L’attività compositiva di Filippo è in pieno fermento: “Stiamo già scrivendo un altro disco, che sarà ulteriormente diverso per quanto immediatamente classificabile. Se prima giocavamo molto sulla potenza dell’insieme, adesso giochiamo più sui particolari”.
Gli Elettrojoyce si sono allontanati dalla dimensione di gruppo vero e proprio, concentrando sempre più sulla figura di Filippo, che spiega: “E’ una scelta derivata dal fatto che Andrea Salvati, inizialmente coautore delle parti musicali insieme a me, si è trasferito in Inghilterra, e dalle direzioni diverse che avevamo in mente io e gli altri ragazzi del gruppo. Secondo me nel rock è particolarmente interessante la collaborazione tra varie persone. Io attualmente mi occupo della scrittura e di dare una linea sui testi e su quella che è la scelta artistica e culturale, però sono convinto che l’interazione con gli altri crea il sound. Cambiando i membri di un gruppo cambia il suono. Il gruppo nuovo sarà misto: ci sarà mio fratello, che ha militato in gruppi sperimentali e ha curato i suoni delle chitarre nei nostri primi due album, e ci sarà un ragazzo che suona già con noi da due anni e mezzo e proviene dal jazz”.
Ascoltando la linea melodica della voce è impossibile non pensare a Ivano Fossati, autore che in Italia ha sicuramente fatto scuola. Il paragone non scomoda minimamente Filippo, che afferma: “Negli anni ’60 e ’70 abbiamo avuto dei cantautori straordinari. Fossati (come Federico Fiumani dei Diaframma) è uno di quelli che più degli altri ha affrontato la parola italiana su ritmiche e sonorità più vicine al rock. Nell’ultimo periodo ha poi preso una strada più intimista ma è uno che ha saputo mettere le parole italiane in maniera incredibile e chiara sul piano di un’interpretazione più moderna rispetto ad altri: la canzone in primo piano e la base tutta dietro. Ha una musica molto fuori e si pone il problema di come fare a cantarci sopra. Perchè la difficoltà principale della lingua italiana è l’incastro ritmico; io lo so perchè sono anni che mi ci sforzo. Se tu abbassi la musica ma tieni le chitarre in primo piano, in un certo senso risolvi il problema melodico della canzone, ma se vuoi che la musica sia presente in modo forte come le parole, spesso ti trovi in difficoltà. Perchè spesso hai parole sdruciole, lunghe, hai metriche difficili... Se in altri paesi puoi basarti su una strada battuta da grandi cantanti o grandi gruppi, in Italia abbiamo pochissimi riferimenti, soprattutto nella musica rock. Allora, se qualcuno ha avuto delle trovate, trasformiamole in tradizioni!. Quando ho ascoltato Fossati mi sono detto: caspita, questo funziona! Capisco tutto ed è intenso e moderno.”