Janet Jackson a Milano, show rutilante (ma niente sold out)

Due ore di musica, balli sfrenati, effetti speciali e.

qualche lacrimuccia. E’ quanto offre Janet Jackson ai fans milanesi per la sua prima (e unica di questo tour) esibizione in Italia. In un FilaForum affollato (circa settemila spettatori, tra i quali Elio & le Storie Tese, Alice, Irene Grandi, Mario Lavezzi) ma non gremito, accompagnata da sei musicisti (batteria, percussioni, chitarra, basso e due tastiere), due coriste e otto ballerini, Janet parte, tra esplosioni e scenari spaziali, con “The velvet rope”, il pezzo che dà il nome al suo ultimo disco e alla tournée. Il palco è addobbato da grossi cordoni e velluti colorati ma l'attenzione del pubblico è tutta concentrata sulla piccola artista di Los Angeles, che indossa un attillato completo nero e si muove con eleganza sul palco. Dopo “If” e “You”, Janet, accompagnata solo da una chitarra acustica, interpreta “Let's wait a while” e “Again”. Dalla sala si alza un'ovazione convinta, e lei accusa il colpo, ringrazia commossa e piange. L'occhio della telecamera, che per tutto il concerto riprenderà Janet, indugia sul viso della cantante che si riga di lacrime. Rimane il dubbio che siano lacrime sincere, ma tant'è: i fans si emozionano e applaudono senza riserve. Tornano i ballerini e Janet propone in rapida successione alcuni dei brani migliori contenuti in “Control”, l'album d'esordio: “What have you done for me lately”, “Nasty”, “The pleasure principle”, “Control” sono pezzi che i fans conoscono a memoria, e in platea si balla allegramente.


Dopo una breve pausa, il sipario si riapre e si assiste alla parte più divertente del concerto.

Il palco si è trasformato in un grande parco giochi, i ballerini e Janet indossano costumi da giullari e folletti, con tanto di enormi cappellacci. Canzoni come “Escapade”, “When I think of you”, “Miss you much” e “Whoops now” sembrano create apposta per questo scenario di mille colori. Un altro intervallo e Janet torna in scena in versione. Michael! Quando infatti balla e canta “I get lonely”, indossando una larga camicia bianca e un cappello nero calato sugli occhi, sorge il dubbio che l'ultima di casa Jackson sia rimasta in camerino e abbia lasciato spazio al fratello. Dubbio peraltro che scompare quando Janet si slaccia la camicia e mette in mostra un sensuale reggiseno nero. E’ il momento delle provocazioni, e un ragazzo delle prime file viene fatto salire sul palco. Janet canta per lui “Rope burn”, e sullo schermo gigante si vive l'emozione e lo stupore del fortunato prescelto. Dopo altre due canzoni, “Black cat” (in versione rockeggiante) e “What about”, spazio alla band, con cinque minuti buoni di assoli. Janet e i ballerini si ripresentano sul palco (e questo ce lo potevano risparmiare!) in divise militari per le canzoni finali, “Rhythm nation” e “Special”. Si chiude il sipario ma la cantante non si fa pregare più di tanto, e torna per le canzoni più attese: “That's the way love goes”, “Got til it's gone” e “Together again”. Janet presenta ballerini e musicisti, saltella visibilmente felice sul palco e, dopo essersi scusata per aver trascurato l'Italia per così tanto tempo, saluta e se ne va.


Una curiosità: in un’intervista concessa alla “Stampa”, Janet ha spiegato certe sue pose e fotografie sadomaso: “Non amo particolarmente cuoio e tute di latex attillate, ma adoro il piercing, infatti ne ho uno sulla lingua e uno su un capezzolo. Non mi piace il male fisico, ma facendomi il piercing ho scoperto che la mia soglia del dolore è un poco più avanti della norma”.
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