La RIAA raccoglie royalty dai webcaster USA: ma è già polemica

La RIAA raccoglie royalty dai webcaster USA: ma è già polemica
Le case discografiche e gli artisti statunitensi saranno i primi nel mondo a ricevere compensi in denaro per i webcast su Internet, cioè per le trasmissioni on-line che utilizzano repertori musicali. L’associazione dei discografici americani RIAA ha infatti annunciato di avere creato un’apposita società di collecting, SoundExchange, che attende solo il sigillo formale dell’ufficio USA dei copyright per mettersi in moto.
Il raggio d’azione della nuova organizzazione abbraccia i cosiddetti webcast “non interattivi” come le Internet radio, ma non i download in formato MP3 o i servizi di streaming “custom” (cioè confezionati a richiesta dell’utente), per i quali i broadcaster on-line e i detentori dei copyright devono negoziare singolarmente le licenze. SoundExchange spera di ottenere l’autorizzazione ad operare entro l’inizio dell’anno prossimo e di distribuire le prime royalty nel mese di luglio, affiancandosi ad ASCAP e BMI che svolgono un lavoro analogo nell’interesse di autori ed editori. Non manca tuttavia chi ravvisa nell’iniziativa della RIAA un potenziale conflitto di interessi e mette in dubbio la posizione equidistante che un’organizzazione fondata dalle major discografiche potrà assumere nei confronti delle altri parti in causa, artisti e webcaster. Tra questi il presidente dell’associazione Digital Media John Potter, che ha definito SoundExchange “una meravigliosa invenzione di un’associazione dell’industria discografica che sta cercando di trasformarsi da un centro di costo in un centro di profitto”. “E’ un po’ come se gli azionisti avessero qualche seggio in un consiglio di amministrazione controllato dai fratelli e dai cugini del presidente”, ha aggiunto riferendosi alle possibilità degli artisti di esercitare un’influenza sul funzionamento dell’organismo”. Altrettanto critiche sono le posizioni espresse nei confronti della società da alcune etichette e artisti indipendenti, che non vogliono affidare a un ente controllato dalle major la tutela dei loro interessi on-line. La legge americana consente anche ad altri gruppi professionali, come gli stessi webcaster, di crearsi le proprie strutture di collecting: all’inizio del prossimo anno, l’ufficio copyright statunitense dovrebbe tenere delle audizioni volte a prendere in esame la legittimità ad operare di altre organizzazioni parallele.
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