E’ successo nel 2000: 31 gennaio

E’ successo nel 2000: 31 gennaio
Mariah Carey: la conferenza stampa a Milano. E nel suo futuro spunta il cinema. (31 gennaio 2000)

L’appuntamento è per le 20.

30 al Café L’Atlantique di Milano, ma – sarà per l’intensa giornata lavorativa fatta di tour in tram, fette di pizza, interviste, foto, e un’esibizioncina live – Mariah Carey si concede ai giornalisti soltanto verso le 21.45. Arriva cenata e scortata dalla security con addosso il solito tubino alla Mariah, un abito azzurro/argentato che copre l’essenziale sia in alto che in basso. Scarpa con tacco alto e piede nudo in un trionfo fetish iniziato già nel pomeriggio, Mariah fa di tutto per mostrarsi la versione in carne e ossa dei cartonati messi in giro in questi anni dalla sua casa discografica, capaci di rappresentarla in un’orgia di coscelunghe, spacchi e scollature vertiginose. Guarda i fotografi, mette avanti con diligenza la gambina e appoggia sull’anca, ma dopo i primi scatti ferma tutto e spiega loro come vuole essere ritratta. Dopodiché si ripropone ad uso e consumo dei paparazzi, sorride, fa qualche moina ma non riesce a cancellare l’impressione di essere un po’ ingessata, e attenta soprattutto a quale sarà il risultato. Del resto è così che Mariah ha costruito la sua carriera da quasi 130 milioni di dischi venduti, con professionalità, caparbietà e magari qualche mossa giusta – di sicuro il matrimonio con il boss della Sony Music Tommy Mottola deve averla aiutata non poco, in inizio di carriera. Ma tant’è, oggi Mariah Carey è un’azienda che fattura miliardi e che rappresenta uno dei fiori all’occhiello per l’azienda del suo ex-marito: idolatrata negli States, molto popolare anche in Europa, nonostante l’Italia tardi un poco a farsi conquistare dalla sua voce e dalle sue canzoni (si parla di 200mila copie vendute per il suo più recente album, non molte paragonate a quanto succede nel resto del mondo), nella sua versione divorziata Mariah ha cambiato molte cose: ha iniziato ad abbandonare l’immagine e la musica rassicurante con cui si era affermata agli esordi, per dirigersi verso un suono e dei contenuti maggiormente hip hop. Ha cercato e – a quanto pare – conquistato il rispetto di parte della comunità black statunitense, e adesso mostra con orgoglio videoclip in cui, con tanto di bandana, si esibisce nei suoi brani contornata da una stragrande maggioranza di neri. Quello è il suo obiettivo, quello – da qualche anno in qua – il suo sforzo principale. Con i giornalisti Mariah si concede una chiacchierata abbastanza formale – per colpa di nessuno, beninteso – spiegando qualche dettaglio del suo prossimo concerto al FilaForum di Assago (MI), previsto per il 17 febbraio (organizzazione: D’Alessandro & Galli) e probabilmente bisognoso di un po’ di pubblicità: “Sarà un concerto molto particolare, nel quale canterò tutte le mie canzoni più conosciute, e sarò accompagnato dal mio alter ego malvagio: Si chiama Bianca, è già possibile ammirarla in azione nel mio video di “Heartbreaker”, ha i capelli neri e un orribile accento inglese: nel video lottiamo una contro l’altra, ma quando sarò in concerto lei sarà la presentatrice degli show. Essendo una figura incontrollabile, sono sicura che durante i concerti ne vedremo delle belle”. Porterai in tour gli ospiti del tuo disco? “Mi piacerebbe portarne in giro alcuni, ma non abbiamo ancora definito niente”. E a parte la musica, a cos’altro hai intenzione di dedicarti? “Credo al cinema. Ho intenzione di iniziare a maggio le riprese di un film che si intitolerà “All that glitters”: sarà una storia d’amore ambientata a New York nel periodo post-disco music, diciamo intorno al 1981: nel film sono alla ricerca di mia madre e poi conosco e mi innamoro di un DJ. E’ interessante seguire l’evoluzione della storia soprattutto dal momento in cui, come cantante, inizio a diventare famosa. Non è una storia particolarmente autobiografica, visto che nella realtà delle cose ho sempre avuto con mia madre un rapporto molto stretto, però è una storia che mi interessa molto”. Il tuo album è molto americano, tranne per la canzone “Against all odds” di Phil Collins: come mai hai deciso di farne una cover? “E’ una di quelle canzoni con cui sono cresciuta, e quando ho scoperto che nessuno l’aveva rifatta mi sono subito candidata. La cosa più bella è stata che ho registrato parte di “Rainbow” in Gran Bretagna proprio di fianco allo studio in cui Phil Collins stava registrando, così una volta sono andata a bussare alla porta del suo studio, in punta di piedi, e gliel’ho detto. E lui dopo averla ascoltata mi ha riempito di complimenti”. Per un attimo si parla anche della sua separazione da Tommy Mottola, e Mariah sembra sinceramente imbarazzata ed emozionata prima di dire: “Non è politicamente corretto scendere nei dettagli di quella che è stata la nostra relazione. Semplificando molto le cose e tenendo lontana da questa conferenza stampa la sofferenza che ha accompagnato la nostra separazione, posso dire che ho riacquistato sicurezza in me stessa, sto bene e sento di poter essere finalmente me stessa. Credo di aver fatto la scelta giusta, anche perché l’alternativa era scegliere tra me stessa e una confusione totale. Sono di buon umore, adesso, e “Rainbow” ne è una dimostrazione: è il primo dei miei album che si conclude con un lieto fine”. Un ultima domanda la coglie quasi di sorpresa: si vuole sare cosa ne pensa della globalizzazione e dei summit che recentemente ne hanno analizzato gli effetti. Di fronte all’impegno Mariah si schermisce quasi con onestà: “Ho lavorato duro in questi anni e non so molto di questi argomenti. Cerco in ogni caso di fare la mia parte per aiutare chi ha bisogno, visto che vengo comunque da un background molto modesto”. Ringraziamenti, sorrisi e applausi di rito, la conferenza stampa termina e inizia la cena. Ma per Mariah non è ancora tempo di riposo: la attendono alcune interviste flash con le tv. .

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