NEWS   |   Italia / 24/01/2001

'Noi non ci saremo',
dicono i CSI

'Noi non ci saremo', dicono i CSI
'Noi non ci saremo”. Non solo un titolo, ma una dichiarazione d’intenti. I CSI non ci saranno più ed hanno scelto questa canzone - la loro versione della canzone di Guccini resa nota dai Nomadi- come simbolo e titolo della doppia raccolta che celebra la fine di questa lunga ed onorata storia.
“Io avrei preferito chiudere la storia in silenzio, svicolando di lato almeno per un po' di tempo”, racconta Giovanni Lindo Ferretti a Rockol. “Questi due dischi nascono dal fatto che i CSI hanno registrato tutto quello che hanno fatto in questi anni e ci sono molte cose che non fanno parte dei dischi ‘ufficiali’. Ognuno di noi comunque aveva voglia di un disco che ricordasse il percorso fatto insieme in dieci anni.”
Il 2 febbraio uscirà quindi il primo volume, il secondo è previsto per la primavera. Oltre a “Noi non ci saremo”, originariamente incisa per un tributo ad Augusto Daolio e presente in una versione rimasterizzata che è uscita anche come singolo, il primo disco conterrà alcune versioni dal vivo, rarità ed alcune chicche come una versione di “Fuochi nella notte di San Giovanni” con la banda di Goran Bregovic, “Unità di produzione” suonata a Mostar e l’inedito “Il resto”, basato su un una musica originariamente scritta nel 1996 pensando al Giubileo e obbligatoriamente completata da poco, alla fine dell’anno giubilare. “I CSI hanno fatto una marea di concerti e cose strane, fuori dai binari”, spiega Ferretti. “Valeva la pena lasciarne una traccia più evidente nella memoria. I CSI sono stati i tre dischi “ufficiali” ma anche una sacco di piccole cose fatte dal vivo e dal vero, con la presenza di un pubblico che fa la differenza rispetto alla musica registrata in uno studio. Quanto a ‘Il resto’, ha una storia strana. Non volevo fare niente di nuovo per questo disco, anche per vicissitudini personali, ma Maroccolo e Magnelli continuavano a spedirmi tracce… C’erano molti spunti musicali che avevamo iniziato tempo fa senza completare, perché i CSI in studio erano vulcanici… Maroccolo me li ha messe in fila chiedendomi se era possibile completarne qualcuno. Io continuavo a dire di no, perché quando una storia è finita, mi è difficile trovare delle parole. Ma mi sono forzato e sono uscite queste poche parole…”.
Le fine della storia dei CSI, come noto, è stata segnata dalla scissione della storica coppia Ferretti-Zamboni, già anima dei CCCP. Una scissione sulla quale si è già detto molto. Zamboni ha comunque partecipato alla lavorazione di questo disco, sovraincidendo alcune parti di chitarra. “I CSI sono finiti anche perché non c’era più possibilità di lavorare con Massimo”, spiega molto semplicemente Ferretti. “Quello che univa i CSI era un patto originario fra galantuominini, non tanto la storia musicale. Vedere andare via qualcuno che lo aveva siglato fin dagli inizi comportava di non potersi più riconoscere… Abbiamo provato in tutto il Duemila a suonare senza Massimo, innanzitutto per vedere se era possibile ricucire questo strappo, ma anche per dare spazio alla vita. Non è stato possibile ricucirlo, né stare su un palco senza di lui… Era un'attesa di un ritorno: una volta chiarito che il ritorno non ci sarà, beh, è finita la storia… La collaborazione di Massimo è una chiusura di questo patto: questo è un disco dei CSI. Gli è stata offerta la possibilità di aggiungere le sue parti nei brani in cui non era materialmente presente”.
Così come della separazione Zamboni-Ferretti, si è detto molto anche dei progetti futuri dei rimanenti membri originari dei CSI: Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, Giorgio Canali, Gigi Cavalli Cocchi. Originariamente si era parlato di un futuro progetto per il 2001, sotto un nuovo nome. “Si, il 2001 è giunto e questo programma non è ancora in atto…”, amette Ferretti. “La voglia di Maroccolo e Magnelli, che sono veri musicisti, sarebbe di essere già in studio, consapevoli che non c’è Massimo e che quindi non si può fare finta di proseguire una storia, ma che bisogna iniziarne un'altra. Io, che non sono un musicista, ho bisogno di molto più tempo di quanto ne abbiano bisogno gli altri per sedimentare la mancanza di Massimo. Per cui al momento non si fa niente, ma qualche idea e qualche voglia c’è. Non c’è dubbio che continuiamo ad essere vivi, e che la musica continua ad avere un valore per noi, anche se questo valore non è più quello che aveva ai tempi dei CSI e non sappiamo ancora quale possa essere. ‘Noi non ci saremo’ vuole anche dire che in questa dimensione non ci sono più i CSI. Per andare avanti dobbiamo trovarne una diversa, nostra ed altrettanto forte”.
L’intervista completa a Giovanni Lindo Ferretti uscirà su Rockol il 2 febbraio, in contemporanea con la pubblicazione di “Noi non ci saremo”.
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