Usa, gli Internet provider pronti a collaborare nella lotta alla pirateria?

Già adottato da nazioni come Francia e Corea del Sud (ma considerato lesivo dei diritti umani da un rapporto commissionato dall'Onu), il cosiddetto metodo di risposta "graduale" alla pirateria su Internet potrebbe essere introdotto quanto prima anche negli Stati Uniti grazie al coinvolgimento attivo e volontario di alcuni dei maggiori Internet service provider del Paese. A pubblicare l'indiscrezione è Greg Sandoval di Cnet, che cita tra gli ISP coinvolti nel progetto colossi delle telecomunicazioni come AT&T, Comcast e Verizon: dopo anni di negoziati, scrive il giornalista americano, le major discografiche della Recording Industry Association of America (RIAA) e gli studios hollywoodiani della Motion Picture Association of America (MPAA) sarebbero quasi riusciti a convincere i fornitori di accessi a banda larga ad adottare misure punitive nei riguardi degli utenti che ripetutamente caricano o scaricano musica, film e altri contenuti protetti da copyright senza l'autorizzazione dei legittimi titolari. La bozza d'accordo, avverte Sandoval, non è ancora stata firmata, l'esito non è certo al cento per cento ma il tutto potrebbe essere finalizzato entro il mese di luglio. Il progetto in discussione, redatto grazie alla fondamentale intermediazione dell'associazione di categoria National Cable and Telecommunications Industry e della stessa amministrazione Obama (che ha la lotta alla pirateria una delle priorità in agenda) assomiglia solo in parte a quelli adottati in altri Paesi: in caso di inefficacia degli avvertimenti scritti indirizzati ai pirati (due o più, a discrezione degli ISP), infatti, agli stessi provider verrebbe lasciata libertà di scelta tra diverse opzioni di intervento: tra le ipotesi prese in considerazione figurano la riduzione della velocità di accesso a Internet, la limitazione della navigazione ai 200 siti più importanti e la partecipazione obbligatoria a programmi educativi sul copyright e i diritti di proprietà intellettuale. I costi del programma, se approvato, verranno suddivisi tra gli stessi ISP e i "content provider".

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