E’ successo nel 2000: 29 aprile

USA: nel match tra discografia e MP3, il primo round alla ‘old industry’ (29 aprile 2000)

Si era mobilitata in gennaio, la Recording Industry Association of America (RIAA), per contestare alla compagnia MP3.com di aver copiato senza permesso circa 45mila Cd all’interno del proprio database per promuovere lo sviluppo del sito My.MP3.com, che permette per l’appunto di scaricarsi brani a scelta. Adesso una corte federale di New York, pronunciandosi nella giornata del 28 aprile, ha sancito la colpevolezza di quello che viene considerato il nonno della musica online, MP3.com, ritenendolo colpevole di aver infranto le leggi relative al copyright con i suoi servizi denominati Instant Listening Service e Beam-It. Il duello tra la rappresentanza delle maggiori case discografiche mondiali e il major site del downloading MP3.com ha la possibilità di spaccare in due anzitutto l’opinione dei musicisti, visto che accanto a quanti in passato avevano già fatto causa alla società (citiamo soltanto Drifters e Paul McCartney) vanno messi coloro che di MP3.com non sono solo fans, ma anche azionisti, come nel caso di Alanis Morissette, che ha visto sponsorizzato da MP3.com il suo tour congiunto con Tori Amos. Se Hilary Rosen – Presidente della RIAA – si dichiara soddisfatta per la decisione della corte e l’avvocato di MP3.com annuncia battaglia (<<è solo il primo round>>), la questione si fa ancora più spinosa. Questa volta infatti al centro della questione c’è la violazione dei diritti di copyright ottenuta permettendo agli utenti di scaricare canzoni da Cd che essi hanno già acquistato (Beam-it permette di scansire un Cd nel drive del proprio CD-Rom e di poterlo consultare (e quindi ascoltare) da altri computer, mentre Instant Listening Service permette agli utenti/acquirenti di scaricare canzoni da un Cd online mentre attendono che quello stesso Cd gli venga consegnato). Così, se da un lato la RIAA – che accorpa multinazionali come BMG, EMI, Sony, Universal e Warner – sostiene che MP3.com non ha mai richiesto (e ottenuto) il permesso ad hoc, la società sostiene di aver messo in essere un semplice servizio per utenti che hanno già pagato per acquistare quei Cd, e che quindi non incide in alcun modo sui profitti dell’industria discografica. Il giudice Rakoff, artefice della sentenza, depositerà nelle prossime settimane le motivazioni approfondite, mentre nel frattempo sarà presumibilmente la stessa RIAA a diffidare MP3.com dall’utilizzo della propria musica sul suo database. Per MP3.com si tratta di un duro colpo, che arriva per giunta proprio mentre il mondo della musica online si trova a dover fronteggiare la questione Napster, affrontata già dal RIAA e da singoli artisti come Metallica e Dr. Dre (ma anche qui c’è chi apprezza, come i Limp Bizkit, che vedono il proprio tour gratuito pagato dalla Napster): al momento MP3.com rischia multe che vanno dai 750 ai 30mila dollari per singola violazione di copyright, e che quindi potrebbero tradursi in un importo complessivo di miliardi di dollari.

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