Ligabue, Campovolo 2.0: 'Basta paragoni con Vasco'. E a novembre il live

Ligabue, Campovolo 2.0: 'Basta paragoni con Vasco'. E a novembre il live

La prima notizia è che Campovolo 2.0 verrà registrato (audio e video) e che diventerà sia un film in 3D (del quale si è già fatto cenno nella news precedente) e un "doppio" live, che verrà pubblicato a novembre e conterrà tre inediti (due in scaletta stasera, e uno, "Ora e allora", registrato in tutta fretta con Corrado Rustici solo pochi giorni fa, durante le prove generali). La seconda - che poi, come notizia, non è nemmeno così clamorosa - è che Ligabue dei continui paragoni con Vasco proprio non ne può più. "Voglio dire, è da quanto ho riempito il mio primo stadio che sono perseguitato da questa cosa", risponde il rocker di Correggio, all'ennesima punzecchiatura della stampa: "Sono passati quindici anni e ancora, puntualmente, me la ritrovo davanti. Io e Vasco siamo due persone diverse, con due vite diverse, pubblici, caratteri, intenzioni, carriere - e lui, su questo fronte, ha 15 anni di vantaggio, su di me) e età diverse. In un mondo normale non verrebbero mai fatti paragoni del genere, ecco perché non capisco - con tutte queste differenze - che si perseveri nel confrontarci. Non sono un ingenuo: lui sarà sempre il numero uno per tanta gente, io per tanta altra. Su questa faccenda ognuno dovrebbe mettersi il cuore in pace, fan, stampa e tutti quanti. Perché a continuare a parlarne si finisce per crederci. E mi spiace che Vasco, forse, ci stia iniziando a credere, perché sono convinto che su Facebook il messaggio riservato a me l'abbia scritto proprio lui, e non l'improbabile hacker della vulgata ufficiale. Peccato che lui la veda così, perché per me non c'è mai stato un duello tra me e lui. L'unica gara che faccio è sempre con me stesso, e l'unico interlocutore che sento di avere è il pubblico". Una volta ritiratosi il rocker di Zocca, rimarrà solo il Liga e riempire gli stadi? "Non sarei così pessimista", risponde lui, senza scomporsi: "Ci saranno altri capaci di riempire gli stadi. Vasco? Ci ripenserà, e questa è la mia unica opinione su questo aspetto, non mi son fatto altre domande". Ma domande sulla sua, di pensione, Ligabue se ne è mai fatte? "Certo. In pensione ci andrò dopo Campovolo 15.6. Chissà se si vedrà il pannolone che mi avranno messo... Scherzi a parte, sono cose molto delicate. Io sono un tossico da esibizione, ho bisogno di andare sul palco. Però nella vita non si può mai sapere. In futuro potrebbero sorgere dubbi, problemi personali e altro, quindi è impossibile dire qualcosa di definitivo al proposito". Venendo alla seconda edizione di Campovolo, Ligabue ha le idee molto chiare sul significato da dare a questa giornata: "L'altro concerto era una festa di apertura, con la quale abbiamo presentato 'Nome e cognome', e con il mio ritorno ai live dopo tre anni di assenza dai palchi. Questa, invece, è una festa di chiusura, perché arriva dopo una lunga serie di eventi. Rispetto alla prima edizione, questo Campovolo è un happening che dura 3 giorni. Nel corso dell'altro avevamo avuto dei problemi, in questo - per il momento - sta andando tutto a meraviglia. Per il resto, pensando a come lo possano vivere i miei fan, so che il mercato discografico è cambiato, ma tutto quello che mi capita è la fotografia di come mi sento. Da un lato mi sento gratificato e grato da quello che mi sta succedendo, e dall'amore che mi dimostra chi mi ascolta, mentre dall'altro sono sempre alla ricerca di essere all'altezza di questo amore, perché a me non sembra mai di essere in pari. Per dire, là fuori ci sono trenta ragazzi ammucchiati in un angolo spoglio senza niente da dieci giorni, per aspettare il concerto. Io come faccio a pensare di essere all'altezza di questo amore? L'asticella cercherò sempre di alzarla, per come son fatto, perché non sono capace di farne a meno". E per il futuro? Cosa succederà dopo il Campovolo? "E' un anno che sono in giro. Dopo stasera staccherò la spina e farò una vacanza che non so quanto durerà. Non ho nessun progetto al momento. Ma mi conosco, e so che tra due o tre mesi avrò un problema di ingrossamento delle parti riproduttive a causa della noia e mi rimetterò in pista. Questo mestiere produce molto sollecitazioni, spesso positive. E io, giuro, non ho un problema di stanchezza. Abbiamo fatto un record di presenze, e quindi vogliamo rispettare anche un periodo di pausa anche per il pubblico che ci segue". Le ultime ore prima dell'esibizione, il Liga, le ha vissute in tutta tranquillità: "Ieri avevo in testa una sacco di cose che non sono riuscito a fare. Volevo andare a vedere i Jethro Tull, che suonavano qui vicino, ma all'ultimo momento ho cambiato idea. Qui c'è un'umidità pazzesca, e io sentivo di avere problemi di muco, quindi ho preferito non rischiare e risparmiare la voce per stasera. Ho passato la giornata in casa e sono riuscito a dormire, e per me è stato un risultato importante". Compilare la scaletta per stasera deve essere stata la preoccupazione più grande per il rocker di Correggio, in questi ultimi tempi: "Stasera suoneremo trentuno canzoni, con un repertorio diviso tra vari periodi. E' molto difficile fare una scaletta, perché sembra sempre di essere costretti a inserire qualcosa - brani come 'Urlando contro il cielo' e 'Piccola stella senza cielo' non posso non farli, perché moltissimi, quelli che non conoscono a menadito il mio repertorio, aspettano soprattutto le grandi hit - a discapito di altro. Ci saranno canzoni molto particolari, e altre - come 'Anime in plexiglass' che non suonavo da tempo". E ci saranno anche due inediti, risalenti a metà anni Novanta, che - come tutto il resto del set - finirà sul doppio disco live in uscita a novembre: "Sì, e ci sarà anche un terzo inedito, sul disco, che stasera non suoneremo. E' una cosa strana: in questi giorni non avevamo molto da fare, così ho chiesto a Corrado Rustici di andare in studio e in due giorni l'abbiamo registrato. Si chiama 'Ora e allora' e racconta dei cambiamenti inevitabili, delle cose e delle persone, e di come ciò che sembra cambiare resti immutato. E questo mi sembrava un buon modo per suggellare la chiusura di una fase". C'è tempo giusto per una battuta sull'Inter ("Perché Moratti è così ostinato a tenersi lo scudetto 'contestato' del 2006? Perché credo che lo consideri una sorta di risarcimento. Non per un torto subito in particolare, ma per un periodo...") e lo staff sottrae Ligabue alla morsa di stampa e fotografi. Sul palco il primo gruppo spalla inizia il proprio set, e la giornata musicale, all'alba delle sei del pomeriggio, inizia ad entrare nel vivo...
 

Dall'archivio di Rockol - Ligabue racconta "Made in Italy" sul set del film
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