Concerti, F1 Rocks a Monza con Jamiroquai e Planet Funk: il commento di Rockol

Concerti, F1 Rocks a Monza con Jamiroquai e Planet Funk: il commento di Rockol

Offre spunti anche molto interessanti F1 Rocks, sorta di allegato musicale al circus della Formula Uno che scarrozza in giro per il mondo star planetarie per fare da contraltare sonoro al rombo dei motori, ma di questo parleremo dopo. La musica, innanzitutto. I Planet Funk, ai quali è stato affidato il compito di scaldare la folla in attesa di sua maestà Jay Kay, a pochi giorni dalla pubblicazione del loro nuovo album "The great shake" hanno dato prova di essere una band viva, concreta, capace di seguire con coerenza un percorso evolutivo non semplicissimo: onesto e diretto, l'ensemble pop dance partenopeo-fiorentino ha offerto un set più "suonato" e essenziale, lasciando spazio a batterie e chitarre accando ai riff sintetici da sempre proprio marchio di fabbrica. Non adagiandosi sulle hit del passato, e complice una scaletta ben calibrata - con una tale carriera alle spalle concentrare pezzi forti e nuovi brani non è affatto semplice, in un set d'apertura - il gruppo ha saputo coinvolgere, umanamente oltre che musicalmente, anche grazie al nuovo vocalist Alex Uhlmann, che - invece di inseguire a tutti i costi il fantasma di Dan Black - sta cercando una via personale di inserimento, ben supportato dai compagni. Dei Jamiroquai è difficile dire qualcosa di originale: il palco è l'habitat naturale di Jay Kay, che gigioneggia il giusto, ben attento a stare dentro le righe pur cercando di non farlo troppo notare. La band, manco a dirlo, è una macchina da guerra: sezione ritmica solidissima, schiera di coriste e sezione fiati fanno il resto. Scolastici? Forse, ma il risultato c'è, ed è incontestabile. I visual - assolutamente in tema, tra reminiscenze disco-music e macchine da corsa (con la citazione kubrickiana dell'"occhio" di Hal 9000), non distolgono troppo l'attenzione da ciò che succede sul palco, anche perché la scaletta - manco a dirlo - è costellata di hit. Insomma, lo show giusto per un pubblico generalista per vocazione, come quello che può dividersi tra un Gran Premio e un evento live. Del resto il carattere collaterale rispetto al weekend motoristico non ha assolutamente inficiato la bontà tecnica dell'evento: ottimi i suoni (eccezion fatta per un brevissimo muto, sul finale del set), forse un po' impastati a tratti, specie sui bassi, ma la tribuna centrale di rimpetto al palco - montato in pieno centrocampo - avrebbe potuto dare ben altri problemi, acusticamente parlando. Agli occhi del frequentatore medio di concerti rock, certo, qualche cosa potrebbe anche non tornare: lo spazio del Brianteo non è stato sfruttato in pieno, e le aree vip - poste laterlmente rispetto al palco - occupavano forse una porzione troppo ingombrante del parterre. La filosofia dietro a F1 Rocks, occorre considerarlo, non è quello dei grandi numeri, dell'happening collettivo sulla scia dei grandi festival, ma del party. Per gli appassionati (di motori, di musica o di entrambi) e, last but not least, per tutto ciò che gravita al circo delle monoposto, sponsor compresi. E da questo punto di vista la scelta del cartellone - considerata soprattutto la tipologia di pubblico relativa - è stata assolutamente funzionale. A conti fatti, quindi, rimane una manifestazione della enormi possibilità, piazzata strategicamente sia dal punto di vista temporale (la prima metà di settembre, quando non fa né troppo caldo né troppo freddo per un evento all'aperto) e geografico (il popoloso hinterland a nord di Milano, in concomitanza - per giunta - con una manifestazione sportiva di carattere internazionale), con margini di crescita amplissimi tutti da sfruttare. Alla quale, se dovesse crescere bene e diventare sempre più grossa, sarà d'obbligo chiedere di coniugare la filosofia del party e dell'angolo musicalmente ricreativo ai margini di un evento sportivo a quella delle grandi affluenze.
(dc/dp/vm)

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