HitWeek, Agcom, musica e giovani: Rockol intervista il ministro Giorgia Meloni

Tra i più entusiasti testimonial di HitWeek, iniziativa ideata da Francesco Del Maro che si propone di promuovere negli Stati Uniti il meglio del rock, del pop e del lifestyle italiano, figura da due anni il ministro della gioventù Giorgia Meloni, divenuta parte attiva del progetto attraverso l'organizzazione di un contest che consente a due talenti/band emergenti di esibirsi a New York e a Los Angeles a fianco di alcuni dei maggiori artisti italiani. Rockol l'ha intervistata per approfondire le motivazioni del suo coinvolgimento nella manifestazione ma anche per conoscerne gusti, opinioni e iniziative in campo musicale:

Come, e sulla base di quali considerazioni, è maturata la decisione del Ministero della Gioventù di garantire il suo appoggio a una manifestazione come HitWeek?

Il sostegno del Ministero della Gioventù a HitWeek è iniziato nel 2010, e ha consentito a due band emergenti italiane di esibirsi su palcoscenici d'eccezione a New York e a Los Angeles. Lo abbiamo fatto perché crediamo che la musica, assieme al talento giovanile, sia uno dei patrimoni nazionali più importanti. Per questo abbiamo voluto dare alle giovani promesse musicali italiane l'opportunità di esibirsi di fronte ad un grande pubblico, su tre dei più prestigiosi palcoscenici mondiali (New York, Los Angeles, e quest'anno anche Miami), e in compagnia di artisti di fama internazionale, sicuri che sapranno farsi valere. Saper valorizzare il talento della gioventù significa avere fiducia nelle nuove generazioni e dimostrare di voler davvero investire nel futuro. Ora tocca ai nostri giovani artisti trovare tramite le note giuste la via del successo.

In che modo tale appoggio è destinato a evolversi eventualmente in futuro? Con quali obiettivi? Come valuta i risultati fin qui ottenuti?

Il bilancio della prima edizione è stato sicuramente positivo, e anche i ragazzi delle band che hanno vinto con il contest la possibilità di esibirsi su palchi importanti come quelli di New York e Los Angeles ne sono rimasti entusiasti. L'obiettivo resta quello di promuovere anche all'estero il vivaio musicale italiano, sempre dinamico e in continua evoluzione, per dare ai nostri ragazzi l'occasione di farsi conoscere il più possibile. Contiamo di andare avanti su questa strada, il talento musicale emergente italiano saprà sfruttare al meglio il palcoscenico di rilievo che gli viene offerto.

Come Ministro della Gioventù, ha altri progetti in cantiere o in via di attuazione che coinvolgano la musica?

Abbiamo diversi progetti volti a sostenere e promuovere la creatività e il protagonismo giovanile, anche in campo musicale. Tra questi vorrei citare "Giovani energie in comune", un'iniziativa che ha coinvolto 348 Comuni, per una popolazione di 3.894.774 abitanti, di cui quasi un milione di under 35.

E' possibile ipotizzare anche in Italia la nascita di un "ufficio export" per la musica che promuova e offra opportunità di affermazione all'estero a giovani talenti musicali?

E' sicuramente un'idea interessante, ed è un po' quello che stiamo facendo con l'impegno del Ministero della Gioventù e degli Istituti Italiani di Cultura di far incontrare le giovani band emergenti con le etichette straniere, in particolare quelle d'Oltreoceano.

Una delle carenze strutturali del settore musicale, in Italia, è rappresentata dalla assenza di sale prova/studi di registrazione a disposizione di giovani musicisti dilettanti o aspiranti professionisti. Si tratta, a Suo avviso, di materia di competenza dei privati e/o degli enti locali, o sarebbe auspicabile anche un intervento da parte dello Stato?

Il Ministero della Gioventù si è schierato fin dall'inizio in prima linea per incentivare il più possibile l'apertura di spazi attrezzati ai giovani che vogliono fare musica. L'ultimo progetto in ordine di tempo che cammina in questo senso è OstHELLO, che abbiamo messo in campo con la collaborazione dell'Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. OstHELLO è un progetto finalizzato a incentivare e favorire la mobilità giovanile, ideato per promuovere una forma di turismo alternativo che non sia solo di fruizione passiva ma diventi un'opportunità per i ragazzi di trovare risposte a loro interessi precisi e vocazioni personali, accrescendo le proprie conoscenze attraverso l'incontro, la pratica e la ricerca. Al centro della sua azione ci sono gli ostelli della gioventù presenti sul territorio nazionale e il marchio OstHELLO come segnale identificativo di ciascuna di queste residenze che andrà a costituire una rete di strutture dedicate ognuna a diverse arti: musica, cinema, multimedialità, fotografia e pittura, letteratura e teatro. E, proprio per sostenere la produzione musicale giovanile, gli ostelli che aderiscono al progetto si attrezzeranno in modo da offrire ai loro ospiti sale di registrazione e sale prova, ma anche per insegnare come realizzare, produrre e confezionare un album su cd. Ma vorrei ricordare anche un disegno di legge che mi sta molto a cuore, quello relativo alle Comunità Giovanili: spazi di aggregazione giovanile gestiti direttamente da associazioni di ragazzi, all'interno dei quali i giovani possano ritrovarsi, socializzare, leggere, studiare, fare sport, cinema, teatro e anche musica.

Un altro ritardo endemico, rispetto ad altri Paesi europei, l'Italia lo sconta sotto il profilo dell'educazione musicale scolastica e dell'aggiornamento dei programmi. Siamo un Paese di ascoltatori ma non di musicisti: com'è possibile intervenire per promuovere lo studio e la pratica dello strumento musicale, con le ricadute a livello culturale e sociale di cui molti educatori sottolineano l'importanza?

Credo che su questo fronte il ministro Gelmini abbia compiuto un passo molto importante, istituendo tra gli indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado il Liceo Musicale e Coreutico. Sono convinta che questo corso di studi, al quale è stata data piena dignità dalla riforma, contribuirà notevolmente ad ampliare l'offerta formativa nel campo della musica.

E' molto acceso, di questi tempi, il dibattito che coinvolge industrie dei copyright, comunità artistiche, Internet Service Provider, associazioni dei consumatori ed opinione pubblica in merito alla delibera dell'Agcom in tema di tutela del diritto d'autore e pirateria online. Qual è il suo punto di vista in proposito, considerando che si tratta di un tema molto sentito (e dai risvolti impopolari) presso le fasce giovani di utenza della rete?

Mi sono battuta molto perché Agcom rivedesse la bozza di delibera che era circolata nelle scorse settimane, e che aveva sollevato notevole dissenso nella comunità web. Ho scritto personalmente a suo tempo al presidente dell'Autorità Garante per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, esortandolo, prima di deliberare il provvedimento allora allo studio, a valutare con attenzione l'impatto che questo rischiava di avere sulla libertà di espressione su internet, in particolare per le nuove generazioni. Specie per i più giovani, infatti, la libera espressione passa oggi dalle forme di comunicazione consentite dalla Rete, ed è pura utopia pensare di governare questi nuovi strumenti con leggi disegnate per affrontare la realtà del secolo scorso. Devo dire dunque che sono lieta della sensibilità che Agcom ha dimostrato scegliendo di mantenere aperto il dibattito pubblico sul nuovo regolamento da adottare per la tutela del diritto d'autore su internet. Ci sono aspetti molto positivi nel regolamento appena approvato e in particolare la promozione dell'offerta legale di contenuti on line e il riconoscimento del cosiddetto "fair use" che garantisce la libertà di espressione. Mentre ritengo che meriti un approfondimento il complesso meccanismo individuato per indurre la rimozione dei contenuti coperti da diritto d'autore. Nessuno mette in dubbio che sia indispensabile remunerare i diritti collegati alla creatività nel mondo contemporaneo. Il problema è che il diritto d'autore ovvero la Legge che il Regno d'Italia ci ha tramandato dal secolo scorso, non funziona più. Le dimensioni del fenomeno della cosiddetta pirateria ci dimostrano che occorre affrontare il problema. E' anche colpa della pigrizia della politica se oggi Agcom è chiamata a trovare soluzioni veloci, quasi emergenziali. Deve essere chiaro però che queste soluzioni non possono in alcun modo ledere i diritti di espressione del libero pensiero che oggi, almeno per i giovani, si esercitano soprattutto attraverso internet. La decisione di rimuovere contenuti dalla Rete è una decisione rilevante per la libertà di espressione. Trovo perciò giusta la scelta dell'Agcom di rinviare in ultima istanza decisioni del genere solo all'autorità giudiziaria. Credo però che il meccanismo per ora individuato rischi di essere farraginoso e sia suscettibile di miglioramenti che, sono certa, verranno nel corso del dialogo futuro. Vorrei intanto sottolineare uno dei punti qualificanti del regolamento approvato dall'Agcom che riguarda, proprio come avevamo chiesto, la promozione dell'offerta legale online. La nostra industria di contenuti, specie quella cinematografica e audiovisiva, è in forte ritardo rispetto agli altri paesi occidentali. Noleggiare o acquistare un film su internet è semplice quotidianità all'estero, pratica difficilissima in Italia, limitata da un'offerta pressoché inesistente. La pirateria si combatte anzitutto togliendole il carburante della "scarsita", in un mercato aperto e trasparente. La musica lo ha già capito e i modelli di business oggi sono profondamente diversi da quelli di dieci anni fa, con nuove opportunità proprio per i giovani autori. Sono ancora più soddisfatta per il riconoscimento del cosiddetto fair use che risolve un nodo importante e allontana lo spettro della censura delineando un sistema in cui il diritto di cronaca e comunicazione è garantito e rimane intatto il diritto di ricorrere a un giudice per chiedere la rimozione dei contenuti scorretti. Credo che ora si debba lavorare, sulla scia di questo regolamento, per adeguare il nostro ordinamento giuridico e consentire anche ai semplici cittadini della Rete (blogger, utenti di social network, gestori di siti personali) quelle prerogative in termini di utilizzo parziale dei materiali coperti da diritto d'autore oggi riconosciute per prassi solo all'attività giornalistica in senso stretto.

Qual è il suo rapporto personale con la musica, da consumatrice? Ricorda il primo disco che ha acquistato? Oggi continua ad ascoltare ed acquistare musica? Nei negozi di dischi o su Internet?

Mi piace molto ascoltare musica, e lo faccio ogni volta che posso. Quando sono a casa, quando guido. Se gli impegni me lo permettono, assisto a qualche concerto dal vivo, ma mi accade di rado. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato quello di Vasco Rossi a Roma. Il primo disco che ricordo di aver acquistato è stato "The final countdown", degli Europe. Oggi però la musica che ascolto la acquisto su iTunes.

    Tra i più entusiasti testimonial di HitWeek, iniziativa ideata da Francesco Del Maro che si propone di promuovere negli Stati Uniti il meglio del rock, del pop e del lifestyle italiano, figura da due anni il ministro della gioventù Giorgia Meloni, divenuta parte attiva del progetto attraverso l'organizzazione di un contest che consente a due talenti/band emergenti di esibirsi a New York e a Los Angeles a fianco di alcuni dei maggiori artisti italiani. Rockol l'ha intervistata per approfondire le motivazioni del suo coinvolgimento nella manifestazione ma anche per conoscerne gusti, opinioni e iniziative in campo musicale:

    Come, e sulla base di quali considerazioni, è maturata la decisione del Ministero della Gioventù di garantire il suo appoggio a una manifestazione come HitWeek?

    Il sostegno del Ministero della Gioventù a HitWeek è iniziato nel 2010, e ha consentito a due band emergenti italiane di esibirsi su palcoscenici d'eccezione a New York e a Los Angeles. Lo abbiamo fatto perché crediamo che la musica, assieme al talento giovanile, sia uno dei patrimoni nazionali più importanti. Per questo abbiamo voluto dare alle giovani promesse musicali italiane l'opportunità di esibirsi di fronte ad un grande pubblico, su tre dei più prestigiosi palcoscenici mondiali (New York, Los Angeles, e quest'anno anche Miami), e in compagnia di artisti di fama internazionale, sicuri che sapranno farsi valere. Saper valorizzare il talento della gioventù significa avere fiducia nelle nuove generazioni e dimostrare di voler davvero investire nel futuro. Ora tocca ai nostri giovani artisti trovare tramite le note giuste la via del successo.

    In che modo tale appoggio è destinato a evolversi eventualmente in futuro? Con quali obiettivi? Come valuta i risultati fin qui ottenuti?

    Il bilancio della prima edizione è stato sicuramente positivo, e anche i ragazzi delle band che hanno vinto con il contest la possibilità di esibirsi su palchi importanti come quelli di New York e Los Angeles ne sono rimasti entusiasti. L'obiettivo resta quello di promuovere anche all'estero il vivaio musicale italiano, sempre dinamico e in continua evoluzione, per dare ai nostri ragazzi l'occasione di farsi conoscere il più possibile. Contiamo di andare avanti su questa strada, il talento musicale emergente italiano saprà sfruttare al meglio il palcoscenico di rilievo che gli viene offerto.

    Come Ministro della Gioventù, ha altri progetti in cantiere o in via di attuazione che coinvolgano la musica?

    Abbiamo diversi progetti volti a sostenere e promuovere la creatività e il protagonismo giovanile, anche in campo musicale. Tra questi vorrei citare "Giovani energie in comune", un'iniziativa che ha coinvolto 348 Comuni, per una popolazione di 3.894.774 abitanti, di cui quasi un milione di under 35.

    E' possibile ipotizzare anche in Italia la nascita di un "ufficio export" per la musica che promuova e offra opportunità di affermazione all'estero a giovani talenti musicali?

    E' sicuramente un'idea interessante, ed è un po' quello che stiamo facendo con l'impegno del Ministero della Gioventù e degli Istituti Italiani di Cultura di far incontrare le giovani band emergenti con le etichette straniere, in particolare quelle d'Oltreoceano.

    Una delle carenze strutturali del settore musicale, in Italia, è rappresentata dalla assenza di sale prova/studi di registrazione a disposizione di giovani musicisti dilettanti o aspiranti professionisti. Si tratta, a Suo avviso, di materia di competenza dei privati e/o degli enti locali, o sarebbe auspicabile anche un intervento da parte dello Stato?

    Il Ministero della Gioventù si è schierato fin dall'inizio in prima linea per incentivare il più possibile l'apertura di spazi attrezzati ai giovani che vogliono fare musica. L'ultimo progetto in ordine di tempo che cammina in questo senso è OstHELLO, che abbiamo messo in campo con la collaborazione dell'Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. OstHELLO è un progetto finalizzato a incentivare e favorire la mobilità giovanile, ideato per promuovere una forma di turismo alternativo che non sia solo di fruizione passiva ma diventi un'opportunità per i ragazzi di trovare risposte a loro interessi precisi e vocazioni personali, accrescendo le proprie conoscenze attraverso l'incontro, la pratica e la ricerca. Al centro della sua azione ci sono gli ostelli della gioventù presenti sul territorio nazionale e il marchio OstHELLO come segnale identificativo di ciascuna di queste residenze che andrà a costituire una rete di strutture dedicate ognuna a diverse arti: musica, cinema, multimedialità, fotografia e pittura, letteratura e teatro. E, proprio per sostenere la produzione musicale giovanile, gli ostelli che aderiscono al progetto si attrezzeranno in modo da offrire ai loro ospiti sale di registrazione e sale prova, ma anche per insegnare come realizzare, produrre e confezionare un album su cd. Ma vorrei ricordare anche un disegno di legge che mi sta molto a cuore, quello relativo alle Comunità Giovanili: spazi di aggregazione giovanile gestiti direttamente da associazioni di ragazzi, all'interno dei quali i giovani possano ritrovarsi, socializzare, leggere, studiare, fare sport, cinema, teatro e anche musica.

    Un altro ritardo endemico, rispetto ad altri Paesi europei, l'Italia lo sconta sotto il profilo dell'educazione musicale scolastica e dell'aggiornamento dei programmi. Siamo un Paese di ascoltatori ma non di musicisti: com'è possibile intervenire per promuovere lo studio e la pratica dello strumento musicale, con le ricadute a livello culturale e sociale di cui molti educatori sottolineano l'importanza?

    Credo che su questo fronte il ministro Gelmini abbia compiuto un passo molto importante, istituendo tra gli indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado il Liceo Musicale e Coreutico. Sono convinta che questo corso di studi, al quale è stata data piena dignità dalla riforma, contribuirà notevolmente ad ampliare l'offerta formativa nel campo della musica.

    E' molto acceso, di questi tempi, il dibattito che coinvolge industrie dei copyright, comunità artistiche, Internet Service Provider, associazioni dei consumatori ed opinione pubblica in merito alla delibera dell'Agcom in tema di tutela del diritto d'autore e pirateria online. Qual è il suo punto di vista in proposito, considerando che si tratta di un tema molto sentito (e dai risvolti impopolari) presso le fasce giovani di utenza della rete?

    Mi sono battuta molto perché Agcom rivedesse la bozza di delibera che era circolata nelle scorse settimane, e che aveva sollevato notevole dissenso nella comunità web. Ho scritto personalmente a suo tempo al presidente dell'Autorità Garante per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, esortandolo, prima di deliberare il provvedimento allora allo studio, a valutare con attenzione l'impatto che questo rischiava di avere sulla libertà di espressione su internet, in particolare per le nuove generazioni. Specie per i più giovani, infatti, la libera espressione passa oggi dalle forme di comunicazione consentite dalla Rete, ed è pura utopia pensare di governare questi nuovi strumenti con leggi disegnate per affrontare la realtà del secolo scorso. Devo dire dunque che sono lieta della sensibilità che Agcom ha dimostrato scegliendo di mantenere aperto il dibattito pubblico sul nuovo regolamento da adottare per la tutela del diritto d'autore su internet. Ci sono aspetti molto positivi nel regolamento appena approvato e in particolare la promozione dell'offerta legale di contenuti on line e il riconoscimento del cosiddetto "fair use" che garantisce la libertà di espressione. Mentre ritengo che meriti un approfondimento il complesso meccanismo individuato per indurre la rimozione dei contenuti coperti da diritto d'autore. Nessuno mette in dubbio che sia indispensabile remunerare i diritti collegati alla creatività nel mondo contemporaneo. Il problema è che il diritto d'autore ovvero la Legge che il Regno d'Italia ci ha tramandato dal secolo scorso, non funziona più. Le dimensioni del fenomeno della cosiddetta pirateria ci dimostrano che occorre affrontare il problema. E' anche colpa della pigrizia della politica se oggi Agcom è chiamata a trovare soluzioni veloci, quasi emergenziali. Deve essere chiaro però che queste soluzioni non possono in alcun modo ledere i diritti di espressione del libero pensiero che oggi, almeno per i giovani, si esercitano soprattutto attraverso internet. La decisione di rimuovere contenuti dalla Rete è una decisione rilevante per la libertà di espressione. Trovo perciò giusta la scelta dell'Agcom di rinviare in ultima istanza decisioni del genere solo all'autorità giudiziaria. Credo però che il meccanismo per ora individuato rischi di essere farraginoso e sia suscettibile di miglioramenti che, sono certa, verranno nel corso del dialogo futuro. Vorrei intanto sottolineare uno dei punti qualificanti del regolamento approvato dall'Agcom che riguarda, proprio come avevamo chiesto, la promozione dell'offerta legale online. La nostra industria di contenuti, specie quella cinematografica e audiovisiva, è in forte ritardo rispetto agli altri paesi occidentali. Noleggiare o acquistare un film su internet è semplice quotidianità all'estero, pratica difficilissima in Italia, limitata da un'offerta pressoché inesistente. La pirateria si combatte anzitutto togliendole il carburante della "scarsita", in un mercato aperto e trasparente. La musica lo ha già capito e i modelli di business oggi sono profondamente diversi da quelli di dieci anni fa, con nuove opportunità proprio per i giovani autori. Sono ancora più soddisfatta per il riconoscimento del cosiddetto fair use che risolve un nodo importante e allontana lo spettro della censura delineando un sistema in cui il diritto di cronaca e comunicazione è garantito e rimane intatto il diritto di ricorrere a un giudice per chiedere la rimozione dei contenuti scorretti. Credo che ora si debba lavorare, sulla scia di questo regolamento, per adeguare il nostro ordinamento giuridico e consentire anche ai semplici cittadini della Rete (blogger, utenti di social network, gestori di siti personali) quelle prerogative in termini di utilizzo parziale dei materiali coperti da diritto d'autore oggi riconosciute per prassi solo all'attività giornalistica in senso stretto.

    Qual è il suo rapporto personale con la musica, da consumatrice? Ricorda il primo disco che ha acquistato? Oggi continua ad ascoltare ed acquistare musica? Nei negozi di dischi o su Internet?

    Mi piace molto ascoltare musica, e lo faccio ogni volta che posso. Quando sono a casa, quando guido. Se gli impegni me lo permettono, assisto a qualche concerto dal vivo, ma mi accade di rado. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato quello di Vasco Rossi a Roma. Il primo disco che ricordo di aver acquistato è stato "The final countdown", degli Europe. Oggi però la musica che ascolto la acquisto su iTunes.

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