X Factor negli Usa: continua la guerra tra Fox, Simon Cowell e Simon Fuller

X Factor negli Usa: continua la guerra tra Fox, Simon Cowell e Simon Fuller

Simon contro Simon: Fuller, inventore di American Idol, ha citato per danni il canale televisivo Fox avanzando una richiesta di risarcimento multimilionaria a proposito della messa in onda, dal prossimo mese di settembre, della versione americana di X Factor prodotta e orchestrata da Cowell. Tra i due, ex amici e collaboratori, da una decina d'anni non scorre buon sangue: Fuller, che aveva lanciato American Idol nel Regno Unito nel 2001 ingaggiando proprio Cowell (allora dirigente discografico) come capo giudice, lo citò immediatamente in giudizio quando quest'ultimo svelò il progetto concorrente X Factor, sostenendo che lo show copiava palesemente il format da lui ideato. Temendo di perdere American Idol e i suoi altissimi indici di ascolto, l'emittente televisiva Fox cercò una mediazione tra le parti: un accordo siglato nel 2005 statuì che Cowell sarebbe rimasto come giudice ad American Idol per altre cinque stagioni, incassando una quota maggiore di diritti sul marchio in cambio della promessa di non portare X Factor negli Stati Uniti fino al 2011. Da parte sua, Fuller accettò a sua volta di bloccare la messa in onda  di American Idol nel Regno Unito, facendosi riconoscere il diritto a una sostanziosa royalty come produttore esecutivo e la menzione nei crediti dello show se mai (come avverrà tra poco) X Factor fosse approdato negli Stati Uniti. Annunciato il lancio del programma negli Usa, Cowell lasciò "Idol" nel 2010.

In base ai documenti processuali finiti nelle mani dell' Hollywood Reporter, i legali di Fuller sostengono che Fox e Fremantle North America (produttore del programma) non abbiano alcuna intenzione di onorare il vecchio accordo anche se "hanno realizzato centinaia di milioni di dollari grazie agli sforzi creativi" del loro assistito. ."Se non fosse per lui", aggiungono nel ricorso rivendicando la corresponsione di una royalty "commisurata alle sue mansioni e alla sua statura nell'industria dell'intrattenimento", "lo show X Factor non avrebbe potuto neppure essere mai trasmesso negli Stati Uniti". Non manca, nelle parole degli avvocati di Fuller, un riferimento alle attuali disavventure giudiziarie del proprietario di Fox, la News Corp. di Rupert Murdoch, accusata di azioni e atteggiamenti che riflettono, "dati i recenti sviluppi" "una cultura aziendale - se non addirittura uno schema o una pratica diffusa - di comportamenti scorretti". Secca la replica di Fox e Fremantle, secondo cui "mr. Fuller non è stato ingaggiato, né ha svolto alcuna mansione, nella versione americana di X Factor (...) Riteniamo che questa causa sia priva di merito, e ci aspettiamo che il tribunale ci dia ragione".

 

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