Il momento che tutti attendevano era però scoprire se la Recording Academy avrebbe premiato come album dell’anno il controverso “Marshall Mathers lp” di Eminem e capire come il rapper avrebbe messo insieme la sua performance con Elton John. Eminem ha battuto il suo produttore Dr.Dre (consacrato “produttore dell’anno”), portando a casa il premio come “miglior album rap” e ringraziando quanti sono andati oltre le polemiche e compreso lo spirito del suo album, ma non è riuscito a vincere la sfida con gli Steely Dan, i quali con “Two against nature” hanno ricevuto dalle mani di Stevie Wonder e Bette Midler il premio come “album dell’anno”. La tensione era a un punto tale che Michael Greene, presidente della Recording Academy, si è visto costretto a lungo discorso di giustificazioni prima di introdurre Eminem. Coadiuvato da una scenografia rotante con un letto e una scrivania, il rapper si è esibito con “Stan”, spalleggiato nel ritornello e al piano elettrico da Elton John, vestito con un completo a pois coloratissimo. La performance ha ricevuto una standing ovation e Elton John ha regalato numerosi abbracci e pacche sulla spalla al rapper, in segno di approvazione.
I Grammy Awards di quest’anno hanno capitalizzato l’attenzione proprio per questo duetto, ma vanno citate anche le ottime performance di Christina Aguilera, Marc Andrè Hamelin, Shelby Lynne insieme a Sheryl Crow, Brad Paisley e Dolly Parton e quella dei Take 6 con Nnenna Freelon. Shelby Lynne in particolare, ha apportato un momento di inaspettata tensione quando ha ricevuto da Richie Sambora e Shakira il premio come “migliore nuova artista”. Visibilmente tesa, la cantante ha polemicamente ringraziato la Recording Academy per essersi ricordata di lei come “nuova artista”, dopo ben 6 album da lei realizzati.
Tra i premiati anche Dianne Reeves nella categoria jazz (Erykah Badu ha accettato il premio al suo posto, essendo la Reeves assente), Shakira come “miglior album latin-pop”, Faith Hill per l’album “Breathe” nella sezione country e Tom Bee & Douglas Spotted per il primo premio dedicato alla musica dei nativi americani (premio presentato con commozione da Robbie Robertson e Val Kilmer).
A consegnare i trofei (oltre a quelli già citati) anche Melissa Etheridge, Gloria Estefan, Joe, Jimmy Smits, Ray Romano, Carlos Santana, Joni Mitchell, Jenna Elfman, Kid Rock, Heather Locklear e Toni Braxton. A quest’ultima di certo spetta un riconoscimento particolare: quello di aver raccolto la sfida di Jennifer Lopez lanciata l’anno scorso con il suo famoso nude look. La Braxton, infatti, ha lasciato senza parole il pubblico, presentandosi con un abito bianco che lasciava davvero poco all’immaginazione.
I Grammy Awards pero’ hanno ben 100 categorie diverse e solo 15 trovano spazio nello show del quale poi tutti parlano. Nel pomeriggio di ieri infatti, le restanti 85 categorie hanno ricevuto pochi clamori e attenzione. Si è trattato in pratica della lettura di una sfilza di nomination e la premiazione frettolosa di ingegneri del suono, produttori, registi di video musicali, ma anche di alcune categorie un po’ più “nazional-popolari” che sono state relegate nel pre-show. Davvero pochi quelli che hanno presenziato per ricevere il premio e tra quei pochi c’erano i Baha Men, vincitori nella categoria “miglior disco dance” per il loro hit “Who let the dogs out”. A Sting è andata la “migliore performance vocale pop maschile” mentre agli Steely Dan la “migliore performance pop di un duo o gruppo”. Tra i premiati all’ombra del grande show anche i DeLaSoul come “miglior performance rap di un duo o gruppo”; “Migliore collaborazione pop” per BB King e Dr.John; “miglior performance solista femminile r&b” per Toni Braxton e il suo singolo “He wasn’t man enough”; “miglior performance maschile solista r&b” a favore di D’Angelo con “Untitled (how does it feels)”; Gloria Estefan per “miglior disco tropical tradizionale”; le Mary Mary come “miglior album di gospel contemporaneo” e i Foo Fighters per il “miglior album rock” e come “miglior short video” per l’esilarante “Learn to fly"
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