Il tour italiano, i Metallica, la tecnologia: Rockol videointervista Lou Reed

Il tour italiano, i Metallica, la tecnologia: Rockol videointervista Lou Reed

La faccia solcata di Lou Reed lascia trasparire, anzi racconta fino in fondo i suoi 69 anni. La sua andatura ha sempre quella postura particolare, anche se è un po' più lenta. Ma di cose da dire e da cantare ne ha ancora, eccome. Lou Reed è in Italia, in questi giorni, per un esteso tour iniziato ieri sera da Milano all’Arena Civica al Jazzin' Festival, che andrà avanti fino al 25 luglio, a Roma (qua c'è la lista completa delle date: si prosegue domani sera a Pistoia, per  poi andare a Lecce, Taormina, Pescara, Gardone, Savignano, rispettivamente il 16, 18, 20 22 e 23 luglio)


 

Quando Rockol ha incontrato Lou Reed ieri pomeriggio, il musicista ha trovato praticamente di fronte ai nostri occhi un soprannome per questo giro di concerti, ribattezzato “The power rock tour”.
“Ho un gruppo di nuovi musicisti, e 7 o 8 di di loro sono molto “heavy rock”, molto potenti, ci spiega.
Ho chiesto a tutti i musicisti quali canzoni sarebbero stati divertenti. Il nostro tastierista Kevin ne ha scelte molte. Non volevo fare canzoni che avevo già suonato in passato”.

Il concerto di ieri sera ha unito  brani dei Velvet Underground ("Femme fatale", "Venus in furs", "Pale blue eyes", "Sunday morning"), brani quasi dimenticati dal repertorio solista come "The bells" e "All through the night", che dal vivo diventano quasi delle jam session, con Lou che dirige la band con brevi e precisi cenni. La band suona bene soprattutto sui brani più intensi - come "Ecstasy", e come in "Small town", altra gemma recuperata da "Songs for Drella", disco a due con John Cale dedicato ad Andy Wharol ("Il mio amato leader", dice durante il concerto. "Prima non c'era nulla, poi è arrivato Andy").




Lou ha la fama di “mangia-giornalisti”, e certo le sue risposte sono sintetiche . Ma non è scortese, è solo preciso e molto esigente. Nella sinteticità delle sue risposte c’è una classe e un’ironia tagliente che non ha eguali. Come quando gli si riporta una vecchia dichiarazione e lui, serafico, risponde. “Non so di cosa stai parlando... ero sveglio quando ho detto queste cose?”. Oppure quando risponde “Because i like it”,  quando gli si chiede la scelta di una cover di John Lennon, “Mother”, in scaletta nel tour.. “Vi ho detto che mi piace. Non vi devo mica spiegare perché”, risponde se si insiste per avere qualche dettaglio in più.
Prima della videointervista che vedete sopra, Lou ha chiacchierato mezz’ora con pochi  giornalisti, radunati in un hotel nel centro di Milano. E' arrivato con qualche minuto di ritardo, si è seduto al tavolo, si è educatamente presentato e ha chiesto all'assistente un caffé freddo macchiato con latte. Già alla seconda domanda, interrompe a metà un giornalista e gli dice: “Ti fidi di questo cosa qua?”, prendendo in mano l’iPhone con cui sta registrando l’intervista. “Meglio che ti compri un microfono”. Altro che tour, altro che disco con i Metallica: Lou Reed è un appassionato di tecnologia. “Adoro questi aggeggi”, ci dirà poco dopo, snocciolando diverse versioni di registratori digitali di cui è fiero possessore, e raccontandoci la sua passione per gli Hi-Fi e per marche di riproduttori audio, di quelle che gli appassionati definirebbero esoterici, dopo averci chiesto se abbiamo un giradischi a casa. Non è vero, come vuole la leggenda, che odi gli MP3, di cui apprezza la comodità e la facile reperibilità. Però poi dice che "il vinile è killer"
Parlando della sua musica, è un po’ più dettagliato quando gli chiediamo dell’annunciato disco dei Metallica, che però non ha ancora un titolo, ci spiega. “Uscirà a novembre, credo. Ho fatto uno show con loro per la Rock ‘n’ Roll Hall of Fame, e ci siamo piaciuti. Ho pensato che dovevamo fare qualcosa assieme, per divertirci. Un anno dopo abbiamo fatto un disco assieme, sempre per divertirci”. Quando gli chiediamo di rendere conto dell’affermazione molto forte che ha fatto al proposito - sostenendo che è una delle cose migliori cose mai fatte, non solo da lui - lui risponde serafico: “E’ fantastico, forse il migliore finora. Non si può paragonare a null’altro. Ho scritto queste canzoni per uno spettacolo di Robert Wilson, con il Berlin Ensemble Theather. Poi le ho girate ai Metallica. Loro sono come i fratelli che non ho mai avuto”. Non ci sarà però un tour assieme, spiega Reed, solo un paio di show.
Interrompe nuovamente l’intervista per dire di nuovo al collega “Devi comprarti un microfono, davvero”. Poi è lui che interroga noi giornalisti sull’ubicazione degli Apple Store a Milano: "Sono la prima cosa che un musicista cerca quando arriva in una città, se ha bisogno di cavi o cose del genere”, ci spiega, mostrandosi stupito che non ce ne sia neanche uno in centro. Torna quindu a parlare di musica, ricordando alcuni artisti con cui ha suonato, come Antony ("Che voce incredibile, potrebbe cantare qualsiasi cosa, persino l'opera") o Pavarotti ("un uomo meraviglioso, davvero").

Ma l'ultimo saluto è ancora tecnologico: "Hai sentito i la versione rimasterizzata in vinile di 'Metal machine music?'", mi chiede terminata la videointervista. "Dovresti. abbiamo speso un sacco di soldi, ma suona in maniera incredibile, si trova sul mio sito. Fallo". Obbedisco, mister Lou Reed.

(Gianni Sibilla)

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