Billy Bragg a Milano: abbasso Bossi, viva Woody

Voce, chitarra, passione politica e rock and roll. Sostenuti da un'energia positiva, un desiderio di comunicare idee e sentimenti che hanno davvero pochi eguali sulla scena attuale. Billy Bragg si conferma un irresistibile one man band e un autentico folk singer, rodato da centinaia, forse migliaia di concerti tenuti in oltre quindici anni di carriera.

Davanti al pubblico complice della festa provinciale dell'Unità al Palavobis di Milano (770 paganti circa), racconta dell'Inghilterra thatcheriana e di quella di Tony Blair, delle gioie della paternità e del "socialismo del cuore", citando Gramsci e Kipling, il referendum scozzese e Giulio Cesare. Con ripetute frecciate a Bossi e alle velleità secessioniste della Lega.

Potrebbe sembrare un comizio pedante, ma non è così.

Bragg è un grande comunicatore armato di due chitarre elettriche che maltratta e accarezza per estrarne ritmo e pulsazioni vitali. E' un dispensatore di aneddoti divertenti e arguti, di riflessioni serie e appassionate che quasi tutti i presenti capiscono grazie al suo inglese parlato lentamente e con ampi gesti esplicativi. Canta di disillusione politica ("A New England") e di grandi speranze ("Waiting for the big leap forwards" e "Power in a union", inno sindacalista che si trasforma nell'occasione in una canzone di protesta anti-Bossi), tratteggia un ritratto amaro e un po' velenoso del nuovo premier britannico ("Goalhanger", "From red to blue"), sprigiona la sua sua intatta esuberanza in "Sexuality", scarica adrenalina negli accordi furibondi di "Accident waiting to happen". Pesca canzoni dall'ultimo album "William Bloke" ("Upfield", "A pict song") e ritorna volentieri sulle pagine più belle del passato, la splendida "Levi Stubbs tears", "The man in the iron mask", "A new spell" , "Between the wars" e la cover di "World turned upside down" di Leon Rosselson, vecchi cavalli di battaglia del folk rocker inglese. .


In quei momenti sembra di tornare indietro ai tempi del Red Wedge, dello sciopero dei minatori e delle mobilitazioni anti Thatcher. Ma non c'è tempo per la nostalgia, perché Bragg guarda con con acume e disincanto all'attualità, a miserie e splendori di tutti i giorni, preoccupandosi di aggiornare il suo linguaggio nei testi e nelle lunghe chiacchierate sul palco (ce n'è per tutti, da Internet alle Spice Girls, dagli Oasis ai connazionali ancora ammalati di imperialismo).
Uno spirito che lo colloca nella più pura tradizione di Woody Guthrie, a cui per l'appunto Bragg dedicherà il suo prossimo progetto discografico, una raccolta di inediti del leggendario songwriter americano a cui inizierà a lavorare nei prossimi giorni negli Stati Uniti, forse in collaborazione con la band americana dei Wilco. A novembre o a dicembre, però, potrebbe tornare in Italia per altri concerti.
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