Baglioni, provocazioni e libagioni

Baglioni, provocazioni e libagioni
Sul suo sito Internet, il cantautore romano ha deciso di rivolgere ai fans, invece che gli auguri di buon 2001, quella che lui stesso definisce una “provocazione”. Che tuttavia, tra le contorte riflessioni dell’artista (che ammette l’influsso delle libagioni di fine anno), risulta piuttosto difficile da cogliere – cionondimeno cercheremo di riassumerla ai nostri lettori. Scrive Baglioni:
“Viene sempre un momento nel quale, forse per gli eccessi della tavola, per la particolare filigrana che segna in controluce queste giornate, per l'idea che se c'è un momento dell'anno nel quale potrebbe accadere qualcosa di straordinario, questo è proprio il periodo delle festività natalizie, ci sorprendiamo a sbirciare in quel cortile per lo più disabitato che è la nostra coscienza. (…) E, allora, invece dei soliti auguri, vorrei proporvi una provocazione. E la provocazione è questa. C'è un tempo (che è anche l'unico reale) che l'uomo non abita mai davvero. Anche se a leggerlo, così, nero su bianco può sembrare assurdo, anche se, istintivamente, ciascuno di noi giurerebbe il contrario, questo tempo che non c'è, che non possediamo mai fino in fondo è proprio il presente. La casa dell'uomo non è il presente. Schiacciato com'è tra il richiamo del passato e l'urgenza di futuro, il presente si consuma così in fretta che non ce ne accorgiamo nemmeno e i suoi istanti sono infinitamente più brevi di quelli mille volte rivissuti del passato o di quelli mille volte immaginati del futuro. E' questo il destino del presente: l'unico tempo che ci è dato e che, in realtà, non possediamo”. Detto questo, Baglioni si blocca inaspettatamente:
“Non fateci caso. L'ho detto: devono essere gli eccessi della tavola (tra i quali non escluderei nemmeno i fumi dell'alcool)”.
Ma prontamente riparte con le elucubrazioni: “Non riesco a non pensarci. Quanto di noi è ‘passato’ (la memoria: la porta più vicina dell'identità) e quanto è ‘futuro’ (attesa, speranza). Quanto, insomma, -più che essere ciò che siamo- siamo miscela di ciò che siamo stati e di ciò che saremo?”
Proprio mentre il groviglio va facendosi più intricato, appare la luce in fondo al tunnel – “il mio augurio è che quelli che vengono non siano solo nuovi giorni, ma giorni nuovi, e tali saranno se nuovi riusciremo ad essere noi che li abitiamo e non perderemo mai la forza e la voglia di renderli -attimo dopo attimo- un po' più simili a noi”.
Dall'archivio di Rockol - presenta il suo Festival di Sanremo
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