Pino Daniele tra le mura della Medina

Pino Daniele tra le mura della Medina
Quella della contaminazione non è certo una strada nuova per Pino Daniele e il nuovo album “Medina” tradisce fin dal titolo un’inclinazione musicale di stampo maghrebino. Il disco, preceduto dal singolo “Gente di frontiera”, segna il passaggio di casa discografica (dalla CGD alla BMG) e sarà nei negozi a partire da venerdì 16 febbraio. La copertina raffigura una scatola di thè ed è un dipinto dell’artista marocchino Hassan Hajjaj, che Pino ringrazia per l’ispirazione: “Mi sono innamorato di questo quadro, ‘Caravan Tea Box’, ed ho immaginato per un momento che le mie canzoni potessero far parte degli ingredienti di quella scatola. Ho visto così la mia ricerca concretizzarsi in un’immagine, che era proprio quella raffigurata in quel quadro; per questo ho deciso di usarla come cover del disco”. Un’interazione tra due forme d’arte (musica e pittura) che costituisce la parte visiva di un più elaborato intreccio fra culture musicali differenti realizzato tramite la consueta parata di musicisti che caratterizza ogni produzione del cantautore napoletano. Quella nordafricana è infatti in evidenza dal punto di vista grafico ma da quello sonoro è solo una delle influenze riscontrabili in “Medina”, dove troviamo come sempre le radici partenopee, la contaminazione mediorientale, il rock, il funky, il rap, le ballate d’amore e il jazz. Il tutto messo a punto con il contributo di musicisti arabi (Lotfi Bushnaq, Khadijà El Aprite, Abdelkrim Halilu, ecc.), americani (i mostri della fusion Mike Mainieri, Victor Bailey e Peter Erskine), africani (l’artista del Mali Salif Keita e il turco Omar Faruk) e italiani (Lele Melotti, Rino Zurzolo e i 99 Posse). L’album è comunque decisamente moderno nella sua realizzazione (la produzione è affidata allo stesso Daniele e al fondatore degli Steps Ahead Mike Mainieri), e si avvale di un massiccio apporto da parte della tecnologia, ma l’idea viene da mondi antichi, come spiega Pino introducendo “Medina”: “Medina città vecchia, luogo di mercato dentro le mura, odore di spezie, vecchi canti che passano sul Mediterraneo da costa a costa, da Napoli a Tunisi, dalla Sardegna alle coste Ispaniche, dalla Grecia al Marocco, portati dal vento caldo dell’Africa. Questa è stata la mia ispirazione per questo progetto”.
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