Agcom, Internet e pirateria. FIMI: 'Non vogliamo censure, vogliamo regole'

Agcom, Internet e pirateria. FIMI: 'Non vogliamo censure, vogliamo regole'

Domani, mercoledì 6 luglio, scatta l'ora fatidica: l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è chiamata ad approvare la famosa e molto discussa delibera 668/2010 in materia di tutela del diritto d'autore e pirateria online, che attribuisce alla stessa Agcom la facoltà di intervenire in via amministrativa contro i siti che diffondono contenuti illegali su Internet, disponendo la rimozione in tempi brevi (48 ore, con cinque giorni di tempo per istituire l'eventuale contraddittorio) del materiale contestato e bloccando, eventualmente, anche l'accesso a piattaforme pirata con sede all'estero. Alla vigilia di quella che potrebbe essere la parola definitiva dell'authority presieduta da Corrado Calabrò entrambi i fronti, favorevoli e contrari, si mobilitano. I dissenzienti con "La notte della Rete", manifestazione che oggi pomeriggio a Roma, alla Domus Talenti di Via delle Fontane, vede darsi appuntamento uno schieramento trasversale di politici, attori, musicisti e gente comune che invoca la cancellazione della norma "ammazza Internet". I sostenitori, nella fattispecie i discografici della FIMI, con una conferenza stampa cui stamattina, nella sede milanese della federazione, ha preso parte l'intero stato maggiore composto dal presidente Enzo Mazza e dai vertici delle quattro major, Marco Alboni (EMI), Massimo Giuliano (Warner), Alessandro Massara (Universal) e Andrea Rosi (Sony). Obiettivo: smontare le tesi di chi paventa la censura del Web e la morte della libertà di espressione, chiarendo le ragioni di chi alla remunerazione dei "contenuti" diffusi in rete affida le speranze di sopravvivenza e prosperità nel futuro. Mazza illustra cifre e tabelle che raccontano di un fatturato in calo del 73 % (a valuta costante) dal 1999 ad oggi; di un mercato digitale in crescita (22,5 milioni di euro nel 2010) ma ancora insufficiente a controbilanciare il crollo delle vendite di cd; di mancati ricavi di 1,4 miliardi di euro (nel 2008) e di oltre 22 mila posti di lavoro perduti nell'industria "creativa" europea per effetto della pirateria. Ai servizi illegali che diffondono non solo musica ma anche film, programmi tv, eventi sportivi, spiega, ricorre oggi in Italia il 25 % degli utenti Internet, meno dell'anno scorso (grazie agli interventi della magistratura contro siti come The Pirate Bay e Btjunkie) ma sempre più che in Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Germania; e mentre cala il ricorso ai servizi p2p (- 24 %, tra l'aprile 2010 e 2011), cresce vigorosamente l'utilizzo delle piattaforme BitTorrent (+ 40 %, nello stesso periodo). Di qui la necessità di uno strumento che, come quello predisposto dall'Agcom, consenta di ovviare alle lentezze dei procedimenti giudiziari e di rimuovere in tempi brevi i contenuti illeciti. "Le azioni giudiziarie", ricorda Mazza, "si sono dimostrate efficaci sul medio termine, ma sono poco efficienti sul lungo periodo e praticamente inutili sul breve: capirete che, per un album di successo che vende il 25 % dei suoi volumi complessivi nella settimana d'uscita, i tempi della giustizia ordinaria vanificano ogni sforzo di controbattere alle iniziative dei pirati". Intanto però l'opinione pubblica e una parte dei media sembrano pensarla diversamente... "Dimenticando che esistono garanzie e procedure ben precise", ribatte Mazza. "All'approvazione della delibera seguono obbligatoriamente 15 giorni di consultazioni. E il provvedimento, in base alla normativa sulla trasparenza, deve essere contestualmente notificato alla Commissione Europea: che può bocciarlo, se lo ritiene liberticida e contrario ai principi del diritto. Ricordiamoci che un meccanismo analogo è già in vigore dal 2007 per i siti illegali di scommesse, regolarmente bloccati dai monopoli di stato. Non si vede perché con i contenuti creativi non si possa fare altrettanto. Tanto più che i poteri inibitori dell'autorità amministrativa sono già previsti dal nostro ordinamento giuridico, che contro le sue decisioni è possibile ricorrere al TAR e che il binario amministrativo non esclude ma anzi è complementare al ricorso alla giudice penale. Qui non si tratta, come dice qualcuno, di mettere a repentaglio l'attività di blog, forum, motori di ricerca, siti personali, o di chi utilizza la musica per fini di satira politica tutelati dal nostro ordinamento. Si tratta di colpire The Pirate Bay, Btjunkie, dduniverse, roja-directa e gli altri grandi siti pirata transnazionali, organizzazioni complesse e ramificate di stampo criminale i cui titolari incassano ingenti somme tramite la pubblicità, spesso trasferendole su conti offshore". Non si poteva fare come in Francia, dove l'autorità amministrativa Hadopi non ha facoltà di comminare autonomamente sanzioni e provvedimenti di notice and take down? "In Francia l'organo giudicante non fa parte della magistratura ordinaria ma è parte della stessa Hadopi. E il sistema previsto dall'Agcom è meno invasivo di quello adottato oltralpe, in Sud Corea o nel Regno Unito, perché non prevede la punizione del singolo utente ma il blocco della fonte del traffico illecito, con una procedura di tipo amministrativo e non giudiziario. Per certi versi, siamo già più avanti di quanto predisposto dalla delibera: dall'inizio dell'anno abbiamo chiesto e ottenuto da YouTube la rimozione di 340 mila video illegali. E in quei casi la cancellazione avviene nell'arco di sei ore, non in cinque giorni. Abbiamo già fatto rimuovere contenuti musicali anche da siti di uomini e partiti politici che li utilizzavano senza il consenso dei legittimi titolari. Le polemiche italiane sono poca cosa rispetto a quanto successo in Francia o in Inghilterra, dove due grandi provider sono ricorsi alla Corte Suprema. Spiace, semmai, che da noi il dibattito sia di basso profilo, come sempre ideologizzato e strumentalizzato a fini politici. Dicono che vogliamo imbrigliare la libertà di Internet per costringere la gente a guardare la televisione. Ovviamente è una falsità. Senza la tutela del diritto d'autore, chi rischia davvero di scomparire - anche nella musica - sono le aziende e gli artisti locali. E senza adeguate garanzie di protezione non si attraggono gli investimenti dall'estero". "Nessuna censura", conferma Alboni (EMI): "Si tratta di garantire a chi ha talento artistico la possibilità di esprimersi, di farsi conoscere dal pubblico e di tramutare la sua creatività in un mestiere". "Anche perché un Internet libero e creativo è assolutamente vitale per il benessere delle nostre aziende", aggiunge Rosi (Sony). "Le licenze per utilizzare la musica in rete sono disponibili a chiunque, e nelle forme più svariate. L'unica barriera è rappresentata dall'uso illegale. Vogliamo regole, non repressione".

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