Musica digitale:
ora le major fanno sul serio

Fusioni, acquisizioni, accordi di collaborazione, partecipazioni societarie, partnership “strategiche”, test di mercato, sperimentazioni tecnologiche: il mondo della musica, e più in generale quello dell'intrattenimento multimediale, sembra nuovamente in preda a una sbornia digitale. Con l'inizio del nuovo anno (c'entreranno qualcosa le suggestioni legate alla data fatidica del 2001?), intorno e dentro al Web, ma anche ai sistemi wireless, al broadband, alla TV interattiva e al satellite, è tutto un fiorire di nuove iniziative che preludono a un nuovo boom di offerta di musicale sotto molteplici formati digitali e “immateriali”, svincolati dall'idea tradizionale di supporto sonoro.

La seconda metà del 2000 aveva visto tutte le major discografiche, nessuna esclusa, scendere in campo con i primi test di vendita in “downloading” e una serie di accordi per la diffusione di musica in “streaming”.

E ora, come previsto dai più attenti osservatori del mercato, si entra nella fase successiva: quella in cui alle innovazioni e al caos anarcoide dei tempi pionieristici si sostituiscono i “business model” destinati a generare profitti per l'industria, sia attraverso la vendita diretta di brani e album scaricabili in download sia, soprattutto, attraverso la fornitura di servizi in streaming che dietro corresponsione di canoni di abbonamento periodici diano accesso a menù del tipo “all you can eat” (si paga una quota fissa mensile, e si ascolta musica on-line tutte le volte che lo si desidera). Su questa strada si stanno avviando tutte le maggiori case musicali, ognuna delle quali persegue le sue strategie in modo differente ma anche (regola numero uno della new economy) non esclusivo. Sul modello di “sottoscrizione” temporale a servizi di contenuto musicale sono già lanciati in piena corsa tanto la coppia formata da Bertelsmann e Napster che la neocostituita AOL Time Warner, pronta a mettere a disposizione dei suoi 130 milioni di abbonati TV (via cavo) e Internet i cataloghi musicali in suo possesso (Madonna, Red Hot Chili Peppers, Eric Clapton, Neil Young, ecc.).


Le notizie delle ultime ore (2.

900 nuovi brani BMG scaricabili a pagamento disponibili in rete) confermano il gruppo tedesco come uno il più entusiasta sostenitore, tra le major musicali, della rivoluzione digitale, mentre i rivali attendono di conoscere l'esito dell'appello tuttora in corso contro Napster prima di decidere se aggregarsi al carro della Bertelsmann. Unica rilevante eccezione Universal, che resta ancorata sulle sue posizioni annunciando (vedi news) di non volere collaborare con il sito americano anche per non turbare le ambiziose strategie musicali del portale Web Vizzavi, fiore all'occhiello del suo nuovo padrone, la francese Vivendi; mentre anche EMI e Sony, ancora in cerca di partner strategici di peso tra i provider Internet e i fornitori di infrastrutture telematiche, cominciano ad aprire con più generosità i rispettivi forzieri: la multinazionale giapponese tramite l'accordo, appena siglato (vedi news) con Vitaminic USA, che venderà da questo trimestre 600 brani del catalogo Sony nei formati digitali “protetti” Windows Media e ATRAC 3; la EMI continuando a licenziare repertori a molteplici società, spesso in cambio di partecipazioni azionarie (ultimo accordo in ordine di tempo, quello recentissimo con la americana Intertainer, a cui la società britannica ha affidato circa 6.000 video musicali per lo streaming sul Web e la diffusione via cavo o linee DSL).


Ma se i diretti interessati dicono di avere le idee chiare sulle strategie da perseguire, il risultato finale di tutto questo infervorato attivismo resta tutto da dimostrare. I discografici sembrano fare gran affidamento sulla diffusione dei lettori portatili digitali di nuova generazione, capaci di leggere i file codificati nei nuovi formati protetti (a differenza del vecchio MP3), ma c'è chi non manca di far notare che la popolarità del concetto di “file-sharing” e di scambio alla pari diffuso da Napster rischia di rendere già obsoleti i sistemi di distribuzione digitale pilotati da un vertice, anziché “democraticamente” gestiti dagli stessi utenti. E non sarebbero in pochi, secondo altri commentatori, i cybernauti pronti ad abbandonare il “traditore” Napster – non appena la sua trasformazione in “servo” dell'industria sarà portata a compimento - per riversarsi su analoghi servizi gratuitamente disponibili in rete, come Aimster, Gnutella, Toadnode e WinMX. Attendiamo le prossime ondate di novità con la convinzione che il futuro, ancora una volta, è tutto da scrivere.
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Claudio Buja (presidente Universal Music Publishing)
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