MP3.com si fa largo in Parlamento

Sempre più a suo agio tra i palazzi del potere di Washington, il numero uno della Web company USA, Michael Robertson, ha pensato bene di pubblicare una guida al 107mo Congresso degli Stati Uniti d’America. Il volume, una sorta di vademecum (prodotto in 3.000 copie) al nuovo schieramento politico che si appresta a governare il paese, contiene fotografie e profili biografici dei 535 membri del parlamento, con lo scopo di facilitare a giornalisti e lobbyisti di vario genere l’identificazione dei soggetti a cui rivolgere di volta in volta le proprie attenzioni (negli USA i rapporti tra mondo economico e politico funzionano così, in modo più smaccato ma forse anche meno ipocrita).
MP3.com sta dimostrando a sua volta una abilità lobbystica da far invidia alle potenti organizzazioni dei produttori discografici e degli autori: già nel corso del 2000 avrebbe elargito contributi parlamentari nell’ordine dei 16.000 dollari, 4.000 dei quali sarebbero andati al senatore repubblicano Orrin Hatch, uno dei più strenui sostenitori della liberalizzazione della musica su Internet.
E ora gli intenti di questa nuova iniziativa sono altrettanto chiari: “Abbiamo pensato che un’introduzione al nuovo Congresso da parte di un Internet service provider fosse appropriata”, spiega lo stesso Robertson nell’introduzione al volume, “dal momento che l’uso che in futuro di farà di Internet rientra tra le sfide più importanti che i nuovi legislatori dovranno affrontare”. Il numero uno di MP3.com spera di convincere i nuovi congressisti a predisporre nuovi strumenti legislativi di protezione per servizi on-line come il suo My.MP3.com, un database digitale di oltre 80.000 album che è già costato alla società 134 milioni di dollari in multe per violazioni dei diritti d’autore.
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