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NEWS   |   Industria / 23/08/2011

MP3tunes vs EMI, la prima sentenza: la cloud senza licenza è legale

MP3tunes vs EMI, la prima sentenza: la cloud senza licenza è legale

Il tribunale federale di Manhattan, a New York, ha sentenziato ieri che MP3tunes – l’ormai famigerato servizio musicale cloud-based creato da Michael Robinson (attualmente impegnato nel lancio di DAR.fm) – è legale e le sue prerogative rientrano in quanto previsto dal DMCA (Digital Millennium Copyright Act). E’ una sentenza che fa rumore perché, pur riconoscendo in parte le ragioni di EMI nella causa che la opponeva a MP3tunes, vede la discografia nel suo complesso profondamente minata in alcuni principi-cardine del suo modello di business, ridisegnando potenzialmente lo scenario della cloud musicale e spianando la strada a Amazon (attiva con il servizio Cloud Drive) e Google (che opera con Music Beta). In dettaglio, la sentenza di primo grado emessa dal giudice William Pauley ha decretato da un lato la colpevolezza di Robertson e della sua società relativamente a due aspetti della controversia legale: l’upload vietato di materiale protetto da copyright e non autorizzato e il rifiuto di rimuoverlo dopo avere ricevuto notifica da EMI in tal senso (Robertson, in particolare, aveva caricato sul suo locker personale in MP3tunes 350 brani di EMI attraverso siti non in regola con le licenze e, considerando una multa che potrebbe arrivare a 30.000 dollari a canzone, fronteggia il rischio di un’ammenda superiore ai dieci milioni di dollari). Dall’altro, però, ha dato ragione all’imprenditore e alla sua piattaforma nella loro rivendicazione di conformità alle clausole di ‘safe harbour’ del DMCA, avendo obbedito immediatamente sia alle richieste di rimozione basate sul DMCA, sia a quelle di chiusura degli account dei violatori persistenti. In buona sostanza, il giudice Pauley ha sentenziato che MP3tunes non è responsabile della vigilanza delle fonti da cui proviene l’upload dei suoi locker: se il contenuto trasferito sui suoi server proviene da siti illegali o da piattaforme P2P non è compito di MP3tunes preoccuparsene finché non abbia ricevuto una esplicita notifica di rimozione. La responsabilità, quindi, sarebbe limitata alla risposta puntuale alle lamentele e alla relativa rimozione dei file incriminati. La decisione, come premesso, favorisce implicitamente Google e Amazon perché nella sentenza di 29 pagine depositata dal giudice si legge che la rimozione dei dati duplicati non costituisce una violazione della legge sul copyright ma solo un metodo di gestione efficiente dell’archiviazione digitale e della banda disponibile; ne esce, quindi, del tutto minimizzato il concetto di 'master copy' laddove il giudice decreta che un duplicato esattamente uguale all’originale ha diritto di essere creato in funzione di un accesso e un utilizzo più efficienti: "MP3tunes non utilizza una 'master copy' per archiviare e suonare nei propri locker le canzoni. Invece MP3tunes usa un algoritmo standard di compressione di dati che elimina i dati digitali ridondanti". Indirettamente ciò significa che se i gradi di giudizio successivi confermassero quanto decretato ieri, Google e Amazon, che notoriamente hanno aperto il servizio di cloud musicale senza richiedere licenza alla discografia sostenendo che la stessa non è richiesta per un servizio di storage individuale, potrebbero agevolmente sincronizzare con un proprio database centrale gli upload degli utenti, equiparandosi al servizio iCloud di Apple (che, invece, la licenza l’ha richiesta e l’ha pagata cara alle major). Le reazioni di EMI e di Robertson sono di opposto tenore e già anticipano il ricorso in appello. "EMI ritiene che aziende come MP3tunes, che consapevolmente costruiscono un’impresa basata su musica rubata, non dovrebbero avere diritto ad alcuna difesa in nome del ‘safe harbour’ del DMCA e stiamo valutando le nostre opzioni per la revisione di quelle porzioni della sentenza”, recita un comunicato della major britannica. "EMI inizialmente ha sostenuto che MP3tunes stesse violando 33.000 delle sue opere e questa decisione riduce del 99% la fondatezza dei suoi reclami, riguardando solo 350 brani e soltanto per aspetti minimi. Anche in quelle aree riteniamo che i fatti non siano coerenti e stiamo esplorando quali opzioni abbiamo per ricorrere in appello”, sostiene Robertson che aggiunge: “La sentenza sul caso EMI vs MP3tunes è decisamente una vittoria per la cloud music in generale e per il modello di business di MP3tunes. I consumatori saranno sicuri di potere archiviare, suonare e fruire la musica utilizzando servizi cloud-based come MP3tunes. E coloro che stanno costruendo o valutando servizi simili come Amazon, Google, Grooveshark e Dropbox acquisiranno maggiore confidenza nell’offrirli senza licenza".