Anche i dentisti debbono pagare i diritti a SCF: lo conferma la UE

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea dà ragione a SCF, il Consorzio Fonografici incaricato dell'incasso e della ripartizione dei diritti "connessi" per conto delle case discografiche: in quanto luoghi aperti al pubblico, anche gli studi dentistici che in sala d'aspetto diffondono sottofondi musicali via radio sono tenuti al pagamento dei diritti di pubblica esecuzione all'ente che rappresenta i titolari dei fonogrammi. La decisione dell'avvocato generale della Corte Verica Trstenjiak ribalta la sentenza del Tribunale di Torino che, in un primo momento, aveva esentato lo studio di un medico odontoiatra di Torino dal pagamento dei diritti di "public performance" sostenendo il carattere privato dell'esercizio; contro tale pronuncia SCF aveva presentato ricorso in appello.

Nel formulare la sua sentenza, l'avvocato generale della Corte di Giustizia ha ricordato che, oltre che dalla legge italiana sul diritto d'autore (n.633/1941), il diritto dei produttori fonografici a un compenso per l'utilizzo pubblico dei fonogrammi è previsto dalla Convenzione di Roma del 1961, dall'Accordo TRIPS sugli aspetti commerciali del copyright e dai trattati WIPO e comunitari.

Nell'ottobre del 2010 su un caso analogo si era espresso a favore di SCF il Tribunale di Milano: secondo il giudice, la clientela di uno studio dentistico è qualificabile come pubblico in quanto potenzialmente indeterminata nel numero e nella composizione.

 

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