La UE ha deciso: estesi a 70 anni i diritti sulle registrazioni musicali

La UE ha deciso: estesi a 70 anni i diritti sulle registrazioni musicali

Anche se di stretta misura (259 voti favorevoli rispetto ai 255 necessari, contrarie le delegazioni di Belgio, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Olanda, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia, astenuti Austria ed Estonia), questa mattina il Consiglio dei Ministri UE ha approvato in via definitiva la direttiva che estende da 50 a 70 anni i diritti sulle registrazioni musicali (calcolati a partire dalla data di prima pubblicazione). La modifica della norma sul copyright, già approvata dal Parlamento Europeo nel 2009 e richiesta per iscritto da più di 38 mila artisti oltre che dalle maggiori case discografiche, dovrà essere recepita entro l'ottobre 2013 negli ordinamenti dei vari Stati Membri. In seguito alla sua entrata in vigore l'Europa garantirà alle registrazioni fonografiche un termine di protezione pari a quello applicato in Cile, Brasile, Perù e Turchia: solo Messico (75 anni) e Stati Uniti (95 anni) prevedono a questo punto un periodo di protezione maggiore.

"La decisione di estendere i termini di protezione per le registrazioni in Europa è una grande notizia per gli artisti interpreti", ha commentato il presidente IFPI Placido Domingo. "Gli artisti a inizio carriera beneficieranno della disponibilità di maggiori fonti di ricavo da investire in nuovi talenti; quelli già affermati potranno godere dei frutti del loro lavoro durante l'arco di tutta la loro esistenza, cosa particolarmente importante oggi che i servizi digitali autorizzati rendono la musica ampiamente disponibile online". "L'estensione dei termini riduce anche il gap esistente tra la protezione offerta alla musica registrata e quella garantita alle composizioni musicali, riflettendo il ruolo importante che gli artisti interpreti svolgono nel successo di una canzone" ha aggiunto Domingo, sottolineando un aspetto rimarcato anche dal manager degli U2 Paul McGuinness. Commenti favorevoli all'esito della votazione sono stati espressi anche da parte di Bjorn Ulvaues, felice di non correre il rischio di "vedere gli Abba utilizzati in uno spot televisivo",  dall'associazione delle etichette indipendenti Impala e dal presidente di PMI Mario Limongelli.

Enzo Mazza, presidente della FIMI, sottolinea invece il ruolo giocato dall'Italia "nella costruzione del consenso necessario a Bruxelles per ottenere questo importante risultato bipartisan, che ha visto impegnati sulla stessa linea prima il governo Prodi e poi il governo Berlusconi. Il nostro Paese ha inciso in maniera determinante anche in sede di votazione, dal momento che insieme agli altri membri fondatori della UE (Regno Unito, Francia e Germania) dispone di 29 voti in Consiglio". "L'approvazione della direttiva", aggiunge Mazza, "è una conquista fondamentale in un momento certo non facile per le tematiche del copyright a livello internazionale, e assume un valore tanto più prezioso considerando il valore di asset strategico che i cataloghi storici rivestono per le aziende musicali".

Un parere completamente diverso è espresso sulle pagine del sito Digital Music News dall'avvocato esperto in copyright Steve Gordon, secondo cui l'estensione dei copyright avvantaggia le major (anche americane, visto che la legge si applica stato per stato a tutte le registrazioni musicali indipendentemente dalla loro provenienza) e le grandi rockstar, ma produce poche conseguenze positive per gli artisti di minore popolarità e forza contrattuale.

La cosa certa, a questo punto, è che numerose registrazioni storiche di Elvis Presley, Bob Dylan, Beatles e Rolling Stones (ma anche di Adriano Celentano, Mina, Gianni Morandi e altri "big" italiani) vedono scongiurato il rischio di diventare a breve di pubblico dominio.

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